III La convalescenza durò diversi mesi. In agosto Jeanne era ancora a letto. Si alzava soltanto per un’ora o due, verso sera, e le costava una fatica indicibile raggiungere la finestra, dove rimaneva semi sdraiata in una poltrona, di fronte a una Parigi infuocata dal sol calante. Le sue povere gambe si rifiutavano di trasportarla; come diceva lei stessa in uno dei suoi impalliditi sorrisi, non aveva abbastanza sangue nemmeno per un uccellino, e bisognava attendere che mangiasse molta minestra. Le sminuzzavano carne cruda nel brodo. E lei aveva finito per farsela piacere, perché non vedeva l’ora di scendere a giocare nel giardino. Settimane, e mesi, passarono, monotoni e piacevoli, senza che Hélène contasse i giorni. Non usciva più, il mondo intero era dimenticato, lì accanto a Jeanne. No

