Capitolo 10

2410 Words
Il cuore mi sale in gola quando sento un forte tonfo provenire dalla camera di Alex, ma mi trattengo dall'aprire la porta e controllare cos'abbia fatto e porto Ryan lontano dalla sua stanza e da lui. Per la prima volta mio figlio non si lamenta del fatto che lo sto letteralmente trascinando via in braccio, mentre mi fissa turbato, quasi quanto me per la reazione di Alex. Pensava che sarei rimasta legata a lui per il resto della mia vita? Infondo mi aspettavo che sarebbe stato lui a chiedermi il divorzio, dato che ha deciso di far vivere Naily a casa sua. Vederla sul suo letto con un vestito stropicciato mi ha dimostrato per l'ennesima volta che sono stata una donna sciocca e cieca per non essermi accorta del fatto che per lui ero un giocattolo, come lo è Naily in questo momento e come lo sono state tutte le donne che ha avuto in passato. Mordo l’interno della guancia, per poi indurire la mia espressione, rendendomi conto del tempo che ho perso pensando a lui in questi anni. Ho cercato a lungo di convincere me stessa che mi sarei dovuta vendicare di lui e di come voleva prendersi gioco di me, ma poi ho capito che la vendetta migliore sarebbe stata stargli lontano e nascondergli di avere due figli, anche se lui non avrebbe comunque voluto avere un figlio da me, dato che voleva lasciarmi per finire con Catherine nel peggiore dei modi possibili. «Cercherò di essere un bravo patrigno.»-i suoi occhi finiscono sulla mia pancia, mentre assumo una smorfia stupita. Non capisco dove voglia arrivare, dato che le sue parole non hanno alcun senso: sta letteralmente dando per scontato che io e Alex non ci sposeremo e che permetterò a lui di prendere il suo posto. «Che...»-inclino la testa e faccio per ridere ironica, ma non mi lascia ribattere e riprende a parlare: «Ti darò tutto. Ti renderò la donna più felice del mondo. Con una casa, una famiglia.»-inizia a dire, e la serietà del suo tono fermi mi provoca la pelle d'oca. «Ti sarò fedele.»-ingoio il groppo alla gola, impaziente di sentirlo andare dritto al punto. «Che stai cercando di dirmi?»-sussurro tra i denti, mentre lui avvicina la mano a una tasca, per poi porgermi un telefono dalla cover rosa e decorata da numerosi brillantini. «È di mia sorella.»-dice con un filo di voce, mentre socchiudo gli occhi e allungo la ma tremante. Catherine... Non poteva non farsi sentire nemmeno oggi. «Leggi.»-aggiunge, incoraggiandomi a portare gli occhi sullo schermo illuminato, dove compaiono dei messaggi in fila. Raddrizzo la schiena quando noto che il contatto con cui Catherine scambia messaggi è Alex, quindi stringo il telefono in mano e lancio un'occhiata veloce a Louis, che sembra timoroso della mia reazione. «Leggi.»-ripete, quindi porto di nuovo gli occhi sulla conversazione, che inizia con un messaggio inviato da Catherine giorni fa: *Che cazzo significa che vuoi sposarla!? Mi hai promesso che ci saremmo allontanati insieme dall'Australia!* Aggrotto la fronte a quelle parole e perdo un battito quando finisco di leggere, sentendo le lacrime offuscarmi le pupille dilatate quando leggo la risposta di Alex: *Calmati. Non ho intenzione di sposarla...* Distolgo gli occhi velocemente, mentre le mie mani sudano sotto il telefono, che getto per terra, non avendo il coraggio di leggere il resto, ma Louis si alza immediatamente in piedi: «Non ho intenzione di sposarla.»-ripete e capisco subito le sue intenzioni, quindi mi affretto a puntarlo con l'indice: «Zitto!»-urlo disperata, ma continua senza pietà, costringendomi a chiudere le orecchie con i palmi delle mani. «La abbandonerò sull'altare per farle capire che non provo più un cazzo per lei!»-continua a recitare, mentre le lacrime iniziano a scendere lungo le mie guance: «Non continuare, ti prego!»-lo supplico, mentre affondo le unghia nell'abito bianco che sembra di soffocarmi. «Il prossimo aereo per Roma parte tra tre quarti d'ora.» Alzo gli occhi di scatto sulla sua figura, lanciandogli un'occhiataccia, per poi sputare acida: «Cosa ti fa pensare che creda a un messaggio.»-mi asciugo le lacrime rapidamente, rendendomi conto di aver esagerato, per poi dire più a me stessa che a lui: «Devo parlare con Alex.»-faccio per alzarmi ma alza il palmo delle mano in aria, cercando di fermarmi: «Aspetta! Ha davvero intenzione di abbassarti davanti a uno come lui?»- mi rimprovera con una voce stridula. «Devo capire, Louis.»-dico tra i denti, cercando di non sputargli in faccia ciò davvero vorrei dirgli in questo momento: «Alex mi ama.- svanisco bene ogni parola, mentre lui aggrotta la fronte. «Non ti facevo così ingenua.» «Se mi avesse voluta lasciare per Catherine, lo avrebbe fatto senza chiedermi di sposarlo!»-gli punto l'indice contro, ma le sue parole non smettono di ripetersi nella mia testa. «Allora come spieghi questi messaggi?!»-indica con il mento il telefono tra le mie mani tremanti, per poi approfittare del mio silenzio, mentre cerco di giustificare Alex: « E queste foto … »-aggiunge, facendomi spalancare le labbra per la seconda volta. Gonfio le guance e cerco di inspirare più aria possibile, sentendo un forte peso nel petto, mentre mi piego per lasciar tornare Ryan al suo posto in silenzio. Rassicuro Tiara che sto bene con una breve occhiata, per poi riprendere a sedermi, poggiando la mano sulla fronte mentre le sue parole si ripetono nella mia mente: «Non so per quale motivo sei tornata, ma prendi i tuoi figli e vattene il prima possibile.» Cerco di convincere me stessa che forse è stato meglio che mia abbia sbattuto in faccia quelle parole, dato che in questo modo ho almeno avuto la possibilità di chiedergli del divorzio. Mi è davvero venuto voglia di vomitare quando ho visto Naily in quella stanza con quella finta espressione ingenua in viso, quindi chiedergli di separarci ufficialmente non mi è risultato difficile quanto avrei pensato. La cosa che più temevo era che le parole non mi venissero fuori, che non sarei stata capace di chiedergli di chiudere definitivamente con me, ma quando ho notato che era in buona compagnia non ci ho visto più e gli ho rinfacciato il motivo per cui sono tornata senza pensarci due volte. Però la sua reazione mi ha lasciata talmente perplessa che per un momento ho pensato di trovarmi davanti a quell'uomo per la prima volta, per come mi ha minacciata. Mi sono impaurita, pensando di trovarmi davanti al criminale che è stato imprigionato, piuttosto che all'uomo con cui ho passato gran parte della mia vita e al vigliacco che mi ha tradita. Con la coda dell’occhio mi guardo intorno, ma i miei occhi finiscono su Ryan, che un'espressione perplessa in volto. Quando ho visto la sua sedia vuota, poco fa, sono uscita fuori di testa, dato che due settimane prima della mia partenza dall’Italia ho rischiato di perderlo vicino alle terme degli antichi romani, solo perché avevo smesso di tenerlo d'occhio un secondo. A prescindere dall'aiuto di Louis, i gemelli mi hanno dato del filo da torcere dal primo mese di vita, senza lasciarmi prendere fiato nemmeno di notte. Noah e i suoi capricci, Ryan e il suo menefreghismo. Sono una pessima madre, ma il mio obiettivo non è mai stato essere una brava madre, quanto dargli il più affetto e attenzione possibili, anche se lavoro ventiquattro ore su sette e ritorno a casa con il ricordo di pazienti in condizioni croniche o interventi andati male. Ma dalla venuta al mondo dei gemelli sento di essere rinata, di avere avuto la possibilità di ricominciare daccapo, solo io, Noah e Ryan, ma non è passato molto dal 10 ottobre per sentirmi in colpa per aver nascosto a entrambi di essere figli di Alex, piuttosto che di Louis. Ho persino ritenuto giusto dirlo ad Alex all'inizio, perché, a prescindere dal suo gesto, non avrebbe mai potuto odiare i suoi figli, ma Louis mi ha più volte convinta del fatto che è meglio non affrettarmi o non dirglielo affatto. Ma nel loro sangue scorre quello di Alex, ma si vede anche dai loro atteggiamenti che hanno preso più dal padre che dalla sottoscritta: le parole di mia madre mi ritornano in testa, ma dubito che Alex possa pensare che Noah e Ryan siano suoi figli, soprattutto in questo momento. Mi chiedo cosa stia facendo ora in camera sua, sentendo un peso sul petto per lo stato in cui l'ho lasciato: sembrava arrabbiato, anzi infuriato, ma allo stesso tempo ... spaventato. Più spaventato di me. Mi guardava con degli occhi scurissimi e con la famigliare vena gonfia che gli attraversava il collo largo, il che mi ha fatta indietreggiare prima ancora che potesse prendermi per il braccio e trascinarmi lontano dalla sua camera. Esci! Il suo urlo continua a torturarmi, mentre l’intensità della sua voce mi fa venire il mal di testa. Porto una ciocca di capelli dietro l’orecchio, mentre cerco di distogliere i pensieri da lui, essendo anche sicura che Naily lo stia consolando per bene. Sobbalzo quando sento la sedia al mio fianco muoversi e un intreccio di tatuaggi scuri comparire davanti ai miei occhi. Spalanco gli occhi quando realizzo che Alex è ritornato a sedersi al mio fianco, mentre cerco di decifrare la sua espressione. Ha un sorriso strano in volto, che non fa altro che aumentare la mia ansia, mentre appoggia i gomiti sul tavolo, contraendo i muscoli delle braccia, e porta l'attenzione alle parole del padre dall’altra parte del tavolo. Trattengo un sospiro senza smettere di fissarlo con le labbra serrate in una linea dura: riprende a evitarmi di nuovo, come se avesse già dimenticato le mie parole, o come se ciò che gli ho detto non gli facesse né caldo né freddo. Molto probabilmente Naily lo ha già distratto… Ingoio il groppo alla gola, per poi stringere i denti al solo pensiero lei lo abbia accarezzato e rivolto parole dolci per calmarlo e convincerlo a non segnarlo di un'occhiata. Abbasso gli occhi, trattenendo la voglia di urlare davanti a tutti per attirare la sua attenzione e poi scappare come ha fatto lui poco fa, quasi infastidito della mia vicinanza. Ma io non odio la sua vicinanza, ed è per questo che mi schiaffeggio mentalmente, perché non riesco a trattenere il desiderio di avvicinarmi a lui per annusare il suo profumo. «Non ti libererai di me.»- la sua voce roca mi fa rabbrividire, ma non ci metto molto a realizzare le sue parole e alzare la testa di scatto verso l’alto, notando che continua a non guardarmi e rimanere girato di profilo: «Non firmerò mai quei documenti.» Non firmerò mai quei documenti. Spalanco le palpebre, mentre le sue parole rimbombano nella mia testa, facendomi più male di una pugnalata al petto: non lo capisco. Non capisco quest'uomo e le sue intenzioni, tranne quella di rovinarmi la vita. Sono partita dall'Italia con l'intento di divorziare ed essere finalmente libera da lui e dal mio passato, e pensavo di riuscirci prima ancora di parlargli, soprattutto quando l'ho visto baciare Naily al matrimonio di Chris, ma ora comincio a temere di deludere Louis e le mie aspettative. Faccio per iniziare a parlare, ma chiudo la bocca e serro le labbra in una linea dura quando mi accorgo che gli occhi degli invitati sono tutti rivolti verso la nostra direzione, tra cui noto lo sguardo malizioso di mia madre e quello quasi divertito di Clelia, però poi butto un sospiro di sollievo quando noto che tutta quella attenzione è dovuta alle parole di Tom che ancora continua a parlare. «Questa cena è speciale.»-dice, schiarendosi la voce, mentre io raddrizzo la schiena e faccio finta di nulla, abbassando gli occhi sulle mie cosce nude, iniziando a sentire un caldo tremendo, anche se pensavo di morire di freddo. Con la coda dell’occhio becco Giulietta ridere sotto i baffi, mentre Tiara mi tira una leggera gomitata, ma continuo a guardare le mie gambe, ascoltando distratta il discorso di Tom. «Prima di tutto perché finalmente posso cenare con mio figlio di fronte…»- la voce di Tom sembra quasi tremante, ma non trovo il coraggio di vedere se si sia commosso per davvero. Per quanto abbia provato a non pensare a lui, o comunque pensare a lui come un criminale che merita una pena peggiore dal carcere, la parte più stupida di me mi faceva soffocare pensando ad Alex circondato da uomini che avrebbero potuto fargli del male. Per quanto lui mi avesse fatta soffrire e piangere, io di nascosto continuavo a morire dalla voglia di sapere se stesse bene. Odiavo la prigione di nascosto. Odiavo la polizia di nascosto. Odiavo Catherine il doppio per averlo fatto finire lì, mentre mi chiedevo ancora il motivo. Quella parte di me immaginava anche di stare affianco ad Alex in quella cella e a fargli compagnia per passare le ore, i giorni, gli anni. Ma poi ho smesso quando mi sono ritrovata con Alex a casa mia, tra i miei piedi, in cucina, in salone e in una piccola camera da letto per bambini piccoli. Vedevo Alex tutti i giorni in Noah e Ryan. «Ma anche perché oggi è l'ultimo giorno che mi vedete come capo dell'azienda, avendola affidata ad Alex.»-trovo il coraggio di alzare la testa, scontrandomi di nuovo con un profumo inconfondibile a cui cerco di non dare importanza, esatto momento in cui sento la mia borsa, appesa allo schienale della sedia, tremare. Mi affretto a prendere il telefono, pensando che si tratti di una chiamata di lavoro, ma rimango perplessa quando il nome di Louis illumina lo schermo. Sospiro frustrata, passando la mano tra i capelli, ma mi affretto a chiudere il telefono quando sento lo sguardo di Tiara che cerca di spiarmi. Devo trovare una soluzione il prima possibile, ma soprattutto trovare una giustificazione per spiegare a Louis che la mia permanenza nel Bronx sarà molto più duratura del previsto. « Domani farà vedere quanto vale, alla grande cena di domani con i nostri soci.»-le parole di Tom attirano la mia attenzione, mentre mi posiziono meglio sulla sedia e lo lascio finire: «Speriamo non mandi tutto all'aria.»-nella sua voce c’è una nota di divertimento che fa ridere una parte dei dipendenti, mentre guardo il profilo di Alex di sottecchi per capire che non c’è nemmeno il segno di un sorriso sul suo volto concentrato. Allargo le pupille all'istante, mentre nella mia testa si fa spazio un piano folle, che sicuramente non piacerà all’uomo al mio fianco, ma cerco con tutte le forze di pensare che sia l'unico modo per obbligarlo ad avere ciò che voglio. Io devo andare a quella cena.
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