Sono fuori dall'all you can eat di sushi da almeno dieci minuti ad aspettare i miei amici, ma tra il loro solito ritardo e il mio insolito anticipo penso che ne avrò ancora per un po'.
Oggi è martedì, e considerando che sono sparita per tutto il weekend sono stata praticamente costretta a venire a questa stupida inaugurazione del nuovo ristorante, anche se ne avrei fatto volentieri a meno.
Apparte che a me il pesce crudo fa anche schifo, ma poi dopo quel Venerdì è come se avessi un po' meno voglia di tenere eretta la mia maschera di perfezione, per questo sto evitando un po' chiunque.
Qui fuori c'è un sacco di gente, praticamente tutti quelli che conosciamo si trovano all'inaugurazione stasera. È un'arma a doppio taglio, da un lato con tante persone nessuno farà caso a me, dall'altro invece potrei agitarmi e mettermi in ridicolo davanti a tutti.
«'Na riccona come te va all'all you can eat?»
Per la prima volta nella storia mi trovo a dover nascondere un sorriso mentre mi volto verso quella che è evidentemente la voce di Damiano, rimanendo sorpresa nel trovare anche lui in questo posto.
È poggiato alla vetrata del ristorante con una sigaretta tra le labbra, un solo dolcevita gli copre il fisico asciutto, mentre io sono avvolta in strati e strati di tessuti caldi.
«Ciao anche a te»
Lo saluto da lontano, alzando gli occhi al cielo, e in tutta risposta lui sorride mostrando la dentatura perfettamente bianca e dritta.
Non mentirò, credevo che rincontrarlo dopo Venerdì mi avrebbe imbarazzato all'infinito e quasi fuggivo il momento in cui ci saremmo rivisti, eppure sorprendentemente ora mi ritrovo a sperare che sia lui a fare il primo passo ed avvicinarsi a me visto che io sono troppo poco sfacciata.
«E comunque è vero, non è il mio posto ideale. Preferisco i ristoranti alla carta con i camerieri in smoking e tutte quelle cose»
Sto allo scherzo, descrivendo esattamente il tipo di posto in cui non andrei mai.
Dopo aver accennato una risata il moro fa qualche passo verso di me, buttando a terra il mozzicone di sigaretta che ha consumato tra le labbra piene.
«Sul serio, che ce fai qua? Con chi sei?»
«Con i soliti, e tu?»
Lo vedo storcere un po' il naso quando faccio riferimento ai miei amici, ma fortunatamente evita di commentare.
«Io 'nmangio questa merda. So' venuto ad accompagnare Vic»
Chiarisce, per poi fare cenno col capo verso la sua auto. Si vede che sta per andare via.
Un po' mi dispiace, e non ho idea del perché.
«E dove vai ora?»
Chiedo, e dalla sua espressione si vede chiaramente che è stupito dal mio interesse verso i suoi spostamenti, quando fino a quattro giorni fa se l'avessi visto da lontano avrei cambiato strada.
«Mangio qualcosa ar Mc poi ritorno a prendere la principessina»
«Capito. È la tua ragazza?»
Non so neanche perché glielo sto chiedendo. Sono solo più di buonumore del solito da quando l'ho visto, quindi voglio evitare momenti di silenzio in cui entrambi finiremmo per ripensare alla mia figuraccia dell'altro giorno.
Lui mi guarda con un sopracciglio alzato e um ghigno divertito a sporcargli il volto che parrebbe altrimenti quasi fatto con lo scalpello, e io mi sento subito in imbarazzo.
«No India, non stiamo insieme»
Mi risponde, e sembra che le mie domande inaspettate gli paiano piuttosto divertenti.
«Buono il Mc»
Sogno ad occhi aperti, poggiando la testa sul muro poco curato dietro di me, storcendo le labbra al pensiero del cibo cinese che dovrò mangiare non volendo assolutamente toccare niente di crudo.
Che poi se potessi riempirmi la pancia di cibo cinese fritto mi andrebbe anche bene, ma il punto è che non ho voglia di sentirmi ripetere "non dovresti mangiarlo tutto, fa venire i brufoli e la cellulite" ogni due bocconi.
«Non è che sembri proprio entusiasta di questa cena»
Mi fa notare il moro, e in questo momento trovo quasi ridicolo il fatto che oggi siamo qua a chiacchierare come due amici qualsiasi quando settimana scorsa ci fulminavamo con gli occhi dalle parti opposte dei corridoi.
«Non lo sono. Mi fa schifo il sushi»
«Te 'nstai mica bene. Cioè menomale che non te piace quella merda, ma che cazzo ce fai qua allora?»
Vorrei trovare una risposta alla sua domanda ma effettivamente qualsiasi motivazione suona ridicola anche nella mia testa.
«Non lo so neanch'io»
Il tono con cui dò quella risposta risulta molto più triste e profondo di quanto avessi programmato, perché inconsciamente ho esteso la sua domanda al mio intero rapporto con i miei amici.
Cosa ci sto a fare insieme se neanche mi piacciono?
«Damiano»
Richiamo la sua attenzione, cercando un contatto visivo che come sempre trovo dopo un istante.
Nel sentirmi pronunciare il suo nome senza alcuna nota polemica per la prima volta in assoluto, il moro accenna un sorrisetto che ha sempre un velo ironico.
«Sì?»
«Ci vai da solo al Mc?»
Mi scruta qualche secondo come se stesse cercando di capire cosa c'è dietro alla mia domanda, e dopo più di cinque secondi in cui i suoi occhi sono incastrati nei miei comincio a sentire un certo calore sulle guance.
Spero di non essere arrossita.
Poi le sue guance si gonfiano come se stesse per scoppiare a ridere, cosa che fa in modo abbastanza contenuto qualche istante dopo.
«T'apposto Biancaneve? Vuoi che te chieda de venì con me?»
Ride, mettendo in bella mostra il pomo d'Adamo pronunciato e un paio di marcare fossette a cui non avevo mai fatto caso.
Arriccio le labbra in una smorfia incerta, e nonostante sia un po' imbarazzata dal suo tono credo di essere abbastanza brava a non darlo a vedere.
«Tu chiedimelo, ma non so ancora cosa risponderò»
Confesso, ricevendo in risposta uno sguardo un po' divertito e un po' sconvolto, effettivamente oggi sto parlando come una pazza.
«Vuoi venì con me al Mc?»
Chiede, stando al gioco, ma io non sto scherzando. Non so davvero cosa fare.
Anche solo il fatto che lo stia prendendo in considerazione a pensarci bene è piuttosto ridicolo, o almeno lo sarebbe stato fino a qualche tempo fa.
Mi guardo intorno e tutta l'incertezza passa in un solo istante, quando vedo da lontano i miei amici uscire tutti quanti dalla macchina di Marco, vestiti come se fossero ad una serata di gala e con la voce così alta che è perfettamente udibile anche dalla parte opposta del parcheggio.
«Sì. Però adesso»
Annuncio, tornando a rivolgere la mia attenzione a Damiano che mi continua a guardare piuttosto esterrefatto.
Poi senza dire più niente apre la sua auto e mi fa galantemente cenno di andare per prima, e mentre mi ci avvio non so neanche io cosa cavolo sto facendo.
Quando saliamo in macchina lui esita un attimo prima di partire, si gira verso di me e mi osserva per qualche secondo come se mi stesse studiando.
«L'inizio della ribellione di Biancaneve?»
Non capisco se mi stia sfottendo o se sia invece soddisfatto, nel dubbio mi limito a sbuffare una breve risata.
«Silenzio e guida, idiota»