4Mi avvicino alla finestra e sposto le tende di lino bianco ricamate dalla zia tanti anni prima. Comincia a fare chiaro e il piccolo giardino è tutto gocciolante di rugiada. Non è curato come quando lei stava bene, ma ancora fanno capolino tra le erbacce i primi fiori primaverili. Viole, giacinti, tulipani. Gli arbusti di lillà sono carichi di fiori e la forsizia ormai spoglia del suo oro comincia a mettere le foglie.
Tra poco arriverà il medico e spero mi aiuterà a capire la causa della morte della zia.
– Un ictus o un infarto, allora?
– Sì. Direi senz’altro che sia morta per una di queste due cause. Più probabilmente un ictus. Ultimamente era quasi impossibile tenere sotto controllo la pressione. L’ultima volta che sono venuto a visitarla, circa una settimana fa, era altissima. I medicinali non le facevano più effetto. Le ho cambiato ancora una volta le prescrizioni ma, evidentemente, non sono servite a niente. Avevo deciso di consigliarle un ricovero se la pressione non si fosse abbassata. Avevo previsto di telefonare a lei per avvisarla di questa evenienza, ma non sono arrivato in tempo. Si consoli pensando che la morte è stata rapida e sua zia non ha sofferto. Tutto sommato la qualità della sua vita anche in questi ultimi tempi era abbastanza buona.
– Ha avuto la grande fortuna di poter restare sempre nella sua casa e già questo non è poco. E in più ha avuto le cure di una brava persona. Non so come avremmo fatto senza Alina.
– Sì. Ho notato, quando venivo a visitare la signora Evelina, che si tratta di una persona fidata. Molto scrupolosa e attenta. Le dica che si rivolga a me, se ha bisogno di trovare un altro lavoro. Conosco tante famiglie che cercano una badante affidabile per i loro anziani.
– Glielo dirò. Grazie dottore. L’accompagno.
– Vieni Alina, andiamo in cucina a prepararci un caffè. Anche se il medico non ha voluto prenderlo, noi ne abbiamo bisogno.
Ci sediamo al tavolo della vecchia cucina. Immerse ciascuna nei propri pensieri, mescoliamo distrattamente lo zucchero nelle tazzine di una porcellana così sottile da risultare quasi trasparente. Il profumo e il calore del caffè ci portano un po’ di conforto. Potere della nera miscela esotica.
Io sono preoccupata per le incombenze che la morte della zia mi fa piombare sulle spalle. Il funerale, i documenti, la casa da svuotare, le cose della zia da sistemare. Di sicuro gli altri nipoti scaricheranno tutto su di me. Mi sembra di sentire le loro ragioni. “Tu che hai tempo. Tu che puoi. In fondo eri tu che ti occupavi di lei. Chi meglio di te!”.
Non faccio fatica a immaginare che Alina stia pensando al suo futuro. Un futuro da extracomunitaria sempre appesa al filo di leggi complicate, difficili da decifrare, spesso ingiustamente punitive e spessissimo contraddittorie.
Ci guardiamo negli occhi, sperando ciascuna nell’aiuto dell’altra. Una solidarietà tutta femminile nasce tra noi, che pure siamo così diverse, ma che, in questo frangente, ci sentiamo accomunate.
Mi viene in mente che possiamo creare un sodalizio che potrà essere utile a tutte e due. Almeno temporaneamente.
– Mi aiuteresti a sgomberare la casa della zia? Mentre cerchi un’altra famiglia puoi stare da me. Il medico mi ha detto che conosce gente che ha bisogno di una badante.
– Signora, sicuro che ti aiuto. Volentieri. Grazie. La tua zia è stata buona con me. Io ti aiuto a mettere a posto. Ma tu cosa fai con tutte le sue cose?
– Non credo di riuscire a trovare una sistemazione per i mobili. Forse qualche cosa vale la pena di provare a venderla, ma il resto sarò costretta a buttarlo. Magari per i vestiti trovo da regalarli a qualcuno.
– Se non dispiace posso prendere io? Ho persone del mio paese che hanno bisogno per sistemare casa qui e i vestiti possono andare per me.
– Prendi tutto quello che vuoi. Appena finito il funerale faremo una bella pulizia. Penso che la casa sarà messa in vendita. Non credo che nessuno di noi nipoti vorrà usarla. Bisognerà liberarla da tutto il ciarpame che c’è. Ora devo muovermi, ci sono un sacco di cose da fare.
– Non mi lasci qui da sola con la morta, per favore!
– No, stai tranquilla. Vieni con me. Devo fare un giro per uffici, ma poi andremo a casa e tu potrai stare nella stanza che era di mio figlio. Più avanti vedremo cosa fare.
– E, signora, cosa facciamo con il cane?
– Il cane? Quale cane?