36 Non parlo, non canto, non sputo. Stavo per farlo, giuro. Avevo già aperto a mezzo la bocca, appoggiato la lingua sul labbro inferiore nell’atto mieloso di chi attacca a parlare annunciando il tono suadente e umile del subalterno, quando il mio prologo espressivo, teso a rassicurare Rambo, è stato mozzato da un rombo (Rambo, rombo, è una schifezza, ma è stato involontario) lontano e via via crescente. L’evento nuovo mi consiglia prudenza. E la prudenza è madre del silenzio. Mi dispongo all’ascolto. Una macchina si sta avvicinando alla casa. Ha rallentato. Fine indagatore dei segni e attento conoscitore di dettagli, il mio cerbero ha corrugato la fronte. Anche per lui, ne sono certo, questo frullare di pistoni è sospetto. Mi guarda torcendo la testa. Non vorrei che adesso gli venis

