Capitolo 5

1673 Words
ATTENZIONE: CONTENUTO PER ADULTI! NON ADATTO AI LETTORI GIOVANI. LEGGERE A PROPRIO RISCHIO. Franco prese il bicchiere di whisky che il barista aveva posato sul bancone davanti a lui. Poi, lo bevve tutto d'un sorso. Franco si trovava nel bar di proprietà di Jackson, suo amico e compagno di università. Dopo il lavoro, invece di tornare a casa, era andato dritto al bar che frequentava ogni volta che aveva voglia di bere. Jackson era lì, così si unì a lui per un drink. "Allora, ti sposi davvero," commentò Jackson accanto a lui. "Già," fu la sua unica risposta. Chiese al barista un altro whisky, e il barista riempì subito il suo bicchiere vuoto. "La ami?" gli chiese Jackson. Non poté fare a meno di sorridere alla domanda di Jackson. Lo guardò con un’espressione divertita, e il suo amico sembrò subito capire la risposta. Jackson ridacchiò. "Ok, ho capito," disse divertito. "Allora, perché ti sposi se non la ami?" chiese, curioso. "Per saldare un debito," rispose Franco, prima di tracannare il whisky. E per farle vivere un inferno, aggiunse tra sé e sé. In realtà, sposare la sorella di Doreen non faceva parte del suo piano. L’intenzione era far pagare a Doreen e a Mark per averlo derubato. Ma poiché i due erano bravi a nascondersi, decise di avvertire la famiglia di Doreen sui suoi misfatti. Poi, un giorno, incontrò la sorella di Doreen, Dana, nell’ascensore del suo edificio e gli venne un’idea. Dana somigliava a sua sorella. Erano entrambe belle e con un’aria innocente. Ma lui sapeva che dietro quell’apparenza nascondeva qualcosa, proprio come sua sorella. Condividevano lo stesso sangue. E lui era sicuro che anche lei fosse interessata solo ai soldi degli uomini che frequentava. "Oh," disse Jackson senza dare peso alle sue parole. Poi, prese anche lui un bicchiere di whisky dal bancone e ne bevve un sorso. Subito dopo, il barista riempì il bicchiere di Franco. "E se finissi per innamorarti di lei?" chiese Trevor dopo un po'. Franco gli rivolse uno sguardo impassibile. "Smettila di guardare drammi," rispose, senza prendere sul serio la domanda. Jackson ridacchiò ancora. "Dico solo che potrebbe succedere," disse ridendo. "A volte, quello che succede nei film succede anche nella vita reale," aggiunse. "Non succederà," rispose Franco. Era sicuro che ciò che aveva detto Jackson non sarebbe mai accaduto. Aveva imparato la lezione. Aveva provato ad aprire il cuore a una donna, e cosa aveva ottenuto in cambio? Tradimento e furto. Maledizione! Non poteva fare a meno di arrabbiarsi, pensando a ciò che Doreen gli aveva fatto. Gli venne spontaneo stringere i pugni. Inspirò profondamente per calmarsi. Finì il whisky rimasto nel bicchiere prima di alzarsi. Guardò Jackson per salutarlo. "Devo andare," gli disse. Franco non aspettò la risposta di Jackson. Uscì dal bar e andò direttamente verso la sua macchina. Prese le chiavi dalla tasca dei pantaloni e aprì la portiera. Si sedette al volante e stava per accendere l’auto quando il suono di un messaggio sul telefono lo fermò. Tirò fuori il telefono dalla tasca e sorrise leggermente quando vide il mittente del messaggio e cosa c’era scritto. Ciao Franco. Come stai? Franco lesse il messaggio di Annabelle. Annabelle era una delle donne con cui era stato. La loro relazione non aveva etichette, e durò quasi un mese, sul letto. Quando voleva divertirsi, chiamava lei. Era facile da trattare. Conoscendo Annabelle, sapeva cosa voleva. Voleva divertirsi. Invece di risponderle via messaggio, le fece una chiamata. Lei rispose subito. "Dove sei?" chiese lei immediatamente. "Sono al mio appartamento," le rispose dolcemente. "Ok," disse lei, chiudendo la chiamata. Poi Franco accese l'auto e partì. Il bar era vicino al suo appartamento, quindi arrivò in fretta. Prima di uscire dalla macchina, aprì il cruscotto e prese un preservativo, mettendolo in tasca. Arrivò alla porta dell'appartamento di Annabelle e suonò il campanello. Non dovette aspettare molto. La porta si aprì, e lui entrò. Non appena fu dentro, prese Annabelle per la nuca e la baciò con passione. Chiuse la porta con un calcio, e lei rispose al bacio con entusiasmo. Si baciarono avidamente, come se non ci fosse un domani. Finché lui non sentì le sue mani esplorare il suo corpo. Staccò le labbra dalle sue e cominciò a baciarle il lobo dell'orecchio. "Dammi piacere," le comandò, mordicchiando il suo orecchio. Invece di rispondergli, Annabelle gli prese la mano e lo condusse dolcemente nella camera da letto. Poi si sedette sul bordo del letto mentre lui restava in piedi davanti a lei. Si mordicchiò il labbro inferiore mentre lo guardava in alto. Poi abbassò lo sguardo verso la parte inferiore del suo corpo. Gli afferrò la cintura e la slacciò. Era proprio una delle cose che Franco apprezzava di Annabelle nei momenti di intimità: seguiva subito le sue indicazioni. Dopo avergli sbottonato la cintura, slacciò i pantaloni e abbassò la zip. Si chinò verso di lei quando tirò fuori la sua virilità eretta dagli slip. Il suo membro si liberò con un balzo. “Oh,” esclamò Annabelle vedendolo. “Sempre uguale. È sempre enorme,” commentò, guardandolo dal basso. Lui le rispose con un sorriso compiaciuto. Dopo un po’, Franco alzò lo sguardo mentre Annabelle cominciava a muovere la mano intorno al suo membro, che sembrava indurirsi ancor di più sotto il suo tocco. Annabelle continuava a muovere dolcemente la mano su e giù. Iniziò anche a gemere, aumentando il ritmo dei suoi movimenti sul membro ormai completamente eretto. “Dannazione!” esclamò Franco quando sentì le sue labbra avvolgerlo. Si appoggiò all’indietro, con gli occhi colmi di desiderio mentre la guardava. La sua mano si posò sulla testa di lei, e non poté fare a meno di guidarla dolcemente mentre continuava a dargli piacere. “Più veloce!” ordinò quando sentì che il culmine si avvicinava. E lei non lo deluse, aumentando il ritmo finché il suo corpo cominciò a tremare. “Dannazione!” imprecò, e poco dopo raggiunse il suo apice. Non poté fare a meno di ruggire per il primo orgasmo. Guardando Annabelle, vide che si stava asciugando la bocca. I suoi occhi ardevano mentre la fissava. “Stenditi sul letto. Ti voglio nuda,” le comandò, e lei lo accontentò subito. Dopo, prese il preservativo dalla tasca dei pantaloni e lo indossò. Quando si voltò verso di lei, la trovò già sdraiata e pronta. **** Franco si svegliò con i raggi del sole che filtravano dalla finestra. Si accorse di un braccio che lo avvolgeva. Guardò accanto a sé e vide Annabelle che dormiva profondamente. Sembrava stanca e sfinita dalla notte passata, così continuava a dormire. Franco le tolse delicatamente il braccio di dosso, poi si alzò dal letto. Non si preoccupò di coprire il suo corpo nudo. Guardò il pacchetto di sigarette sul comodino, ne prese una e la accese con l’accendino. Si avvicinò alla finestra, scostò la tenda e guardò fuori. Era in quella posizione quando sentì la voce di Annabelle. “Sei sveglio,” disse, attirando il suo sguardo dalla finestra a lei. La vide sveglia e che lo guardava. “Già,” rispose semplicemente, aspirando dalla sigaretta e poi soffiando il fumo. Quando la finì, la spense nel posacenere sul comodino. Poi raccolse i vestiti sparsi sul pavimento e iniziò a rivestirsi davanti a lei. “Vai via già? Non vuoi restare per colazione?” chiese Annabelle vedendolo vestirsi. “Posso prepararti qualcosa,” aggiunse. “Non serve,” rispose Franco, finendo di vestirsi. “Devo andare, ho altre cose importanti da fare.” Notò il movimento delle sue labbra. “Hmm… Ci vedremo ancora?” chiese mordendosi il labbro inferiore. “Ti chiamerò. Se avrò bisogno di te,” le rispose, lasciandola in camera e uscendo dal suo appartamento. Raggiunto il parcheggio, salì in macchina e tornò al suo appartamento. Arrivato a casa, andò subito in bagno a farsi una doccia. Non ci restò a lungo; uscì mentre si asciugava i capelli bagnati. Franco prese il telefono e chiamò l’avvocato Enriquez. Rispose subito alla chiamata. “Buongiorno, Signor David,” lo salutò l’avvocato. “Ho delle istruzioni per lei,” spiegò Franco. “Dana ha accettato le condizioni che ho posto. Voglio il matrimonio il prima possibile. Si occupi di tutti i documenti necessari e faccia pressione per accelerare le procedure,” ordinò. “Prepari anche l’accordo prematrimoniale,” aggiunse. Franco non voleva che Dana, la sorella di Doreen, ottenesse nemmeno un centesimo in caso di separazione; per questo serviva un accordo prematrimoniale. “Va bene, Signore. La informerò non appena sarà tutto pronto,” rispose l’avvocato Enriquez. “Fate tutto il prima possibile. Voglio il matrimonio la prossima settimana,” ordinò Franco. Non poteva aspettare oltre, voleva averla sotto controllo. Dopo aver parlato con l’avvocato Enriquez, chiamò la sua segretaria. “Sì, Signor Franco?” rispose la segretaria. “Trova un vestito bianco e delle scarpe. Comprali per me,” ordinò. Si ricordò della corporatura di Dana quando l’aveva vista nell’ascensore, e aggiunse le misure per l’acquisto. “E vai anche in gioielleria. Compra una fede nuziale.” “Fede nuziale, Signore?” ripeté sorpresa la segretaria. “Devo ripetere ciò che ho detto?” non poté fare a meno di innervosirsi. “N-no, Signore,” rispose lei. “Comunque, qual è la misura della fede?” Franco aggrottò le sopracciglia. Non conosceva la misura del dito di Dana. “Ti richiamo dopo,” disse alla segretaria prima di chiudere la chiamata. Poi compose il numero di Dana. Le sopracciglia quasi si unirono vedendo che non rispondeva. Ma poco dopo, rispose. “Ciao, F-Franco.” “Cosa c’è che non va nella tua voce?” non poté fare a meno di chiedere, dato che lei sembrava sussurrare. “Asp-aspetta un attimo,” disse. Non sentì altro che dei rumori di fondo, poi la sua voce tornò più chiara. “Perché hai chiamato?” “Volevo solo chiederti, qual è la misura del tuo dito?” Lei restò in silenzio per un attimo. Stava per parlare quando sentì la sua risposta. “Misura… 6,” sussurrò quasi.
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