12 Mishna fissa la luce del giorno che si specchia sull’acqua. Un rombo arriva dal fondo dell’anima, sale in petto, si afferra alle vene del collo, gli inonda la gola. Mishna spalanca le labbra e urla al dio del lago. Lacrime e strazio. Ti prego, fata del lago, chiama la mia mamma. Non è colpa sua, io ho fatto rumore, è colpa mia, non sono stato attento, mamma me l’aveva detto di non parlare e i soldati sono venuti e ci hanno trovato. Ti prego, non portarmela via, svegliala con un bacio, io l’aspetto qua, non mi muoverò, resterò buono buono fino a quando non si rialzerà e mi prenderà per mano. L’anziana cammina sicura, è carica d’età e di ricordi. Il suo volto, lo specchio di anni duri. Troppi orrori ha sopportato. Si avvicina a Mishna in silenzio, allunga il braccio, gli cinge le spal

