Tutti trascinano dietro di sé una tela nera, la mia è più chiara di altre ma più scura di altre ancora.
La mia tela nera è carica del mio passato, uno schifo di passato, responsabile di ogni mio problema, paura e pensiero. Responsabile della mia ostinazione a non voler dormire, dei miei attacchi di panico e responsabile della mia fuga dal mio paese natale: l’Italia, un posto meraviglioso ma troppo carico di ricordi che vorrei solo riuscire a coprire con altre pennellate, ma purtroppo non riesco a camuffare con altro nero la mia tela.
Così io, Maia Sturm, ventitrè anni, ho deciso di andarmene e trasferirmi nella città natale di mia madre, una meravigliosa città solcata da canali e calpestata da bici che saettano veloci: una città che avevo visto solo nella mia immaginazione, aiutata dai bei racconti di mia madre. Sono partita dalla stazione dei pullman di Bergamo portandomi dietro la mia radicale passione per l'arte e la mia ostinata voglia di dimenticare, inconsapevole di ciò che mi potrebbe aspettare e inconsapevole del fatto che anche un paio di occhi bicromatrici possano davvero farmi cabiare idea su sentimenti, emozioni e soprattutto farmi capire che, dopo tutto, anch'io merito di innamorarmi.
Così sono partita verso Amsterdam, trascinado la mia tela nera e la speranza di rinascere.