Capitolo III

3349 Words
Capitolo III Shelley era un giovane gentiluomo e adulto quel tanto che era possibile aspettarsi da lui. Era un poeta e i poeti, si sa, non sono mai veramente adulti. E’ gente che disprezza il denaro tranne quello che gli necessità per vivere alla giornata e lui aveva tutto ciò e, in più, aveva anche cinque sterline. Così, mentre passeggiava per i Giardini di Kensington, fece una barchetta di carta con la sua banconota e lasciò che navigasse sulle acque della Serpentina. Essa durante la notte raggiunse l’isola e la sentinella la portò a Salomone il Corvo che, almeno in un primo momento, pensò che si trattasse della solita cosa, un messaggio con cui qualche signora si dichiarava molto obbligata se lui avesse potuto mandarle un uccellino veramente buono. Chiedono sempre il migliore che ha e se a lui la lettera piace gliene manda uno proprio di prima classe, in caso contrario, invece manda dei piccoli veramente buffi. A volte addirittura non ne manda affatto oppure ne manda un nido intero; tutto dipende dall’umore del momento. Gli piace che il compito di scegliere venga lasciato a lui e se accennate in particolare alla speranza che questa volta trovi il modo di mandarvi finalmente un maschietto, potete stare sicuri che vi arriverà un’altra bambina. E sia che siate una signora o soltanto un ragazzetto che vuole la sorellina, cercate di avere sempre cura di scrivere chiaramente il vostro indirizzo. Neppure vi immaginate quanti bambini Salomone ha spedito all’indirizzo sbagliato! Una volta aperta, la barchetta di Shelley lasciò il vecchio corvo in preda ai dubbi. Chiese consiglio ai suoi assistenti i quali dopo avervi camminato sopra due volte prima a zampe tese e poi a zampe adunche, decisero che proveniva da una persona di sicuro molto avida, che ne voleva cinque in un colpo solo. Arrivarono a tale conclusione perché sopra la banconota c’era stampato un grosso cinque. - Assurdo! - gridò Salomone in un impeto di rabbia, e regalò la banconota a Peter; ogni cosa inutile che approdava all’isola veniva di solito data a Peter perché ci giocasse. Ma lui non giocò affatto con la preziosa banconota; essendo stato molto attento durante la settimana in cui aveva vissuto da bambino normale, capì subito di che cosa si trattava. Con tanto denaro, pensò, si poteva certamente trovare il modo di raggiungere i Giardini, incominciò così ad esaminare tutte le possibilità e decise (credo saggiamente), di scegliere il modo migliore. Ma prima doveva rendere noto agli uccelli il valore della barca di Shelley e benché loro fossero troppo onesti per pretendere la restituzione, egli si accorse che erano amareggiati e che lanciavano a Salomone occhiate talmente cupe che il vecchio corvo, di solito assai fiero della sua perspicacia, se ne volò verso la parte più lontana dell’isola e sedette là mortificato con la testa nascosta sotto le ali. Ora Peter sapeva che senza l’amicizia di Salomone non si sarebbe mai potuto ottenere nulla sull’isola così lo segui e cercò di rincuorarlo. Ma il bimbo non fece questo solo per guadagnarsi il favore del potente vecchio. Dovete sapere che Salomone non aveva certo l’intenzione di rimanere in carica tutta la vita. Pregustava la gioia di ritirarsi di lì a poco e di dedicare i suoi ultimi anni a un’esistenza di bagordi su un vecchio tronco di tasso nella zona dei Fichi che era proprio di suo gusto, e da molto ormai continuava a riempire tranquillamente la sua calza. Era una calza appartenuta a qualche bagnante e che era stata gettata sull’isola. Al tempo di cui vi parlo conteneva centottanta briciole, trentaquattro noci, sedici croste, un nettapenne e una stringa da scarpe. Una volta che l’ebbe riempita, Salomone calcolò che gli sarebbe stato possibile ritirarsi a vivere nell’agiatezza. Peter gli diede una sterlina che tagliò dalla sua banconota con un bastoncino affilato. Questo gli procurò l’amicizia eterna del vecchio Salomone e i due, dopo essersi consultati, convocarono un’assemblea di tordi. Vi accorgerete subito del perché furono invitati soltanto i tordi. Il progetto che bisognava presentare loro, a dire il vero, era di Peter, ma Salomone fece gran parte del discorso dato che s’irritava subito non appena gli altri parlavano. Incominciò dicendo di essere rimasto molto colpito dalla superiore ingegnosità mostrata dai tordi nella costruzione dei nidi e questo mise subito di buon umore i suoi ascoltatori come appunto si voleva, perché dovete sapere che tutte le liti fra uccelli nascono sul modo migliore di costruire i nidi. Altri uccelli, continuò Salomone, tralasciano di foderarli con il fango e di conseguenza essi non tengono l’acqua. A questo punto il vecchio corvo drizzò la testa come se avesse espresso un giudizio inconfutabile ma sfortunatamente una certa signora fringuella che era venuta all’assemblea senza che nessuno l’avesse invitata, strillò: - Noi non costruiamo nidi perché tengano l’acqua ma perché tengano le uova! - e allora i tordi smisero subito di applaudire e Salomone rimase talmente perplesso che bevve diversi sorsi d’acqua. Infine disse: - Pensate a come il fango rende caldo il nido! - Pensate, - ribatté la signora Fringuella, - che quando l’acqua entra nel nido ci rimane e i vostri piccoli annegano. I tordi pregarono con uno sguardo il vecchio Salomone di controbattere in modo definitivo questa affermazione, ma ancora una volta egli tacque perplesso. - Bevi un altro sorso, - suggerì la signora Fringuella con fare insolente. Si chiamava Kate e si sa che, purtroppo tutte le Kate sono insolenti. Salomone bevve un altro sorso e ciò gli diede un’improvvisa ispirazione. - Se si mette un nido di fringuello a navigare sulla Serpentina, - disse, - si riempie subito d’acqua e va in pezzi, ma un nido di tordo rimane asciutto come la parte cava sul dorso dei cigni. Avreste dovuto sentire gli applausi dei tordi! Ora sapevano perché foderavano i loro nidi di fango e quando la signora Fringuella gridò: - Noi non mettiamo i nostri nidi sulle acque della Serpentina! - fecero quello che avrebbero dovuto fare subito: cacciarla di corsa dall’assemblea. Dopo questo brutto episodio, le cose ripresero a svolgersi nel massimo ordine. Salomone disse che i presenti erano stati convocati per il seguente motivo: il loro giovane amico Peter Pan, come tutti ormai ben sapevano, desiderava moltissimo attraversare la Serpentina per raggiungere i Giardini e lui, Salomone, proponeva di aiutarlo a costruirsi una barca. Udendo queste parole, i tordi incominciarono ad agitarsi e il povero Peter prese a tremare per la sorte del suo progetto. Salomone si affrettò a spiegare di non avere affatto l’intenzione di costruire una di quelle ingombranti barche che di solito usano gli esseri umani; la barca che aveva in mente doveva essere semplicemente un nido di tordo ampio abbastanza per contenere Peter. Ma i tordi, con grande angoscia di quest’ultimo, erano ancora di cattivo umore. - Siamo persone occupatissime noi, - brontolavano, - e questo sarà un lavoro enorme. - Proprio così! - disse Salomone, - ed è naturale che Peter non permetterà che voi lavoriate per nulla. Ricordatevi che ora egli si trova in condizioni economicamente floride e vi compenserà con un salario che mai, in vita vostra, avete ricevuto. Peter Pan mi autorizza a dire che voi tutti sarete pagati sei pence al giorno. Allora i tordi si misero a saltare di gioia e quel giorno stesso si diede inizio all’epica “Costruzione della barca”. Gli altri lavori vennero abbandonati. Era il tempo dell’anno in cui si doveva provvedere alla preparazione dei nidi, ma nessun nido fu costruito eccetto quello grande e così il vecchio Salomone ben presto si trovò a corto di tordi da fornire per soddisfare le richieste provenienti dal continente. I bambini robusti e piuttosto voraci che stanno tanto bene nelle carrozzine e ai quali però viene facilmente il fiatone quando camminano, erano un tempo dei piccoli tordi e le signore a volte richiedono proprio quelli. Ebbene: come credete che Salomone se la sia cavata? Mandò a prendere dai tetti delle case un certo numero di passeri e ordinò loro di deporre le uova nei vecchi nidi di tordo. Inviò poi i piccoli alle signore che li richiedevano giurando e spergiurando che erano tordi. In seguito a ciò, quell’anno fu ricordato sull’isola come l’anno dei passeri. Così quando nei giardini incontrate degli adulti che respirano e si gonfiano quasi fossero dei mantici credendo di apparire più grandi di ciò che sono, è molto probabile che appartengano a quell’annata. Chiedeteglielo. Peter era un datore di lavoro molto giusto e ogni sera pagava i suoi operai. Essi si mettevano ordinatamente in fila sui rami degli alberi attendendo con grande pazienza il loro turno. Lui, nel frattempo, tagliava tanti sei pence di carta dalla sua banconota, faceva l’appello e ogni uccello chiamato per nome volava a terra e riceveva i suoi sei pence. Deve essere stato proprio un bello spettacolo. E alla fine, dopo ben sei mesi di lavoro, la barca venne terminata. Immaginatevi quale fu l’esultanza di Peter mentre la vedeva crescere sempre più simile a un grande nido di tordo! Fin dal momento d’inizio della sua costruzione le dormì accanto e spesso addirittura si svegliava per sussurrarle dolci parole e dopo che fu foderata col fango e il fango si fu asciugato, si mise a dormire constantemente al suo interno. E ancora dorme nel suo nido e ha un modo davvero straordinario di arrotolarsi dentro, perché il nido è proprio largo a sufficienza da contenerlo comodamente quando vi si raggomitola come un gattino. Dentro è marrone, com’è naturale, ma all’esterno è quasi tutto verde, essendo intessuto di fili d’erba e ramoscelli, e non appena questi appassiscono e si rompono, le pareti vengono rifatte a nuovo. Ci sono anche delle piume qua e là, perse dai tordi durante la fase della sua costruzione. Gli altri uccelli erano gelosissimi e dicevano che la barca non sarebbe mai stata in equilibrio sulla superficie del laghetto, ma invece si dimostrò perfettamente stabile; dicevano che vi sarebbe entrata dentro l’acqua, ma l’acqua non entrò. Poi osservarono che Peter non aveva remi e questo fece sì che i tordi si riguardassero gli uni con gli altri in preda alla più profonda costernazione; Peter, però, replicò che non aveva per nulla bisogno di remi dato che possedeva una vela e con un’espressione felice e piena d’orgoglio mostrò una vela che aveva ritagliato dalla sua camicia da notte e che, sebbene le assomigliasse ancora parecchio era pur sempre una bella vela. E in quella notte di luna piena, mentre tutti gli uccelli dormivano, egli entrò nel suo piccolo guscio (come avrebbe detto mastro Francesco il Grazioso) e lasciò l’isola. Prima di tutto, senza sapere il perché, guardò in alto con le manine giunte e dal momento esatto in cui fece ciò i suoi occhi rimasero fissi verso occidente. Aveva promesso ai tordi che per cominciare avrebbe tentato solo brevi viaggi usufruendo della loro guida ma in lontananza, da sotto il ponte, vide i Giardini di Kensington che erano tanto invitanti da fargli venire subito una voglia matta di raggiungerli. Non poté resistere a quel richiamo. Il volto gli divenne rosso per la fatica e nonostante ciò non si voltò mai indietro perché nel suo piccolo petto cresceva un senso d’esultanza capace di mettere in fuga ogni paura. Era forse Peter il meno coraggioso di tutti i marinai inglesi che hanno fatto vela verso occidente per fronteggiare l’Ignoto? Sulle prime la sua barca continuò a girare in cerchio e lui fu bellamente ricacciato al punto da cui era partito, ma poi si decise a ridurre la vela togliendo una delle maniche. Subito però venne rispostato indietro, con non poco pericolo, da un tenue vento contrario. Allora mollò la vela col risultato d’essere spinto in direzione della riva lontana, dove si scorgevano ombre scure di cui non conosceva i pericoli pur sospettandoli. Ancora una volta, quindi, issò la sua camicia da notte e andò sempre più allontanandosi da quei luoghi, finché non riuscì a cogliere una brezza favorevole che lo portò verso occidente, ma a una tale velocità che fu sul punto di andare dritto dritto a sbattere contro il ponte. E avendolo evitato, vi passò sotto con sua grande gioia, arrivando sano e salvo in vista dei deliziosi Giardini. Tentò di gettare l’ancora, che era costituita da una pietra attaccata a un pezzo del filo dell’aquilone, ma non trovò il fondo e così fu costretto ad allontanarsi di nuovo alla ricerca di un approdo più favorevole. Poi, mentre proseguiva con il massimo della cautela, urtò all’improvviso contro uno scoglio a fior d’acqua. Fu quasi gettato fuori bordo dalla violenza del colpo e sarebbe certo annegato se non fosse riuscito ad afferrarsi al battello risalendovi. In quello stesso istante scoppiò un terribile temporale, accompagnato da violenti scrosci di pioggia, un temporale di cui non aveva mai veduto uguale. Peter incominciò ad essere sballottato di qua e di là, e le sue manine erano a tal punto intirizzite dal freddo che non riusciva a chiuderle. Una volta scampato a questo pericolo fu misericordiosamente condotto in una piccola baia dove la sua barca alla fine navigò in pace. Tuttavia non era ancora in salvo perché nell’atto di scendere a terra, trovò una moltitudine di gente minuscola schierata sulla spiaggia, che si opponeva al suo sbarco e gli gridava con voce stridula di andarsene subito di lì in quanto l’ora di Chiusura era passata già da un pezzo. Costoro brandivano minacciosamente le loro foglie di agrifoglio e per di più un gruppo di essi portava una freccia che qualche bambino aveva lasciato nei Giardini, minacciando di servirsene come ariete. Allora Peter, ben conscio che si trattava di fate, gridò loro che non era un essere umano comune e che non aveva alcuna intenzione di scontentarle. Voleva anzi fare amicizia e non se la sentiva di ritirarsi da quel luogo, il primo porto davvero accogliente che avesse trovato, per cui le ammonì che nel caso si fossero verificate molestie, avrebbero dovuto tenersi pronte alla lotta. Con queste parole prese coraggiosamente terra. Le fate gli si radunarono intorno col proposito di condurlo a morte, ma proprio in quel preciso istante fra le donne presenti si levarono alte grida. Avevano infatti osservato che la sua vela era una camicia da notte da bambino. Dopo di ciò lo presero immediatamente a ben volere e si rammaricarono d’avere il grembo troppo piccolo, cosa che non mi so spiegare se non dicendo che così la pensano le donne. Le fate-uomini osservando il comportamento delle loro donne sulla cui intelligenza facevano grande assegnamento deposero le armi e con molta civiltà condussero Peter dalla loro regina, che gli conferì, da quel momento in poi, il privilegio di frequentare i Giardini dopo l’Ora di Chiusura. Il nostro bimbetto poté andare dovunque volesse e le fate ebbero l’ordine di agevolarlo in qualunque cosa. Questo fu il suo primo viaggio ai Giardini e dall’antichità del linguaggio usato per stenderne il resoconto, potete concludere che avvenne molto, molto tempo fa. Peter, però, non diventa mai vecchio e se noi potessimo osservarlo sotto il ponte proprio questa notte (ma, naturalmente, non possiamo) oso dire che lo vedremmo usare la sua camicina bianca e veleggiare e remare verso di noi a bordo del Nido di Tordo. Quando va con la vela sta seduto, ma si alza in piedi quando rema. Vi racconterò adesso come si procurò il remo. Molto prima che scocchi l’ora di apertura dei cancelli, lui se la svigna sull’isola, perché la gente non deve vederlo (dopotutto non è così umano come sembra) ma questo gli permette di usufruire di qualche ora per poter giocare e lui, dovete credermi, gioca esattamente come giocano gli altri bambini o almeno crede di farlo. Uno degli aspetti più patetici del suo comportamento è proprio quello di giocare spesso in modo completamente sbagliato. Vedete, nessuno gli aveva mai spiegato come giocano i bambini, perché le fate se ne stanno tutte più o meno nascoste fino all’ora del tramonto e così non sono per nulla al corrente di certe cose e benché gli uccelli pretendessero d’essere al corrente di un mucchio di roba, è straordinario quanto poco in realtà, sapessero quando veniva il momento di insegnargliela. Gli dissero la verità su come si gioca a rimpiattino e Peter spesso gioca da solo, ma neppure le anatre del Laghetto Rotondo seppero spiegargli che cos’è che rende il Laghetto così affascinante per i bambini. Ogni notte, le anatre dimenticano tutti gli avvenimenti del giorno che si è appena concluso eccetto il numero di pezzi di torta che gli sono stati gettati. Si tratta di creature fosche e squallide che sostengono che le torte non sono più quelle che erano ai tempi della loro gioventù. Fu così che Peter dovette scoprire da solo molte cose. Giocava spesso alle navi nel Laghetto Rotondo ma la sua nave era solo un cerchio che aveva trovato sull’erba. Naturalmente non aveva mai visto un cerchio e decise che coi cerchi si gioca fingendo che siano barche. Era inevitabile che il cerchio affondasse subito, ma lui si infilava nell’acqua per prenderlo e a volte lo trascinava allegramente intorno al bordo del bacino ed era proprio orgoglioso di sé perché pensava di avere scoperto quello che i bambini fanno coi cerchi. Un’altra volta avendo trovato un secchiello, credette che bisognasse usarlo a mo’ di sedile e ci si mise sopra con tanta energia che poi riuscì a venirne fuori solo a stento. Trovò anche un palloncino che rimbalzava qua e là per la Gobba, proprio come se stesse giocando da solo e riuscì ad acciuffarlo dopo avergli dato una caccia emozionante. Ma purtroppo pensava che fosse una palla e Jenny la Passera gli aveva raccontato che i bambini danno calci alle palle. Peter si mise perciò a dargli calci, dopo di che non lo ritrovò mai più. Forse la cosa maggiormente sorprendente che scovò nei Giardini, fu una carrozzina. Era sotto un tiglio nei pressi del Palazzo d’Inverno della Regina delle Fate (che è situato nei bel mezzo di sette castagni selvatici disposti in cerchio) e Peter si avvicinò ad essa tutto pieno di circospezione perché gli uccelli non gli avevano mai fatto menzione dell’esistenza di oggetti di questo genere. Temendo che fosse viva, le rivolse gentilmente la parola poi. Visto che non riusciva ad ottenere risposta, le andò più vicino e incominciò a toccarla con estrema circospezione. Le dette una piccola spinta e la carrozzina corse via allontanandosi da lui. Questo gli fece pensare che, dopo tutto, si doveva trattare di un essere vivente ma visto che s’era allontanata la paura scomparve. Così allungò la mano per tirarla a sé ma ecco che in quel momento la carrozzina si mise a correre verso di lui ed egli ne fu talmente spaventato da saltare la ringhiera e precipitarsi di filato nella sua barca. Non dovete credere tuttavia che Peter fosse un codardo, perché la notte successiva ritornò con una crosta in una mano e un bastoncino nell’altra, ma la carrozzina era scomparsa e il nostro bimbetto non vide mai più una cosa simile. Vi ho promesso che vi avrei parlato anche del suo remo. Era una semplicissima paletta di un bambino che Peter aveva ritrovato accanto al Pozzo di San Govone e che credeva fosse un remo. Vi fa pena vedere Peter Pan commettere tutti questi errori? Se è così, penso che sia piuttosto sciocco da parte vostra. Voglio dire che, naturalmente, si può compiangerlo di tanto in tanto, ma compiangerlo sempre non avrebbe senso. Egli credeva di trascorrere nei giardini ore deliziose e credere di farlo è quasi tanto bello quanto farlo sul serio. Lui giocava sempre mentre voi, a volte, sciupate il tempo facendo i birbantelli o i piagnucoloni. Peter non poteva certo comportarsi così perché non aveva mai sentito parlare di queste cose. Pensate davvero che lo si debba compatire? Oh, se era allegro! Era molto più allegro di voi, per esempio, come voi siete di norma più allegri di vostro padre. Alle volte si rotolava addirittura per terra a mo’ di trottola soltanto per dar sfogo alla gioia del suo cuore. Avete mai visto un levriero saltare gli steccati dei giardini? Ebbene, Peter li salta proprio così. Pensate poi alla musica del suo flauto, Certi signori che rincasano la notte scrivono ai giornali per dire che hanno udito un usignolo cantare nei giardini, ma in verità è il flauto di Peter che sentono. Naturalmente non aveva la mamma... ma diciamolo chiaro e tondo una volta per tutte, a che cosa gli sarebbe servita una mamma? Liberissimi di compiangerlo per questo ma io vi consiglio di non essere troppo addolorati perché la prossima cosa che voglio raccontarvi è come fu che il nostro Peter andò a farle visita. La possibilità gli venne concessa dalle fate.
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