Guardo la porta di fronte a me come se aspettassi che possa aprirsi da sola: mi divide un porta da lui e da tutto il passato che stasera ritornerà inevitabilmente a galla.
Caccio un sospiro pesante, mentre Noah fa per sorpassarmi e suonare il campanello prima che me ne possa accorgere, ma mio padre lo ferma con una mano, prendendolo in braccio, per poi fissarmi intensamente.
«Sei sicura di voler entrare?»-chiede, cercando di non farsi sentire da mia madre, che si avvicina alle nostre spalle:
«Che fate ancora fuori?»-la sua voce stridula mi fa alzare gli occhi al cielo, ma cerco di evitare di mostrarmi turbata davanti ai suoi occhi, quindi decido di allungare la mano e premere sul campanellino rotondo, boccheggiando l'aria, ma senza riuscire a riempire i polmoni.
Mi stringo nel cappotto, rendendomi conto solo ora che il vestito che mi ha proposto Giulietta non era adatto a questo tempo triste.
Non passano nemmeno cinque secondi che Ines spalanca la porta, facendomi salire il cuore in gola.
Finge un sorriso, mentre mi fa un cenno di entrare, quindi porto una ciocca di capelli dietro l'orecchio, mordendo l'interno della guancia, per poi costringere me stessa a fare un passo all'interno della gigantesca villa.
Raggiungo la porta d’ingresso e vedendola aperta, entro senza esitazione.
Ma mi accorgo subito che non avrei dovuto farlo.
Cerco di non farmi vedere da Alex e Chris che si scambiano praticamente le tonsille, sotto i miei occhi.
Che schifo!
«Ehm... Clara, vieni, ti stavo per chiamare.» Clelia entra in salone, mentre Alex e Chris si staccano, girandosi nella mia direzione.
«Sì, quando siamo uscite, Giulietta ha conosciuto un’amica. La madre mi ha appena chiamata e ha chiesto se può portare la figlia qui, in modo che possano giocare assieme» spiego imbarazzata, per due paia di occhi che mi bruciano alle spalle.
Mi sembra di andare indietro nel tempo, sentendomi come un'estranea appena tornata da un lungo viaggio: Alex è di nuovo cambiato e appartiene di nuovo a un'altra donna, anche se prima c'era Chris e ora Naily.
Temo quasi di alzare gli occhi per assistere alla stessa scena di anni fa, ma anche della mattinata del matrimonio della mia amica.
«Bentornata, cara!»-nel sentire la sua voce alzo la testa di scatto, arrossendo immediatamente, mentre cerco di capire se c'è qualche nota di ironia nella sua voce.
Clelia mi sovrasta in tutta la sua altezza, con un sorriso impeccabile che nasconde la sua età.
Mordo la lingua per non scoppiare in lacrime davanti a lei, mentre i suoi occhi finiscono immediatamente su Noah, in braccio a mio padre, e Ryan che cammina a testa alta con le mani in tasca.
Scoppierei in lacrime davanti a lei per quanto mi sento in colpa in questo momento: se sapesse di avere di fronte i suoi nipotini ora non rimarrebbe a guardarli con un'espressione quasi delusa.
«Grazie.»-balbetto con un filo di voce, approfittando del fatto che il salone è quasi vuoto e non c'è traccia di Alex e Naily.
Ricambio l'abbraccio di Clelia con il cuore a mille, per poi allungare la mano a Tom, senza guardarlo negli occhi, nell'esatto momento in cui nella grande stanza si diffonde l'eco del rumore di un paio di tacchi, proveniente dalle scale alle mie spalle.
Mi vengono i brividi al solo pensiero che possa trattarsi della nuova padrona di casa, ma la voce di Tiara mi rilassa:
«Chiara Boni!»-mi giro dalla sua parte, mentre i miei genitori distraggono Clelia e Tom, scambiandosi abbracci e saluti.
L'idea che, a prescindere dalla mia decisione, i miei genitori siano rimasti lo stesso amici dei loro datori di lavoro mi fa capire che tutti e quattro si sentono messi in difficoltà dai loro figli: i genitori di Alex hanno visto il figlio venire arrestato davanti ai loro occhi e sono stati umiliati di fronte ai loro colleghi.
I miei genitori sono stati delusi da me, che sono scappata senza chiedere e dare spiegazioni.
Per loro sono una donna irresponsabile, che prende decisioni affrettate, decidendo di abbandonare tutti per un brav'uomo.
E forse mia madre continua ancora a credere che io sia innamorata di Louis...
La verità è che dieci anni fa ero una donna sciocca, abituata a rimanere chiusa entro le quattro mura di una stanza dalla mattina alla sera per poter studiare e approfondire ciò che ho studiato.
Ma poi ho conosciuto Alex, il nuovo Alex, e, anche se coperto di tatuaggi numerosi, ero talmente ingenua da vedere in lui un bravo principe azzurro.
Mi sono lasciata baciare da lui per la prima volta dopo aver inseguito uno stupido gattino.
Le sue labbra mi hanno perseguitato per anni, sfiorandomi parti del corpo che prima non sapevo nemmeno di avere.
E ho capito che di Louis non mi posso innamorare: lo ammirerò sempre per il modo in cui mi ha salvata, ma non sarò mai capace di provare per lui ciò che lui, invece, desidera.
Ci si innamora una sola volta e io ho consumato la mia opportunità.
Scuoto la testa quando Tiara poggia le mani ai lati delle mie spalle, ammirando l'abito, mentre io mie accorgo di essermi distratta per l'ennesima volta.
«Chiara Boni.»-ripete con occhi sognanti, mentre alzo gli occhi al cielo per il suo entusiasmo: avrà centinaia di abiti di stilisti ancor più famosi.
«Non fare quella faccia. Te lo chiederò in prestito qualche volta.»-annuisce alle sue parole, dandomi un colpetto scherzoso sul braccio, mentre i miei occhi finiscono di nuovo su per le scale:
«Sta in camera sua.»-dice vicino al mio orecchio, mentre sento i miei genitori e quelli di Tiara allontanarsi alle mie spalle: sobbalzo e arrossisco al tono della sua voce, mentre Tiara cerca di trattenere una risata.
«Sto... aspettando Giulietta.»-balbetto, abbassando gli occhi per terra mentre porto una ciocca di capelli dietro l'orecchio, ma non mi lascia nemmeno finire di parlare:
«Infatti parlavo di Giulietta.»-alza le spalle con un sorriso beffardo, quindi decido di seguire gli altri e scendere un paio di scale per raggiungere il gigantesco tavolo circondato dai dipendenti di Tom, compresi i miei genitori.
Non appena mi avvicino tutti mi accolgono con quella finta gentilezza che mi fa venir voglia di vomitare, ma fortunatamente passano soli pochi secondi e l'attenzione viene subito catturata dai miei figli.
«Com'è la piccola Chloe?»-chiedo alla mia amica, non appena prendiamo posto a due sedie di distanza, seguendo le indicazioni di Clelia.
«L'ho lasciata a casa con Josh, non sai quanto mi sto rilassando.»-porta le mani dietro la nuca teatralmente, mentre la voce di Noah che urla di volersi sedere vicino a mio padre mi fa assumere una smorfia di fastidio.
«Non sai quanto ti capisco.»-ammetto con un filo di voce, chiedendomi mentalmente dove siano finiti gli unici tre ospiti che rimangono, trovandomi improvvisamente in ansia quando vedo che le uniche tre sedie vuote si trovano direttamente alla mia destra.
Serro la mascella, iniziando a pensare che non sia solo una coincidenza, ma che Clelia stia complottando qualcosa, soprattutto quando Giulietta compare all'improvviso alle mie spalle e prende posto alla sedia più lontana.
Non so se sarebbe peggio avere quella donna al mio fianco o lui. Ma già il fatto che devo sopportarli a due centimetri di distanza mi fa capire che forse sarebbe stato meglio trovare una scusa e non venire.
Oggi avrei dovuto chiedere ad Alex il divorzio, per poi prenotare i biglietti per ritornare da dove sono venuta il prima possibile, prima che mia madre parli con qualcuno sui gemelli o qualcuno possa rendersi conto di ciò che mia madre ha capito in poco più di ventiquattro ore.
Nessuno mi chiede di loro o di Louis, molto probabilmente temono una brutta reazione da parte mia, ma è meglio così: forse a nessuno di loro passa per la testa che possano essere figli di Louis.
Lancio un'occhiata a Giulietta, che indica con il mento il mio vestito, per poi farmi l'occhiolino.
Sforzo un sorriso, soprattutto quando ricordo le sue parole: ha detto che è Alex a non volere che lei indossi vestiti corti, quando in realtà mi ha fatto capire di seguire la moda.
Mi guardo intorno, notando le espressioni felici di coloro che mi stanno davanti e con cui ho passato gran parte della mia vita: chiacchierano tra di loro, come se per un momento dimenticassero tutti i loro problemi e la stanchezza dopo una lunga giornata di lavoro.
Ognuno di loro fa parte della mia famiglia, e, a prescindere da tutto il casino che mi sta travolgendo dal momento in cui ho incrociato lo sguardo di Alex, la gioia che mi trasmettono è davvero indescrivibile, tanto che continuerei la mia vita qui...
Ma il mio futuro sono Louis e l'Italia.
Piego di nuovo le labbra verso l'alto, quando Ryan le chiede di passargli il succo di frutta, con un cipiglio in volto, ma il sorriso mi muore sulle labbra e salto sul posto quando la sedia al mio fianco viene trascinata indietro.
Mi basta guardare con la coda dell'occhio il suo polso tatuato e possente per capire che è Alex.
Raddrizzo la schiena e ingoio la saliva, abbassando gli occhi, per poi chiuderli quando il suo profumo inconfondibile mi invade, provocandomi una scia di brividi.
Con un tonfo prende posto sulla sedia, per nulla imbarazzato, a differenza della sottoscritta, che inizia a cercare con gli occhi un bicchiere d'acqua.
Serro la mascella quando mi accorgo che non mi calcola nemmeno, mentre Naily inizia a salutare i presenti educatamente.
Cerco di distrarmi, iniziando a giocherellare con il tovagliolo e aspettando che venga servita la cena per non sentirmi così sola in mezzo a tanta gente che parla spensierata.
Sobbalzo quando Tiara mi da un colpetto sul braccio, attirando la mia attenzione, quindi la ringrazio mentalmente per avermi distratta dalla tentazione di spiare i due al mio fianco.
«Così desterai sospetti.»-mi fa l'occhiolino, lasciandomi senza parole per la seconda volta stasera.
Sembra quasi che voglia rinfacciarmi di aver sbagliato a lasciare Alex, quando in realtà lei è stata la prima a sconsigliarmi di mettermi con il fratello.
Addirittura mi è rimasta lontana per giorni interi, che preferiva passare con la donna che ora cattura tutta l'attenzione di Alex.
Scuoto la testa, fingendo un'espressione scocciata, per poi abbassare di nuovo la testa sul piatto, riprendendo a fissarlo con la coda dell'occhio: l'accenno è molto più evidente, così come i muscoli messi in risalto da una delle solite felpe , che a quanto pare ha deciso di non cambiare.
Erano così calde, ma soprattutto talmente gigantesche che mi arrivano a poco più sopra le ginocchia, facendomi passare notti serene e profumate.
Porta il solito ciuffo, che ora non è più disordinato come piaceva a me, ma portato indietro sulla testa, senza un filo fuori posto, e capisco il motivo quando in quell'esatto momento Naily, che ho preferito evitare di salutare, alza la mano per aggiustare una ciocca ribelle.
Forse è stata lei a cambiarlo e a cancellare ogni ricordo del vecchio Alex, trasformandolo in un brav'uomo, anche se dubito che uno come lui possa essere convinto da una donna a cambiare vita.
Non lo immagino nei panni di un uomo responsabile, e non capisco come mai Tom abbia deciso di affidargli l'azienda, conoscendo il figlio e dopo anni di litigi.
Allunga un braccio, ma la sua vicinanza rischia di soffocarmi, mentre afferra una bottiglia di birra poco lontano da lui sul tavolo.
Pur di evitare di guardarlo, sposto gli occhi un po' su tutti gli invitati, mentre mi sembra di sentire il rumore dei suoi sospiri pesanti e i movimenti dei suoi muscoli contraggono per un semplice gesto, ma vengo distratta quando vedo Noah salire in piedi sulla sedia, per poi portare il ginocchio all'altra del tavolo al fine di salirci per afferrare non so cosa, mentre mia madre è troppo distratta a chiacchierare con Lucy e la sua aiutante in cucina.
«Noah, scendi immediatamente!»-urlo senza pensarci due volte quando fa per afferrare la coca cola.
Quella di salire sul tavolo sta diventando un abitudine che una settimana fa lo ha quasi fatto cadere con la faccia per terra.
Il tono alto della mia voce attira l'attenzione di ogni singolo invitato, facendomi pentire di non essere riuscita a trattenere il mio istinto materno.
«Ah, però!»-Tom assume un'espressione sorpresa, mentre molti cercano di trattenere una risata, quindi arrossisco violentemente per essere all'improvviso al centro dell'attenzione.
«Scusa, mamma!»-mia madre lo aiuta a scendere con un sorriso fiero, nell'esatto momento in cui Alex scatta la testa verso l'alto, serrando la mascella non appena sente Noah pronunciare quelle parole.
Lo guardo di sottecchi riportare gli occhi in basso, non appena mi scuso con i presenti con un filo di voce.
Inizia a fissare il piatto con un'espressione che cerco di decifrare senza riuscirci, mentre il suo respiro sbatte contro il tavolo, ma non rimane assai in uno stato di trance, dato che Naily allunga un braccio e poggia la mano sulla sua spalla, facendolo voltarmi di nuovo le spalle.
Sento un peso nel petto che mi porta a prendere una boccata d'aria, per poi accorgermi della cena servita in grandi porzioni lungo il tavolo solo quando Tiara si alza leggermente per afferrare una gigantesca forchetta affianco alla carne per servirsi.
Se prima morivo di fame, ora voglio solo trovarmi sul mio letto singolo a guardare il soffitto e parlare con Louis al telefono.
Non appena l'odore della carne arriva alle mie narici, maledico chi ha inventato l'arrosto, mentre fisso il piatto di verdure al suo fianco con una smorfia.
Nel mio stomaco inizieranno a crescere gli spinaci per quante verdure verdi avrò ingerito.
Imito Tiara per afferrare la forchetta di fronte a me, ma lo stesso viene in mente di fare anche ad Alex, che allunga il braccio possente in avanti, sfiorando la mia mano accidentalmente mentre fa per afferrare la posata.
Rabbrividisco tutta e ritraggo indietro la mano come se avessi preso la scossa, mentre l'uomo al mio fianco raddrizza leggermente la schiena, smettendo di sospirare vicino ai miei capelli come ha fatto finora.
Sento le guance colorarsi, mentre maledico me stessa senza un motivo ragionevole.
La sua mano non si sposta di un millimetro, anzi, afferra la forchetta, continuando a evitare di calcolarmi, per poi infilarla in un grosso pezzo di carne.
Vorrei alzare gli occhi al cielo per quanto continui a mostrarsi stronzo per servire se stesso come se quel contatto non gli avesse fatto alcun effetto.
Faccio per lanciargli un'occhiataccia, approfittando del fatto che non mi guarda, ma sobbalzo quando noto che i suoi occhi sono rivolti verso di mi e incrociano le mie pupille.
In un decimo di secondo il mio respiro si fa corto, mentre cerco lo stesso di fingere un'espressione seria e infastidita sotto i suoi occhi scurissimi e attenti, ma rimango perplessa quando porta la carne calda e profumata sul mio piatto, piuttosto che sul suo.