CAPITOLO XVII.

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XVII.Il figlio adottivo della vedova Fipart, mastro Rocambole, era stato più forte di quanto non lo fosse stato lo stesso Colar, la sera in cui morì colpito dal conte de Kergaz. Questo ragazzo di sedici anni, che poteva lasciarsi abbagliare dalla promessa di una somma così importante quanto cinquanta luigi, non perse la testa un solo istante e fece a se stesso un ragionamento, che non mancava di una certa logica. «È evidente che se il conte dà mille franchi per sapere dove sono le piccole, il capitano ne darà il doppio e il triplo perché egli non lo sappia. «Ora, il conte è un uomo dabbene, e il capitano un uomo risoluto; tra il bene e il male, Rocambole non ha mai esitato. Dunque evviva il capitano… ingannerò il filantropo». Era per attuare questo programma che mastro Rocambole aveva

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