Quindici

1026 Parole
I corridoi si sono svuotati da qualche minuto e io e Damiano siamo gli unici rimasti a non essere entrati in classe. Mi imbarazza alquanto arrivare in ritardo, non è da me, eppure se non avessi chiarito questa cosa sarei rimasta nervosa tutto il giorno e non avrei fatto niente di produttivo. «Ti rendi conto che per colpa della tua stupida scenata adesso dovrò sopportare per giorni le domande di quegli idioti?» Chiedo retorica al moro, esasperata, e lui mi guarda senza nessuna ombra di senso di colpa. «Ti rendi conto che te stai ancora a preoccupà de cosa pensano quelli anche se lì reputi degli idioti?» Mi fa notare lui piuttosto, alzando le sopracciglia, e io purtroppo non posso dargli torto. Sbuffo, innervosita, vorrei solo che capisse che per quanto superficiali e insopportabili siano i miei amici sono comunque miei amici per l'appunto, e non posso troncare da un giorno all'altro un rapporto di anni e anni. «Non voglio semplicemente avere rotture» Taglio corto, mentre dò un'occhiata al tempo che passa e vedendo che il ritardo aumenta di minuto in minuto comincio a pensare che forse è meglio saltare direttamente la lezione. Ovviamente potrei entrare ora così come sarei potuta entrare appena dopo il chiarimento, ma non mi va, quindi ignorerò questo fatto. «Ma parliamo di te piuttosto» Cambio argomento, sentendomi improvvisamente più allegra all'idea di non dover fare Inglese questa mattina. Il moro mi rivolge uno sguardo scocciato, mentre io invece trattengo una risata e sento gli occhi brillarmi per il divertimento. «Tu sei geloso» Lo accuso, alzando un sopracciglio e sorridendo col fare di chi la sa lunga. (Quando in realtà non so proprio niente, chiariamoci) «Non dire stronzate Biancaneve» Il modo tempestivo con cui mi contraddice mi fa pensare che invece io abbia proprio ragione. «Invece a me quella sembrava proprio una scenata di gelosia sai?» Lo provoco ancora, poggiandogli le mani sul petto e spingendolo leggermente all'indietro. Lui alza gli occhi al cielo, facendo un passo in avanti e ritornando alla sua posizione iniziale, proprio di fronte a me con le gambe divaricate e le braccia incrociate. «Pensala come vuoi, bamboccia» È evidente che lo stia scocciando, ma tenere per una volta il coltello dalla parte del manico mi diverte a non finire. E in più c'è una piccola parte di me che vorrebbe davvero sapere cosa c'è stato dietro al suo comportamento ambiguo. «È così evidente!» «Okay, basta» Mi ferma esasperato, poggiando il palmo della mano sulla superficie piana dell'armadietto a qualche centimetro dalla mia testa, facendo calare il silenzio. Sotto la pressione dell'essere intrappolata tra lui e l'armadietto a poca distanza dal suo corpo ammutolisco all'istante, ma non perché ho paura. I suoi occhi scuri mi guardano dall'alto e sono così vicini che perdo in un istante tutta la sicurezza che stavo ostentando, sentendomi arrossire senza un buon motivo. Giusto per peggiorare la situazione il moro poggia anche l'altra mano dall'altro lato della mia testa, così da intrappolarmi letteralmente tra le sue braccia. Ha un sorrisetto beffardo sul viso che in altre situazioni mi avrebbe irritato, mentre adesso mi fa mancare la salivazione. «Non parli più adesso?» Domanda Damiano, sghignazzando, e quando parla sento l'aria soffiarmi sul naso dalla vicinanza. Nonostante non stia succedendo niente di così strano per qualche motivo io mi sento completamente priva di parole da esprimere, e rimango lì a guardarlo inebetita. «Mh? Dove l'hai messo tutto quel coraggio?» Continua, insistendo come invece prima ero io a fare, passandosi la lingua sul labbro inferiore e sorridendo sornione mostrando leggermente la dentatura. È come se improvvisamente vedessi quello che i miei pregiudizi mi avevano precedentemente impedito di vedere, nonostante fosse particolarmente evidente: l'aura sessuale che circonda questo ragazzo. Credo che percepirla non debba preoccuparmi più di tanto, penso anzi che sia piuttosto comune per chi gli sta vicino. «Damiano...» Cerco di interrompere quel momento carico di una tensione che non dovrebbe esserci. Lui non si smuove di un millimetro, e io comincio a sentire caldo. «Sai che c'è? Magari te fotto davvero a quer coglione» Sgrano gli occhi in seguito alle sue parole e non capisco niente di quello che sta succedendo. Probabilmente mi sta prendendo in giro ed è il suo modo di scherzare, e se la mia mente lo capisce il mio corpo fa un po' più fatica a comprenderlo. «Non fare l'idiota» È l'unica cosa che riesco a dire, maledicendomi quando la mia voce inizialmente risulta più acuta del previsto. «Non mi sembra che te dispiaccia» Con una sfrontatezza ancora maggiore il moro avvicina il viso al mio piegandosi appena sugli avambracci per poter pronunciare quelle parole al mio orecchio, e io entro in uno stato di trance causato dalla vicinanza e dal suo profumo intenso che mi invade le narici. Dopo aver trattenuto il respiro per tutto il tempo in cui le sue labbra hanno sfiorato il mio lobo, mi rendo conto che quello che sta succedendo non ha nessun senso e che devo subito tirarmene fuori. «Finiscila coglione» Lo dico accennando una breve risata sperando che lui creda che l'ho presa sul ridere, cosa che probabilmente sta facendo lui. «Come vuoi» Risponde secco il moro, prima di staccare i palmi dalla parete metallica e lasciarmi finalmente libera di respirare. Come mi aspettavo mostra un sorrisetto divertito e per nulla sorpreso, stava solo scherzando secondo me, quindi la migliore soluzione è fingere che non sia successo nulla. Ma poi cos'è successo, esattamente? È stato troppo drastico il suo cambiamento di personalità rispetto a ieri. Senza dirmi niente si incammina verso l'uscita della scuola, con la sua tipica camminata a passi lunghi e decisi. «Dove vai?» Gli chiedo alzando un po' la voce, non appena riprendo abbastanza fiato per attirare la sua attenzione. «Saltiamo la seconda ora. E la terza, e la quarta. Niente scuola oggi» Mi risponde dall'altra parte del corridoio, senza neanche voltarsi. «Perché parli al plurale?» «Perché tu vieni con me» «E chi l'ha deciso scusa?» «Io. 'Nnamo.» Alzo gli occhi al cielo e faccio una breve corsetta per raggiungerlo, sentendomi sollevata nel momento in cui mi accorgo di essere irritata dal suo atteggiamento. Allora non sono del tutto rotta.
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