Quattro

1146 Parole
Ballare con questo vestito pieno di paillettes che impediscono i movimenti è un impedimento non indifferente al mio divertimento per la serata, ma per fortuna Marco e Daniele la risollevano con le loro mosse di danza ridicole. Mi piace fare feste con loro perché quando bevono è forse l'unico momento in cui mi sembra che si lascino davvero andare, e puntualmente la mattina dopo fingono di non ricordarsi nulla pur di non ammettere le cose imbarazzanti che fanno. Erika e Margherita invece cercano continuamente di convincermi a flirtare con qualche ragazzo mai visto che si è introdotto in casa mia mimetizzandosi con la folla, pare quasi che dopo quattro anni non abbiano ancora capito il mio disagio. «Prendo un gin lemon anche per te?» Mi urla la mia amica nell'orecchio, sventolando la chioma bionda a ritmo di musica. «No grazie» Non bevo, Margherita, non ho mai bevuto un drink da quando mi hai conosciuta. È normale che non te ne sia mai resa conto? Evito di dirlo come sempre, tanto non capirebbe. Dopo la mia risposta va verso la cucina con Erika a prendere gli alcolici, e io mi prendo un attimo per guardare le decine di persone in casa mia, pensando al disastro che alla fine dovrò ripulire da sola come sempre quando la festa sarà finita. «Ma chi me lo fa fare» Sbuffo tra me e me, passandomi una mano tra i capelli e allontanandomi dal salotto affollato per avviarmi verso una delle poche parti della casa che non sono piene zeppe di gente. Non faccio in tempo a riuscire nel mio intento che il campanello suona, e io da brava proprietaria di casa sono costretta a deviare verso l'ingresso per andare ad aprire. Prima di farlo guardo la mia immagine allo specchio, sistemandomi l'unica ciocca corvina sfuggita all'ordine impeccabile della mia testa e accertandomi che il trucco non sia sbavato. Poi senza attendere ulteriormente abbasso la maniglia e apro quanto basta per vedere chi c'è dietro. «È qui la festa?» Poggio la fronte allo stipite della porta, esasperata, per poi fare un respiro profondo e raccogliere le forze per affrontare questa conversazione. «Cosa diavolo ci fai qui?» Chiedo, cercando di sembrare il meno scocciata possibile anche se con scarso successo. Damiano è di fronte alla porta, con i capelli ingellati all'indietro e una matita nera sfumata sulle palpebre. «Ho portato i rinforzi» Risponde, noncurante del mio tono infastidito, per poi farmi l'occhiolino e oltrepassarmi senza neanche aspettare il mio permesso. In fila dietro di lui entrano anche le altre tre persone che avrei meno voluto vedere in casa mia in assoluto, che dopo avermi salutato in modo strafottente cominciano a girare per la mia casa come se fossero stati invitati. «Tranquilli fate pure come se foste a casa vostra!» Urlo, isterica, quando ormai sono già troppo lontani per sentirmi. Spero solo che i miei amici siano così ubriachi da non vederli neanche, il pensiero di averli qui mi infastidisce già da solo, se ci aggiungiamo anche una rissa nel bel mezzo del mio salotto la serata potrebbe davvero andare a rotoli. Decido in ogni caso di raggiungere gli altri, preferendo comunque essere presente se dovesse succedere qualcosa in casa mia. Passare da una stanza all'altra viene reso ancora più difficile da un ragazzo che intralcia la mia strada, evidentemente ubriaco, affiancandosi a me e decidendo che è il momento migliore per parlarmi. «Ciao bellezza come stai?» Storco le labbra disgustata dal suo parlare biascicato per colpa dell'ebrezza, e faccio un passo verso destra per stargli più distante. «Bene» Rispondo, cercando di essere il più acida possibile per fargli capire che non è il caso di proseguire la conversazione. «Sei proprio bella lo sai?» Continua, con un sorriso sognante stampato sul volto, e devo ancora capire se sia ridicolo o se mi faccia paura. Mi sposto molto di più verso la seconda opzione quando il ragazzo si avvicina di più a me e mi poggia una mano sul fianco, facendomi andare in panico. Lo spingo via senza alcuna delicatezza, guardandomi intorno alla disperata ricerca di qualcuno dei miei amici. «Non sei molto gentile principessa!» Mi fa notare il ragazzo, tornando ad avvicinarsi in modo asfissiante e facendomi arretrare fino ad arrivare a sbattere la schiena contro il muro. «Lasciami stare troglodita» Gli impongo alzando la voce, anche se dentro di me sto tremando come una foglia, e appena sbatto le palpebre mi sembra di rivivere quel momento. «Dai, ci divertiamo solo un po'» Insiste, e a me sembra di essere nel mio peggiore incubo. Non faccio neanche in tempo a realizzarlo perché è successo tutto troppo velocemente, e adesso non vedo alcuna via di fuga. Mi si appesantisce il respiro ed in un attimo mi accorgo di essere completamente spiaccicata alla parete con gli occhi fuori dalle orbite, completamente priva di lucidità nonostante l'allenamento delle emozioni di questi anni. «Ti ha detto che non vuole» Una voce mi salva come una mano dal cielo, e io sono troppo pietrificata al momento per guardare da chi proviene. «Non stavo facendo niente» Si difende il ragazzo, e probabilmente è vero. La mia reazione è tuttora esagerata, ma quando vengo presa dall'ansia non riesco a ragionare razionalmente. Quando l'importunatore si decide ad allontanarsi con me dopo un altro paio di ammonimenti, mi accorgo che la persona che è venuta in mio soccorso è l'ultima che mi sarei aspettata al mondo: Damiano. Mi guarda con le braccia incrociate e lo sguardo serio, mentre io ho ancora la schiena completamente pressata contro il muro e gli occhi socchiusi dallo spavento. «Tutto bene?» Mi chiede, con voce inespressiva, e al momento non c'è niente che vada bene. Vorrei piangere e nascondermi nella mia camera per la prossima settimana intera, ma adesso la facciata deve resistere. Non si crolla davanti a tutti, mai. Mi schiarisco la voce e cerco di ricompormi quanto più possibile, nonostante faccia fatica a rimuovermi l'espressione sconvolta dal viso. «Sì, scusa ho avuto una reazione eccessiva, mi stava solo parlando. Grazie» Mi sbrigo a congedarmi, guardando il moro un po' imbarazzata. Lui rimane impassibile davanti alle mie parole, e mi guarda con più attenzione del solito, come se stesse esaminando da quale lato della mia superficiale personalità venga l'inspiegabile paura per gli uomini. «Non l'ho fatto per te, l'ho fatto perché sono una persona decente» Mi cita, accennando un mezzo sorriso, per poi esitare un istante prima di lasciarmi andare e ritornare a divertirsi con i suoi amici. «Non dovresti mai scusarti se ti fa paura qualcosa» Mi consiglia dopo un attimo di silenzio, e io rimango stupita dal suo intervento. Lo guardo per un attimo leggermente scossa, per poi rivolgergli un piccolo sorriso come ringraziamento per il salvataggio e anche per quelle parole che infondo sono belle. Poi annuisco, e lui mi gira le spalle per poi allontanarsi e tornare da dov'è venuto senza neanche salutare.
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