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597 Parole

29Dorme un’ora sul letto che fu di Heinrich Schnabel, a un metro e mezzo dal divano su cui il tedesco giace con gli occhi aperti e il cranio squarciato dalla fucilata. Il Mostro si sveglia. Il morto no. Il Mostro va in bagno a orinare. Riprende a dialogare. Sembra ieri. Era metà mattina. Non pioveva. Però mancava poco. Quanto è passato? Un anno, più o meno. Tu stavi seduto a un tavolino, in Piazza San Marco. L’orchestrina suonava una specie di tango. Pianoforte, violino, bandoneón. Anch’io occupavo un tavolo. Ti lanciai un vago cenno. Ti alzasti. Venisti di fronte a me. «Io non ho detto che puoi sederti», precisai mentre spostavi la sedia di alluminio. Furono esattamente queste, le prime parole che ti rivolsi: “Io non ho detto che puoi sederti”. Rimanesti in piedi. Immobile.

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