Undici

1183 Parole
Sbuffando mi decido a mettere il silenzioso dopo la terza chiamata di seguito da parte di Marco. Li ho avvisati molto sbrigativamente sul gruppo w******p che mi sarei assentata per un problema che si è presentato all'ultimo, e se tutti gli altri se ne sono fatti una ragione, il biondo continua a chiamare ripetutamente. «Non l'ha capito che tanto non gliela dai?» È il commento piuttosto fine di Damiano dopo che il mio telefono squilla per la quarta volta, mettendo in bocca una delle patatine stranamente ancora calde. «Damiano!» Lo rimprovero, corrugando le sopracciglia e facendolo ridere sommessamente per la mia reazione. «Marco non vuole portarmi a letto» «Certo che vuole quer coglione» «E tu che ne sai scusa?» Gli chiedo, accennando un sorriso divertito per la sua convinzione profonda. «'o so e basta, piuttosto perché tu non lo sai?» Alzo gli occhi al cielo e decido di cambiare discorso, dando un altro morso al mio Gran Crispy che è un passo verso il paradiso. Damiano mi osserva con un angolo della bocca sollevato, e io mi sento subito a disagio sotto ai suoi occhi profondi. «Hai del bacon appiccicato in faccia» «Dove?» Gli chiedo subito, imbarazzandomi, per poi cominciare a passarmi il tovagliolo vicino alla bocca senza però trovare nessun punto unto. «Vicino al labbro» Mi risponde, sorridendo divertito, ed è come se qualsiasi cosa imperfetta io faccia lo divertisse allo sfinimento. Continuo a cercare di pulirmi finché non inizio a pensare che sia uno scherzo, sicurissima di essere arrossita alla grande ormai. «Aspetta faccio io» Prima che possa prevederlo si sporge col busto in avanti, poggiandomi il pollice appena di fianco al labbro superiore, facendomi abbassare lo sguardo e mancare il fiato per un secondo. Solo perché non sono abituata ad avere contatti con gente che conosco appena, ovviamente. Esita per qualche istante a contatto con la mia pelle, guardandomi negli occhi in modo tanto diretto da rendermi difficile deglutire. Poi strofina un po' il polpastrello nel punto dove si è appoggiato, facendo cascare sul tavolo le briciole che avevo sul volto. Rimane di fronte a me per un po', inclinato col corpo verso il mio e con il viso ancora alla minima distanza che era necessaria per individuarmi lo sporco addosso. Sono la prima ad allontanarsi, riappoggiandomi allo schienale della sedia e sfoggiando un piccolo sorriso imbarazzato per ringraziarlo. «Allora, me racconti perché stai a scappà dagli amici tua?» Spezza il silenzio senza neanche un minimo di imbarazzo della voce, e questa sua sfacciataggine è forse la qualità che gli invidio di più. Oltre ai capelli con quelle onde naturali perfette, ovviamente. «Avevo solo voglia di Mc Donald» «Avevi voglia de stà co' me magari invece» Dal suo tono è evidente il fare scherzoso, solo questo mi ferma dall'arrossire di nuovo e dall'ammutolirmi. «Ti piacerebbe» Rispondo, alzando e abbassando le sopracciglia, facendolo ridere per il mio modo goffo di scherzare. «Dai lo sappiamo tutti che mi vuoi» Continua a cercare di innervosirmi con il suo tono ammiccante, ma una cosa utile che ho imparato nel breve tempo in cui l'ho conosciuto un po' di piu è il riconoscere quando scherza. Sembra una cavolata ma non era facile da capire prima, mentre adesso posso sapere chiaramente che quando sorride in quel modo è perché mi sta prendendo in giro. «Ma piantala, non sono neanche sicura che tu mi piaccia come amico» Gli rispondo, per poi finire lanciandogli una patatina addosso che lui raccoglie tranquillamente dai pantaloni su cui era caduta e mangia subito dopo. «Comunque no, non è che scappo da loro. È solo che è come se non avessi proprio voglia di vederli» «Continuo a non capire come una come te sia finita con loro» Una come me, Damiano? E come sono io? «Magari te ne parlerò un giorno» Cerco di far bene intendere che l'ultima cosa che voglio oggi è avere i miei amici come centro del nostro discorso. «Ti porti dentro troppe cose che non dici India, stai attenta a non esplodere» Lo dice come se fosse puramente un consiglio, scuotendo il capo con fare preoccupato, per poi semplicemente ricominciare a mangiare il suo panino senza aggiungere un'altra parola. È chiaro che non si stia riferendo ai miei amici ma a ciò che è successo l'altro giorno, e nonostante sapessi che prima o poi il discorso sarebbe venuto fuori, speravo comunque che non succedesse. So che ha ragione, ma purtroppo non credo che riuscirò ad aprirmi in questo senso. Faccio un respiro profondo, preparandomi ad ammettere ciò che non ho mai ammesso ad alta voce. «È come se non volessi passare a qualcun altro quelle cose brutte. Anche solo sentirle, sapere che a qualcuno sono successe, è un peso che io non voglio dare a nessuno» Confesso, e non è per giustificarmi, ma semplicemente per fargli capire cosa c'è dietro al mio non voler parlare. O almeno, parte di ciò che c'è dietro. Alza lo sguardo dal suo panino, guardandomi fisso negli occhi mentre finisce di deglutire, con l'intensità di chi sta riflettendo sulle parole altrui. «Sai cosa penso?» Se ne esce dopo un po', incrociando le braccia al petto ed alzando appena il mento. Faccio un cenno di dissenso col capo, faticando a guardarlo negli occhi per colpa dell'argomento che stiamo trattando. «Che nessun padre, nessuna madre, nessun amico penserebbe a se stesso se tu gli parlassi del tuo dolore» Fa una breve pausa per guardarmi negli occhi e assicurarsi che lo stia seguendo. «Nessuna persona che ti ama preferirebbe stare bene nell'ignoranza del tuo male piuttosto che soffrire co' te» E quando lo guardo io semplicemente so che non sta mentendo. Quando non distoglie lo sguardo dal mio, non vacilla neanche per un istante io so che è sincero. E se lo crede lui che a malapena mi conosce, allora magari sarà così anche per gli altri. Non sono ancora pronta, Damiano, ma forse un giorno. Gli sorrido timidamente e lui ricambia in modo molto meno serio, tornando improvvisamente il solito sbruffone che sotto sotto comincia a sembrarmi divertente. «Tra un po' io devo andare a prendere Vic. Che fai tu, vieni con me?» «No, meglio di no. Se i miei amici scoprono che li ho abbandonati per stare con te impazziscono» Dico, sbuffando una risata, per poi interrompermi immediatamente e sgranare gli occhi quando realizzo cos'ho detto. Damiano si lecca le labbra e sorride in modo beffardo, e io mi schiarisco la voce dall'imbarazzo. «Li ho abbandonati per il Mc, intendo. Non per te ovviamente» Mi correggo, ma ormai Damiano si sta già atteggiando da primadonna annuendo con fare sarcastico. «Certo, come vuoi tu Biancaneve. Comunque è meglio anche per me, dovrò lavorare molto prima de farle capire che sei a posto» Rido anche se in realtà mi dispiace aver dato un'immagine sbagliata di me, ma se i suoi amici sono come lui spero che cambieranno idea altrettanto velocemente. «Allora dobbiamo andare?» Chiedo, iniziando a prendere la borsa e a mettermela in spalla. Lui mi osserva per qualche istante con sguardo indecifrabile e un angolo della bocca un po' sollevato verso l'alto. «Ancora cinque minuti»
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