31. Il posto sicuro è un vecchio rifugio antiatomico, inglobato in una collinetta di terra mascherata dalla vegetazione. I profili in cemento armato spuntano fra il muschio e il fogliame. L’ingresso è una botola corazzata ormai divelta, che giace a qualche metro dall’apertura. «Ho liberato il cunicolo dalla terra» dice Veil. «Ci sono delle candele e il condotto dell’aria è libero». «Sei stato bravo» mormoro, col desiderio che mi guardi e mi sorrida. Non lo fa. Sembra perfino più arrabbiato di ieri. «Possiamo restare qui qualche giorno e riposarci» dice Hal, guardandolo con ammirazione. «Solo stanotte» ringhia Veil, senza guardarlo. Siamo nella cellula di sopravvivenza, il cuore del bunker. L’aria è fresca, segno che Veil aveva ragione: il condotto è libero. C’è un letto, abbastanza

