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2021 Parole
2 Un nemico per amico “Scusa, ripetimelo, dove stiamo andando?” chiese poco dopo Tiberius, stupito. “Da Cédric” gli rispose, succinto. “Quel Cédric? Quello che vuole squartarti a mani nude, che ti odia ferocemente, che non vede l’ora di fartela pagare per ogni cosa che sia andata, che va o che andrà storta nella sua vita? E poi da quando lo chiami per nome?” Tom assentì con un breve cenno, ma ignorò le sue domande. Faceva fatica a parlare, a pensare, soprattutto ad arginare la distruttiva ondata emotiva che minacciava di farlo scoppiare in lacrime. Raccontare due volte la stessa storia non aveva senso, perciò Tiberius doveva pazientare un altro po’. Continuò a sfrecciare in auto per le strade di New York in direzione Tribeca, come se avessero il diavolo alle calcagna. Quando, finalmente, giunsero presso l’abitazione di Cédric e la sicurezza li fece entrare, si sentiva uno straccio, ma fece un ulteriore sforzo. Per lei, per Alice. Tiberius quasi ruzzolò fuori dal veicolo, stravolto e per niente rilassato. “Credevo di essere io quello pericoloso al volante e invece... Spero almeno che usciremo vivi da questo incontro.” “Tu di sicuro” gli garantì, precedendolo a passo svelto. Cédric, com’era ovvio, non era sulla soglia ad attenderli. No, quello sarebbe stato il Cédric del futuro, amabile e ospitale. Questo, al contrario, era altezzoso e ostile, specie nei suoi riguardi. Sperò che almeno fosse disposto ad ascoltarlo per il tempo necessario. Dopo, si sarebbe affidato a ciò che gli Dèi avevano in serbo per lui. Nell’elegante ingresso della splendida residenza neo-borghese, il fidato Gregorius li accolse con un saluto gelido. Nel vederlo vivo e vegeto, Tom fu quasi tentato di abbracciarlo. Si trattenne un istante prima di cedere a quell’impulso, ma gli occhi gli si riempirono di un velo di lacrime nere. Gregorius si accigliò e, perplesso, si rivolse a Tiberius. “Che ha?” “Non lo so” ammise il medico a denti stretti. “Mmh… Spero per voi che facciate alla svelta.” Tiberius allargò le braccia per fargli capire che nemmeno sapeva perché fossero là, ma Gregorius inarcò un sopracciglio, restando sulle sue. Li condusse in sala da pranzo, dove Cédric, nel suo abito gessato di alta sartoria e con la capigliatura insolitamente liscia, stava annusando alcune bottiglie di pregiato vino, disposte in fila ordinata su un tavolo di cristallo. Quando loro due entrarono, nemmeno si voltò. “Ho da fare, Fabio. Qualunque sia questa urgenza di cui mi hai parlato al telefono, datti una mossa. A meno che tu non stia morendo. Se così fosse, e qualche dubbio ce l’ho, visto che ti sei portato dietro il medico, ti prego di fare con calma. È un evento che preferirei gustare lentamente, fino in fondo.” Tiberius sollevò gli occhi al cielo e incrociò le braccia al petto, già stufo di quella faccenda senza senso. Sperava anche lui che Tom facesse presto, perché non intendeva restare in quella casa e con una simile compagnia per più tempo del dovuto. L’amico, però, non rispose alla provocazione, come credeva avrebbe fatto. Tom era più strano del solito e se ne stava impalato a fissare la schiena di Cédric. Quando, però, questi si voltò e lo vide in faccia, trasalì in maniera così eclatante che gli sfuggì di mano una bottiglia di vino. Allarmato, Tiberius scattò davanti a Tom per guardarlo in faccia anche lui. Il centurione stava piangendo. Le sue lacrime, nere come petrolio e altrettanto dense, cadevano copiose come se non riuscisse a smettere, né a trattenersi. Un fatto inaudito, che non aveva precedenti. Quando poi cominciò a singhiozzare e cadde in ginocchio, entrambi provarono d’istinto a sorreggerlo. “Che diavolo gli succede?” domandò il gallico, indicando il divano, dove lo misero seduto con una facilità sconcertante. “Non lo so. È arrivato al Campo stravolto, fradicio di sangue, ma non credo fosse suo… L’odore era diverso.” “Tieni, manda giù questo” lo esortò Gregorius, porgendogli un calice. “Credo che tu ne abbia bisogno.” Tom si rifiutò di bere. Quando Tiberius notò quanto tremasse, la sua ansia peggiorò. Dovette aiutarlo ad aprire la bocca e ingerire il sangue, pulendogli il mento come avrebbe fatto con un bambino, sotto lo sguardo attonito degli altri due. “Non l’ho mai visto in questo stato. Tu, dottore?” “Mai. Sembra un altro uomo.” “Perché lo sono” affermò infine Tom, deglutendo sotto sforzo un piccolo sorso e allontanando il bicchiere. Cédric fece un cenno allarmato al suo assistente, che assunse una posa minacciosa, quindi riprese le distanze. “Se è un trucco per chiedermi un favore, sappi che non ho mai visto nessuno scendere tanto in basso. E, comunque, non otterrai niente da me.” “Un trucco? Ma lo hai visto?” sbottò il medico. “Deve essere successo qualcosa di grave. Tom, raccontaci, chi è morto?” Che Tiberius fosse tanto acuto, Tom lo aveva sempre saputo, ma in quel momento tutta la sagacia del mondo non avrebbe potuto risparmiarlo dall’inevitabile sofferenza che stava per piombargli addosso. “Sedetevi, per favore, tutti e tre. Devo raccontarvi una storia lunga e complicata. Forse non avrò abbastanza tempo per riuscirci, ma ci proverò, perciò ascoltatemi bene. Vi supplico.” Un po’ per il suo tono affranto, un po’ per la sua espressione lugubre, i tre si convinsero a fare come chiedeva. Cédric gli si sedette di fronte, con un’espressione guardinga che ormai da tempo aveva perso nei suoi confronti, e ciò fece sentire Tom più in colpa che mai. “Quando ho detto che sono un altro uomo, sono stato onesto. Il Tom che vedete e che vi sta parlando viene dall’anno 2020.” Lasciò loro il tempo di assimilare quella prima notizia, ma non si stupì nello scorgere il dubbio sui loro volti impalliditi, tranne che su quello di Tiberius. “Ho capito subito che non eri te stesso: abbigliamento differente, capelli più corti e c’è qualcosa nei tuoi occhi… Quindi, alla fine, hai sviluppato il Dono di viaggiare nel tempo?” “No. Cioè… Sì. Non ne ho idea. Mi è appena successo, non so nemmeno come. Le uniche volte in cui sono riuscito, anche allora del tutto involontariamente, a bloccare o rallentare il tempo, erano quelle in cui… In cui facevo l’amore con mia moglie.” Le sue parole li fece ammutolire per qualche secondo. Incredulo, Cédric dovette stendersi meglio sullo schienale della poltrona e mordersi la lingua. Dunque, sempre ammesso che fosse vero, in futuro quel bastardo avrebbe avuto una moglie, nientemeno, mentre la sua giaceva sepolta in Francia, dimenticata da tutti, invendicata. Come aveva fatto a essere tanto fortunato? Ipotizzò che parlasse di Lucinda, ma non aveva mai visto tra loro alcuna reale manifestazione di affetto. Doveva trattarsi di un’altra, ma chi? All'improvviso, mentre lui teneva a bada la collera, Tom sembrò ricordarsi di qualcosa. “Cédric, prima che prosegua, c’è una cosa che devo dirti. Avrei dovuto farlo secoli fa, ma sono stato troppo vigliacco e orgoglioso per ammettere di aver sbagliato. Mia moglie, Alice, mi ha fatto capire che avevi il diritto di sapere la verità sulla morte di Enfys. Meriti di sapere che non l’ho uccisa io.” Cédric si alzò furente, lo sollevò per il bavero della giacca e lo scosse con violenza. Tom parve un pupazzo tra le sue mani. “Bastardo! Tu menti! Lei pronunciò il tuo nome, prima di essere trafitta a morte!” Tiberius e Gregorius provarono a separarli ma Tom, con uno sguardo, li indusse a desistere. “Lo so. Il vampiro che l’ha uccisa le ha dato in pasto il mio nome. Sei libero di non credere a me, però Tiberius mi è testimone, io non ero neanche presente, quel giorno. Cesare è colui che l’ha uccisa, per puro sadismo.” Cédric, paonazzo e sconvolto, continuò a scrollarlo come se non avesse capito le sue parole. Il medico, allora, gli sfiorò le dita, provocandogli un’ustione non grave, ma sufficiente a fargli mollare la presa. “Quello che dice è vero. Trasformare Cesare è stato un imperdonabile errore di giudizio da parte sua, visto ciò che ha fatto in seguito. È stato davvero lui ad assassinarla. Noi eravamo a diversi giorni di distanza dall’accampamento e ti ricordo che, all’epoca, Tom non sapeva ancora volare.” Cédric scosse il capo con vigore, imprecò a lungo, poi diede loro le spalle. Non riusciva ad accettare ciò che gli era stato rivelato. Gregorius, invece, continuava a fissare Tom sfiorandosi la fossetta sul mento e studiandolo da capo a piedi. “Dunque, sei sincero? Non sei stato tu?” gli chiese, perplesso. Tom annuì ma tornò a rivolgersi a Cédric, di cui comprendeva lo sbigottimento. “Trasformare Cesare fu un mio terribile sbaglio. Per questo non ti ho mai contraddetto, quando mi accusavi di essere responsabile della tua infelicità. Era vero. Ho scelto di dover portare quel fardello sulle mie spalle e anche adesso, che te l’ho confessato di nuovo, sono pronto a morire, se tu riterrai di poter appagare così la tua sete di giustizia.” Un lungo silenzio gli fece temere che l’amico potesse, appunto, vendicarsi. Quando stava per implorarlo di farlo, ma solo dopo che gli avesse raccontato ciò che doveva, lui si allontanò, andando a versarsi da bere. Tom e Tiberius tornarono a sedersi, stravolti. “Per questo volevi vedermi a tutti i costi?” domandò Cédric, la voce ridotta a un sussurro. “Hai addirittura fatto un viaggio nel tempo per scusarti?” “No. No, io… Sono venuto a cercarti perché non posso permettere che tu perda di nuovo la donna che ami, così come io non voglio perdere la mia.” Il vampiro si girò di scatto, gli occhi infuocati. Il calice che aveva in mano finì scagliato contro il muro e andò in mille pezzi. “Come osi! Non esiste altra donna per me, se non Enfys!” “Ci sarà, in futuro” affermò guardandolo con dolcezza. “Adesso, non riesci neppure a immaginare di poter tornare ad amare, ma accadrà. E sarà proprio mia moglie ad aiutarti, perché all’inizio eri invaghito di lei, pensa! Volevi sedurla e aiutarla a divorziare, sperando di ferirmi. Poi l’hai conosciuta e ti sei reso conto di tenere troppo a lei per tradirla in quel modo. Lei è… È unica. È la donna che per secoli ho temuto che fosse destinata a uccidermi. Tiberius sa che sono tormentato da quella visione. Poi, quando finalmente l’ho incontrata, per puro caso, me ne sono innamorato all’istante. Per non essere costretto a ucciderla, ho fatto la prima cosa che mi sia venuta in mente: sposarla.” “La prima cosa?” ripeté Gregorius, divertito. “Già” ammise Tom, sorridendo appena. “Naturalmente, quando l’ha scoperto, lei non ha gradito. Abbiamo avuto dei problemi, all’inizio, ma poi si è risolto tutto. Durante la nostra breve separazione, voi due eravate diventati intimi, Céd. Le confidasti quanto ancora fosse difficile per te innamorarti, perché il ricordo di tua moglie ti frenava. Ed è stata proprio lei a spingermi a rivelarti la verità su Enfys. Nella mia epoca noi due, amico mio, ci siamo riappacificati. Siamo diventati fratelli d’armi e, dopo qualche tempo, quasi cognati, quando tu hai trovato Maddie, la sorella gemella di Alice. Anche nel vostro caso, per una pura coincidenza. Da allora, siete stati inseparabili.” “Fandonie. Pure fandonie! Ti aspetti sul serio che ti creda? Non ho idea di cosa blateri. Chi è questa Maddie? Da dove salta fuori?” Tom non poteva biasimarlo. “So di sconvolgerti, ma ti scongiuro di credermi. Alice e Maddie sono le nostre compagne e sono nate umane. A dirla tutta, il DNA della mia è stato alterato tante di quelle volte dal mio sangue che ha quasi più Doni di me, senza nemmeno essere una vampira. Maddie, invece, l’hai trasformata tu con l’aiuto di Gregorius, dopo un agguato in cui avete entrambi rischiato la vita.” “Che?” esclamò, inorridito. “Sei fuori di testa? È contro le regole trasformare un umano senza prima…”
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