3.

1327 Parole
Jake aspetta qualche minuto prima di avvicinarsi a Logan. Tenta di incastrare i propri occhi in quelli persi dell'altro, ma inutilmente. Cercare di comprendere Logan si sta dimostrando la cosa più difficile che si sia mai ritrovato a dover fare. Quando l'ha conosciuto, non gli interessava niente del genere e il vederlo solo attraverso uno schermo non implicava simili dettagli; ora, invece, deve affrontarlo in carne e ossa. Sa di essere la causa di molte cose successe nella sua vita e questo lo fa già sentire abbondantemente in colpa… ma c'è dell'altro. Jake sta bene. Non che la sofferenza di Logan gli provochi questa sensazione di appagamento, anzi, ma l'aver pensato solo ed esclusivamente a se stesso, mentre prendeva la macchina e si precipitava a casa di colui che ha dato inizio a tutto, l'ha aiutato a fare finalmente chiarezza nel casino di pensieri, informazioni e dubbi che sconvolge da tempo la sua testa. Il bacio con Logan ha definitivamente messo un punto alla faccenda. E a Jake dispiace aver probabilmente causato una futura lite con Harry e una ancora peggiore tra quest'ultimo e Logan. Ma lo rifarebbe, subito. Baciare Logan gli è piaciuto. Molto. Tanto. Forse non come baciare una ragazza, ma non si è fermato dopo il primo secondo: ha continuato con maggior piacere nel farlo e il fatto che non l’abbia disgustato forse faciliterà l'accettare la cosa. Jake ha passato due anni ad affogare dentro di sé il ricordo di Logan e di sensazioni schifose provate nei propri confronti e nei confronti del responsabile. E ancora adesso – anche se in misura decisamente minore – lo spaventa aver concluso che erano e sono tutte emozioni vere e reali… ma sicuramente meno rispetto a quando aveva diciassette anni e nelle vene pura e semplice voglia di divertirsi. Ora non è maturo e pronto ad affrontare di petto i casini, ma le circostanze gli stanno insegnando la chiara necessità di accettare un passo alla volta gli imprevisti, analizzarli e subito dopo confrontarsi con loro. Tutto ciò l'ha portato a casa di Logan. A baciarlo e ad apprezzare quel bacio. Forse non gli piace Logan, e quella che prova è semplice attrazione per un bel ragazzo, ma almeno sa di avere questo qualcosa di “diverso” dentro di sé. Deve solo farci i conti un po' alla volta e accettarlo senza l'impulso di schermarsi con odio, paura e repulsione. Niente più problemi. «Te ne devi andare.» Il sorriso che Jake non si era accorto di aver stampato in faccia scompare velocemente e lui guarda il volto inespressivo di Logan. Non riesce a leggerci niente. Reprime il senso di colpa. «Come?» «Ho detto che te ne devi andare.» Logan finalmente lo guarda, le iridi chiare come un velo trasparente. «Hai fatto il tuo bell'esperimento. Ora però tornatene a casa.» «Logan.» «Jake. Tyler se n'è andato. E io sapevo che sarebbe successo, perché a quanto pare ho molti problemi e me lo sentivo che lui avrebbe gettato la spugna. Ma—» Logan strizza gli occhi e si passa due dita sulla fronte. «Devi andartene.» Jake inclina la testa, con sincera curiosità negli occhi. «Hai provato qualcosa?» «Mio Dio! Non me ne frega niente se il tuo test da gay represso ha dato i suoi frutti! Sono felice per te, ma no. Ho provato solo rimorso, disprezzo per me stesso e un forte desiderio di trovare Harry al tuo posto, questa mattina.» La voce di Logan si spezza in continuazione, mentre vomita fuori le parole, ma Jake non insiste oltre e si lascia colpire da esse senza battere ciglio. «Davvero. Ti scongiuro… Ho bisogno di stare da solo e riflettere su perché cazzo non riesco a dare stabilità alla mia vita» Logan dice, mentre le lacrime cominciano a bagnargli le guance. «Perché non riesco mai a tenere qualcosa senza che sfugga dalla mia presa. O senza che io stesso… Senza che io la obblighi a scappare.» L'attimo dopo, un singhiozzo gli abbandona le labbra e Logan crolla contro Jake. I suoi pugni chiusi colpiscono senza forza il suo petto, mentre il ragazzo nasconde il volto nella sua spalla e continua a farfugliare frasi senza senso. È soprattutto colpa sua. Jake non sa cosa ci sia nella testa di Logan, ma sa che senza la sua improvvisata tutta questa nuova serie di danni non sarebbe mai successa. E forse Logan starebbe parlando con Harry, tranquillo e senza il minimo pensiero. «Mi è piaciuto il bacio.» Jake sbarra gli occhi. «Ho pensato a Harry. Ma mi è piaciuto baciarti e ti odio, per questo.» Un groppo in gola impedisce a Jake di formulare una risposta. O forse è lui a non sapere che cosa dire. Sfiora con timore la schiena scossa dai singhiozzi di Logan. È in quel momento che sente la vibrazione; lo sguardo gli cade sul cellulare, abbandonato sopra la scrivania. Nemmeno ricorda come ci sia finito lì, ma riesce a distinguere il “Mamma” sullo schermo. Ed è più perché l'essere praticamente scappato lo investe in pieno che obbliga con gentilezza Logan a scostarsi e afferra l'apparecchio. *** Suo papà ha quell'espressione di compassione che tanto lo irrita stampata in faccia. Ok, ha due costole incrinate e un ematoma grande come una casa che gli fa venire i conati di vomito al solo abbassare lo sguardo. Ma al momento gliene frega poco di se stesso. Nessuno gli ha ancora detto niente di Harry. Caleb si è svegliato da meno di un'ora e tutta la sua famiglia l'ha riempito di domande. Sua madre gli ha detto che l'avrebbe resuscitato solo per ucciderlo di nuovo se si fosse azzardato a morire. E che non potrà guidare per i prossimi trent'anni né uscire da solo per i prossimi cinquanta. Cercare di sviare il discorso per non dirgli assolutamente un accidenti sul suo migliore amico lo sta innervosendo. Caleb soffoca un'imprecazione quando, all'ennesimo tentativo di respirare, il suo corpo gli manda dei segnali di dolore improponibili. È costretto a piccole e brevi inspirazioni ed espirazioni, anche abbastanza imbarazzanti. Comunque. Assottiglia lo sguardo nel fissare suo padre grattarsi la testa e cercare di tirarla ancora per le lunghe. Sono soli, quindi è questione di attimi prima che l'uomo si arrenda e gli dica la verità. Lui non è come sua moglie: lui cede sempre molto velocemente alle suppliche del figlio. «Papà.» Caleb combatte contro il martello che ha nella testa. «Sì?» «Dimmelo.» Lui continua a guardare ovunque tranne che nei suoi occhi azzurri, ma alla fine sospira sconfitto e appoggia i gomiti sul duro materasso sul quale è sdraiato Caleb. Non sta piangendo, tremando o è visibilmente sul punto di scoppiare, quindi Harry non è morto. «Sta bene.» Mmh. Sì, fin qui ci siamo. «Ha solo una brutta ferita al braccio. Un pezzo di vetro l'ha preso in pieno e ha perso molto sangue.» Ecco. Sta arrivando il peggio. «Le sue funzioni vitali sono ottime. È come se stesse semplicemente dormendo, per questo… I medici parlano di un semplice coma medio. Harry potrebbe—» Cristo. «Harry è in coma?!» «Ha perso tanto sangue, Caleb. Si è parlato anche di anossia, ma Sarah era troppo sconvolta e ho capito solo che gli è mancato l'ossigeno al cervello per un po'. Ma sono stati il colpo e lo spavento.» L'uomo guarda il figlio con evidente preoccupazione. «Non devi affaticarti, stai calmo. Harry sta bene. Dicono che potrebbe svegliarsi stanotte o domani mattina.» Caleb lascia cadere lo sguardo sul pavimento. Che cosa deve fare? Non deve preoccuparsi? È colpa sua. Avrebbe dovuto dire di no, invece di cedere senza troppi problemi. Hanno rischiato di morire. «Portami da lui. Devo vederlo.» «Caleb—» «Portami da lui, papà.» L’uomo sospira e annuisce, poco convinto. Mentre Caleb cerca di alzarsi, con l'aiuto del padre e di troppe infermiere che accorrono per convincerlo a rimanere a letto, riesce a pensare solo a una triste realtà. Quando si sveglierà, non vorrà in alcun modo parlare con me.
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