Quei cinque minuti passano così in fretta che prima che possiamo accorgercene sono già diventati dieci, quindici o forse anche qualcosa in più.
E non trascorrono velocemente perché ci diciamo chissà cosa, sia chiaro, è solo che tra una battuta stupida e una frase con la pretesa di essere seria il tempo ci è sfuggito dalle mani, e ora siamo in ritardo rovinoso sulla tabella di marcia.
«Sono quasi le dieci»
Avviso il ragazzo di fronte a me con voce allarmata, non appena sbloccando il display del mio cellulare noto che siamo qui da più di due ore.
«Cazzo. Ce semo distratti, andiamo»
Un po' mi dispiace interrompere quella cena inaspettatamente piacevole, ma forse è meglio così.
Credo che dargli subito eccessiva confidenza non sia proprio una buona idea.
Prendo la mia borsa e seguo il moro che esce dal fast food al passo lento di qualcuno che non è in ritardo clamoroso, e la sua calma mi incuriosisce molto.
Lo affianco mentre attraversiamo il parcheggio per raggiungere la sua auto elegante ma piuttosto datata, e nel frattempo lui si accende una sigaretta rallentando ancora di più il passo.
«Grazie per aver pagato per me, insomma, non dovevi»
Lo ringrazio con un po' di imbarazzo, mentre con fare infantile calcio un sassolino più grande che ingombra la ghiaia del parcheggio sterrato.
«Non penso che te sarebbe cambiato qualcosa altrimenti»
Ecco, forse l'unica cosa che mi infastidisce del suo carattere e a cui non riesco a passare sopra sono i continui riferimenti al mio conto in banca.
«Per una volta che fai un gesto carino puoi provare a non vanificarlo?»
Lo incalzo, alzando gli occhi al cielo, e lui sbuffa una risata scuotendo la testa e guardandomi col fare di chi la sa lunga.
«I gesti carini che ho fatto pe' te in una settimana sò molti più di quanti ne abbia mai fatti pè gli altri»
Mi fa notare, facendomi l'occhiolino, ed effettivamente non posso dargli torto.
Chissà perché, poi.
Lo osservo fare un tiro consumando un po' della cartina della sigaretta che stringe tra le dita, incavando le guance e abbassando appena gli occhi per osservare il fumo che poi fa uscire dalle labbra morbide.
«Vuoi dirmi che normalmente sei ancora più scorbutico di così?»
Gli chiedo, riprendendo il tono scherzoso quando mi accorgo di essermi soffermata un po' troppo sull'osservare la sua figura.
«Dipende»
«Da cosa?»
«Dalla persona»
Taglia corto, rivolgendomi uno sguardo fugace mentre entriamo in macchina, e per un secondo tentenno dal seguirlo a ruota stupita dalla sua risposta.
Quando però con molta gentilezza mi suona il clacson dopo neanche due secondi di incertezza, i miei pensieri vengono interrotti e mi ritrovo a sedersi al posto del passeggero dopo aver sbuffato sonoramente.
Guardando l'orario noto che sono già le dieci e un quarto e considerando che per arrivare a casa mia ci vogliono dieci minuti, quindi ne metterà altrettanti per andare da lì al sushi, rischio che per colpa mia arrivi davvero troppo tardi.
«Senti se vuoi io torno a piedi. Davvero, non è un problema farmi una passeggiata, e poi altrimenti te non arrivi più»
Mi guarda quasi divertito, distogliendo l'attenzione dalla guida per un istante, per poi tornare a guardare la strada e sorridere beffardo.
Picchietto le dita sul sedile in attesa di una risposta, eppure lui sembra aver trovato davvero ilare la mia proposta.
«Hai finito de dì cazzate Biancanè?»
«Volevo solo essere gentile»
«'o sei stata»
Dopo avermi dato il mio contentino torna a canticchiare qualche canzone che passa la radio di sottofondo, e io abbandono il capo sul poggiatesta, guardando fuori dal finestrino il cielo che si sta riempiendo di nuvole scure.
Forse pioverà stasera.
Chiudo gli occhi e inconsapevolmente mi concentro sulla voce bassa di Damiano che canta quasi sussurrando le canzoni anni '80 che passano alla radio, e inconsciamente sorrido.
In un secondo mi sento rilassata dal suo tono caldo e dal suo picchiettare i polpastrelli sul volante.
Ogni tanto mi capita di chiedermi cosa cavolo ci faccio con lui questa sera, eppure non ho neanche voglia di pensare ad una risposta.
A distrarmi dall'ascolto di quel canticchiare c'è il mio cellulare che vibra ancora per l'ennesima volta della serata, e indovinate, è sempre Marco.
«Ma questo te molla o no?»
Sbotta Damiano, dopo aver guardato di sbieco sul mio display per assicurarsi che fosse ancora lui.
Trovo la sua reazione buffa, manco questo stesse ossessionando lui da tutta la sera.
Gli rispondo con una faccia disperata per poi rispondere al cellulare mentre vedo che ci stiamo avvicinando sempre di più a casa mia.
Damiano da buona pettegola mi fa segno di mettere viva voce, e io obbedisco anche se so che lo vorrà solo prendere in giro.
«Eh?»
«Eh? Rispondi così dopo una sera intera che mi ignori completamente?»
Mi gratto la nuca cercando di mantenere la calma, e getto lo sguardo al moro al mio fianco che a stento trattiene una risata.
«Avevo da fare, stavo...studiando»
«Ah sì, e dove? Perché io sono fuori da casa tua e nessuno risponde al citofono»
Credo che da quanto spalanco la bocca la mia mascella sia letteralmente crollata a terra, e Damiano al mio fianco sembra sorprendentemente altrettanto scioccato.
Senza preavviso riattacco in faccia a Marco e guardo il moro in preda al panico quando stiamo per entrare nella via della mia casa.
Non voglio vederlo stasera, ho fatto tanto per evitarli tutti insieme, figuriamoci se sono dell'umore di un incontro uno a uno.
«E adesso?»
«Dovrai affrontarlo»
«No Damiano! Non voglio ti prego non lasciarmi con lui»
Lo imploro attaccandomi con le dita al suo maglioncino e sporgendo il mio labbruccio conquistatore.
Continuando a guidare mi rivolge un'occhiata non abbastanza veloce da non concentrarsi sul mio faccino tenero, poi torna alla strada e alza gli occhi al cielo, girando il volante e svoltando nella prima via che ci allontani dalla mia abitazione.
«Poi dici che 'nsei viziata»
Mi prende in giro, e io tiro un sospiro di sollievo.
«Grazie»
Pronuncio soddisfatta, abbandonandomi al mio sedile, anche se adesso non ho idea di cosa faremo.
Spero vivamente che non mi porterà con lui a prendere Victoria, sarebbe la cosa più imbarazzante del mondo.
Ferma l'auto in una via poco più avanti, compone un numero sul cellulare e fa una chiamata veloce uscendo dalla macchina.
Io lo seguo a ruota, volendo prendere un po' d'aria, e quando lo raggiungo dall'altra parte della strada lui sta già riattaccando.
Mi avvicino di soppiatto e lui mi guarda subito più rilassato, per poi infilarsi le mani in tasca e poggiarsi con la schiena al muro.
«Va Thomas a prendere Vic. Che se fa ora?»