42° si sono rubati anche le stelle Quando tutti dormono, o quando è abbastanza tardi da sperare che lo facciano, esco dall’albergo che ospita la squadra. Al posto della divisa ufficiale indosso una polo, dei jeans, il cappellino degli Yankees e le mie nuove scarpe da ginnastica blu. Solamente il portiere dell’hotel mi ha visto uscire. Ho usato la scusa dell’insonnia. A passo rapido mi dirigo verso il luogo in cui ci siamo dati appuntamento, nel buio molestato dai lampioni. Niente stelle in cielo. Si sono rubati pure quelle, i gobbi. Non ci vuole molto ad arrivare al punto prestabilito, una decina di minuti appena. Nessuno scocciatore a intralciare il mio cammino. Alle due di notte, a Padova, la gente è troppo rada o troppo sbronza per fare caso a me. In corrispondenza dell’indirizzo c

