- Jim e sua figlia… Lily?
- Lei sta bene, purtroppo per il signor Conley non c’è stato nulla da fare…
Lara sospirò, le voltò le spalle per riprendersi da quelle emozioni che aveva cercato a lungo di soffocare, poi soltanto di nascondere agli altri:
- Non oserà colpire me… non dopo aver acceso i riflettori di tutta l’Unione su questo viaggio a Olympia.
- Non era mia intenzione spaventarla, signorina.
- Ormai non avrebbe importanza, credimi. Vieni con me, Greta sarà felicissima di rivederti.
Risalirono insieme il lieve pendio che portava a casa Swartz. Incupito, Andrea si chiese se le nuove portate dalla Servitrice non fossero soltanto riuscite ad addensare le nuvole plumbee che già incombevano sul capo della sua amata.
***
Il giorno dell’arrivederci giunse troppo presto, quasi respingendo Lara Gray sull’orlo del ripensamento quando la Nave Madre apparve all’orizzonte, salutata dalle grida d’esultanza di buona parte della cittadinanza riunita in piazza della Sfera, davanti al palazzo del governo di Heaven Harbor, per accogliere i rappresentanti della capitale. Chi aveva sperato in un appariscente corteo di burocrati dovette restare deluso. Fu il solo Uriel Tarquinius, irriconoscibile a quanti avevano vissuto con lui i lunghi anni di dittatura invidiosa a Heaven Harbor, a presentarsi all’incontro ufficiale con la Gray per scortarla al gigantesco velivolo che l’aspettava fuori dalla cupola. Accanto a lui, un rappresentante del nuovo corpo di guardia della Milizia Bianca che da quel giorno in poi avrebbe “migliorato” lo stato di sicurezza dei cittadini dopo gli ultimi disordini nel Nord dell’Unione.
I capelli completamente bianchi al pari dell’uniforme, il breve mantello orlato d’oro che gli scendeva appena sopra i gomiti, parve a Greta uno dei principi da fiaba usciti dai libri illustrati dell’antica biblioteca degli Swartz. Poi riconobbe lo sguardo asimmetrico, le iridi di diverso colore, il sorriso ironico e beffardo al tempo stesso.
- Perché è qui anche lui? – chiese a una Lara già in allarme.
Era troppo tardi perché la sua protettrice potesse darle una spiegazione plausibile. Il governatore di Heaven Harbor si avviava già verso il Primo Segretario dell’Unione per dargli il benvenuto ufficiale; tutto il resto del suo seguito, Greta e Lara comprese, furono costrette a seguirlo per omaggiare l’ombra del governo centrale, a lungo rimasta assente da quelle latitudini.
- Lieta di ritrovarti, Lara. Sempre più bella, nonostante tutto. – fu il saluto di Uriel, il sorriso tagliente immobile, a beneficio dei droni-obiettivo dei media che continuavano a ronzargli intorno.
- Non mi chiami così. Qui il mio nome è Chloe.
- Oh, scusa per la gaffe allora. Puoi almeno concedermi di darci del tu?
- Penso sia meglio andare.
Greta le restò attaccata per tutto il tragitto dalla Sfera alla camera di purificazione, mentre Ruth e Lotte seguivano a rispettosa distanza, per non intralciare le operazioni dei soldati incaricati della sorveglianza. Andrea e suo padre recitarono alla perfezione la loro parte all’interno del comitato di accoglienza; il solo Uriel sembrò non abboccare all’amo. Dopo aver stretto la mano del governatore, fece un cenno al Servitore che gli porgeva la maschera protettiva prima dell’uscita.
- Un’ultima parola, governatore Swartz. Vogliate accogliere il nuovo comandante della milizia cittadina, il signor Fate Herschel, come fosse uno dei vostri. Il presidente Lucetius ripone la massima fiducia in lui e nelle sue doti tattiche.
Boris Swartz scambiò un’occhiata perplessa con suo figlio, prima di sorridere di rimando ai sottintesi di quello strano congedo.
- Se fiducia può meritare un soldato che ha già tradito una volta…
- Può servire assai meglio il suo padrone il Servitore che ha sbagliato una sola volta alla luce del sole, piuttosto che colui che ha astutamente celato il suo tradimento per anni, dietro un consenso di facciata. Non crede anche lei, governatore?
Andrea stava per ribattere, quando suo padre gli sfiorò impercettibilmente il braccio, a pochi centimetri dal suo:
- Spero che il caso Klauss possa risolversi nel migliore dei modi. Resto in debito con lei, per aver sospeso l’esecuzione al ritrovamento del campione con la nuova formula.
- Oh, chissà che il Divo non l’avesse già messo da conto. Sbagliamo a sottovalutare i nostri superiori, soprattutto quando non ne abbiamo mai goduto la compagnia.
Boris Swartz arrossì quando si precipitò a stringere la mano che il Segretario gli aveva porto per primo. Nonostante le mille cerimonie, i saluti parvero lo stesso ambigui, troppo frettolosi.
Lotte ebbe appena il tempo per raggiungere Lara a un passo dalla camera di purificazione. L’amica l’abbracciò, mandando allo stesso tempo un bacio a Greta che era trattenuta per la mano da Ruth.
- Promettimi che tornerai. Qualsiasi cosa accada, promettimi che ti rivedremo.
- L’ho già fatto, Lotte. Non preoccuparti.
Gli applausi accompagnarono l’ultimo tratto fino al portellone della Nave Madre. Andrea fu l’ultimo a stringere la mano alla sua antica innamorata: a un solo sguardo affidò tutto ciò che aveva da dirle perché rientrasse nella sua vita ancora una volta, avesse o meno ancora una possibilità, in futuro, di essere corrisposto.
Sola nel vasto ambiente che fungeva da sala d’aspetto e punto di raduno dei membri dell’equipaggio, Lara ebbe tutto il tempo di ripercorrere con la mente i giorni, le settimane, i mesi che l’avevano separata dal suo uomo. Sei mesi continuavano a sembrarle troppo pochi, rispetto alla sensazione di non averlo mai avuto abbastanza accanto, dal giorno della sua irradiazione. Proprio quando avrebbe dovuto diventare suo per sempre, Isaac aveva cominciato a sfuggirle: si erano messi di mezzo il destino, l’invidia, le macchinazioni di chi avrebbe dovuto garantire la loro felicità e invece aveva rischiato soltanto di distruggere per sempre il suo sogno d’amore.
Di chi era la colpa? Era davvero Noah il responsabile di tutto? O piuttosto era sempre stato un burattino del presidente della Transatlantica, l’imperatore dei Perfetti descritto dai suoi stessi collaboratori, anonimamente e a mezza voce, come un mostro sadico privo di sentimenti? E poi c’era Uriel Tarquinius. Lui era soltanto l’ombra del suo superiore: Lara non si fidava di lui, eppure aveva ancora molte domande da porgli, interrogativi che non avevano smesso di tormentarla da quando era scampata alla distruzione di New Harmony ad opera della stessa macchina da guerra su cui ora stava viaggiando.
- Non ti hanno ancora mostrato la tua stanza? Oh, devi scusarli. Qui non ci sono Servitori, solo soldati abituati agli ordini dei loro diretti superiori.
Lara sussultò quando la voce di Uriel le arrivò da ogni parte, rimbalzando per le superfici di metallo dell’ampio soffitto e sui pilastri che intervallavano la sala. Faticò qualche secondo a individuare la sagoma dell’uomo che le si avvicinava da uno degli ingressi secondari:
- Ci prepariamo a decollare. Sarebbe meglio ti mettessi comoda: sarà un lungo viaggio.
Alla fine Lara si decise a seguirlo per uno dei corridoi che portavano al ponte superiore. Il particolare che su di lei ebbe maggior effetto, dopo la sproporzionata vastità degli ambienti ciechi, delle sale completamente spoglie, delle volte a botte rivestite d’acciaio brunito, era la desolazione che le trasmetteva l’assoluto silenzio degli interni, la quasi completa assenza di personale di bordo.
- Spero non ti disturbi. Questa Nave è programmata per essere quasi completamente autosufficiente; la sola cura dell’equipaggio è quella di mantenere la rotta e il giusto livello di carburante. Non trovi sia una meraviglia del mondo contemporaneo? Olympia è l’unica città al mondo che po’ vantare un simile prodigio della tecnologia. – le spiegava Uriel, precedendola lungo la successione delle stanze dedicate all’alloggio di fantomatici “visitatori”.
- A disturbarmi è il fatto che abbiate sentito la necessità di inviare a Heaven Harbor il vostro “prodigio” soltanto per offrirmi un passaggio alla capitale.
L’altro sorrise, fermandosi finalmente per indicarle la porta del suo alloggio:
- Un imperatore così criticato avrà pure il diritto di mostrare la sua gloria ai propri sudditi.
- L’ha già fatto quando ha raso al suolo la mia città natale, mi pare. L’ha fatto quando ha provocato una strage di civili innocenti, Imperfetti e Perfetti che vantavano con lui legami di fedeltà, rispetto, ammirazione…
- Calma, calma, signorina Gray. Non siamo qui per discutere di argomenti di politica interna. Parecchie delle decisioni del Divo sono vagliate e approvate dal Senato di Olympia.
- In tal caso il vostro Senato ha le mani macchiate di sangue.
Uriel tornò a indicarle l’entrata alla camera che l’avrebbe ospitata per i due giorni di viaggio verso Antartica. La donna ritrovò i suoi bagagli, finanche una scia del profumo di Charlotte Swartz che le provocò una stretta al cuore. Nelle mani di quali mostri era stato affidato il destino di Isaac? E cosa sarebbe accaduto a lei, una donna sola e completamente indifesa, una volta che fosse giunta al cospetto del dittatore di mezzo mondo?
- Aspetta… - richiamò la sua guida, già tornata in corridoio. – Spiegami perché non mi uccidesti allora, alla Guglia. Dimmi perché risparmiasti me e la bambina.
Uriel si voltò, le mani incrociate dietro la schiena, l’espressione serena di un mero sottoposto senza macchie sulla coscienza:
- Se l’avessi fatto, il tuo innamorato avrebbe potuto decidere di mandare tutto a monte, e di portarsi nella tomba il nascondiglio del campione.
- Sapevi che mi sarei diretta a Heaven Harbor, non è vero? Era l’unica città in cui avrei potuto rifugiarmi.
- Chloe, cara. Lucetius ha ben altri grattacapi che quello di dar la caccia a una povera e bella Perfetta con qualche grillo per la testa…
- Cosa avete intenzione di farmi, allora? Perché non l’avete ancora ucciso? Perché non avete lasciato che scontasse la sua pena in una delle città dell’Unione, com’è accaduto per altri Perfetti sopravvissuti?
“Perché volete che io sia presente, quando lo giustizierete?”, stava per aggiungere, ma l’ultima domanda le morì in gola. Forse aveva paura della risposta che lui le avrebbe dato, forse voleva allontanare il più possibile il momento in cui il Divo l’avrebbe guardata negli occhi e l’avrebbe condannata alla stessa sorte del suo compagno.
- Chi può scrutare nella mente contorta del nostro presidente… Ti ho mai detto che è un tuo grande ammiratore? Dice di aver visto ognuno dei tuoi vecchi film, o forse se ne vanta soltanto per far scena. Ad ogni modo, è curioso di vederti di persona.
- Tutto qui? È curioso?
- Duecento anni di vita sono lunghi, Chloe. Se non ci fosse qualche piccolo capriccio, come vuoi che si resista alla noia?
Alzò le spalle e le regalò un altro dei suoi sorrisi ambigui, affilati, ricchi di lugubri sottintesi.
- Sai benissimo che quell’uomo è completamente impazzito da anni.
- Non lo siamo tutti? Non lo diventiamo tutti noi Perfetti, dopo che ci prende il tedio di questa vita così lunga, fatta di anni tutti uguali, senza neppure più il conforto del trascorrere vario delle stagioni?
- Non è una buona ragione per…
- Lascia che ti spieghi una cosa, Chloe Gray.
Si avvicinò di nuovo a lei, stavolta serio al punto che la donna retrocesse di qualche passo, fino a premere la schiena contro lo stipite di metallo.
- Il torto è dell’umanità intera. È l’uomo a essere un essere corrotto, e la ragione non è nient’altro che un abito sottile con cui si abbiglia la follia. Chi credi che abbia inventato il Cryostamen, se non un essere umano? Chi degli Imperfetti e dei Comuni di cui pullula il mondo non ucciderebbe, ingannerebbe, tradirebbe, mentirebbe per un goccio di quel siero? La morte farebbe rabbrividire anche il figlio di Dio, mia cara. La morte fa invecchiare, indebolisce, distrugge, cancella con un colpo di vento. La morte rivela all’uomo la sua pusillanimità…
Lara scosse il capo, nel tentativo di fermare quelle giustificazioni forse troppo astratte per un uomo che stimava parecchio più astuto di un qualsiasi servo della politica unitaria:
- Questo non dovrebbe darti il diritto di eseguire gli ordini di un assassino!
- Ti ho già detto che dipende dai punti di vista. Lucetius è l’espressione dell’uomo autentico, l’uomo che è guarito anche dall’ultima delle sue insicurezze, e che infine è libero di sognare qualcosa di nuovo, universale, migliore per tutti i suoi sudditi.
- Un mondo di schiavi?
- Un mondo di Perfetti! Un mondo imperituro, una Terra finalmente guarita dal veleno grazie al Neo-C! Abbiamo bisogno del nostro Divo, Chloe. Lui è l’unico a poter guarirci dall’invidia, dalla confusione e dalla paura degli Imperfetti…
- A ribellarsi è stato solo chi credeva in un mondo libero…
- Un mondo preda del caos, vuoi dire. Guarda cosa succede in Cisatlantica. Assisti pure all’ascesa e al declino di uno dei pochi presidenti filo-comuni dell’Unione. La democrazia è l’anticamera dell’anarchia, e l’anarchia lo specchio di una vita senza più senso.
- Meglio le catene, allora?
Uriel increspò le labbra, tornando a sorridere a mezze labbra:
- Meglio la perfezione. Meglio gli algidi marmi di Olympia.
Lara trascorse le lunghe ore di viaggio nella sua cabina, dedicandosi alla lettura, alla risistemazione dei bauli, o a lunghe meditazioni sui possibili scenari che le si sarebbero prospettati una volta alla corte di Lucetius. La conversazione con Uriel Tarquinius l’aveva colpita soprattutto per la sicurezza con cui il Primo Segretario professava la sua assoluta fedeltà al presidente dell’Unione. Quanti altri Senatori suoi pari dovevano esserci in Acropoli? Ora capiva perché il potere di Maximus Lucetius si era mantenuto inalterato per così tanti decenni. A nessuno importava nulla delle ingiustizie che si consumavano sotto le cupole dei distretti semiautonomi della Transatlantica, semplicemente perché la vita era deprezzata a mero strumento di dominazione. A nessuno dei suoi governanti importava quanto la popolazione fosse felice o appagata: la scelta era semplicemente tra dominanti e dominati, mortali e immortali, vinti e vincitori.