III.Erano passati cinque giorni da quando la signora de Beaupréau e sua figlia erano arrivate alle Ginestre, e tre da quando il capo ufficio le aveva raggiunte. Quelle due donne, che a Parigi conducevano un’esistenza così ritirata, si erano abituate senza difficoltà alla buona e semplice vita di provincia, così calma e nobile nella sua monotonia. D’altronde, in loro la vita materiale era così secondaria rispetto alla vita spirituale, le angosce dello spirito e del cuore avevano per loro un’importanza così preponderante, che sarebbero potute vivere in un deserto senza accorgersene. Hermine, chiusa in se stessa, sembrava compiacersi del suo dolore, e la madre, quella madre così attenta alle sofferenze della figlia, le spiava con inquietudine sul viso i progressi del male che le rodeva il c


