8. La Chaka Gabriele divorò Il conte di Montecristo nel giro di tre giorni. Efisio, felice di tanto entusiasmo, continuò a prestargli romanzi dalla sua libreria personale. Non aveva potuto insegnare come desiderava, ma spalancare il mondo della letteratura a un detenuto era come realizzare parte del suo sogno. Trovava Gabriele un lettore curioso e attento. Appena terminava un romanzo ne parlavano a lungo insieme. Gabriele si concentrava più sulla trama e i personaggi che sullo stile o la tecnica narrativa come avrebbe voluto Efisio, ma lui era ugualmente orgoglioso del suo studente, come lo aveva battezzato, e Gabriele andava fiero di quell’appellativo. Prima di finire in galera non aveva mai preso in mano un libro oltre quelli di testo, anche questi ultimi molto di rado. Si era diplomato

