6In macchina cerco di fare il punto della situazione. Come mia abitudine, spesso criticata, ma ognuno ha i suoi difetti, si sa, comincio a diramare ordini, ad assenti e presenti, compresa me medesima.
– Facciamo un po’ di programmi. Per prima cosa, dobbiamo occuparci della zia. Io farò tutte le telefonate per avvisare i parenti, andrò a fare i documenti necessari e tu, Alina, dovrai cucinare e badare a Lampo. Francesco organizzerà il funerale. Lui in queste cose è bravo. Io sono una frana. Con calma andremo poi a svuotare la casa della zia. Tu potrai prendere quello che ti serve e i tuoi amici potranno venire a scegliere quello che serve a loro. Le cose personali della zia le metteremo in qualche scatolone, e le porteremo da me. Quando avrò tempo le guarderò con calma. Ci sarà un sacco di cartaccia da buttare, ma anche documenti da conservare. Tu potrai stare da me fino a che non troverai un’altra famiglia da cui farti assumere. Il dottore se ne occuperà. Ci dovremo interessare anche di Lampo. Ha la medaglietta?
– Io non so di medaglietta…
– E le vaccinazioni?
– Non abbiamo fatto niente con la zia.
– Ho capito. Bisognerà portarlo dal veterinario e fare tutto. E adesso dobbiamo vedere come lo accoglie Birba.
– Chi è Birba?
– Birba è la mia gatta. Speriamo che sia gentile con lui. È abituata ad essere lei la padrona della casa e del giardino.
Scendiamo tutti quanti dalla macchina e Birba arriva subito, come fa appena sente il rumore di un motore. Curiosa di natura le piace avere tutto il suo territorio sotto controllo. Si blocca guardinga a metà del giardino, avendo capito subito, ancora prima di vederlo, che c’è un ospite sconosciuto in arrivo nel suo regno. Regina incontrastata del suo territorio alza il muso altero annusando intorno con aria schifata. Statua di un gatto egizio, ha radunato in sé tutta la dignità della sua stirpe felina. Lo sguardo che lancia dagli occhi socchiusi potrebbe incenerire un essere meno ingenuo di Lampo.
Lampo, invece, ignaro e fiducioso, come sono i cuccioli dei cani di buon carattere, scende dalla macchina trotterellando, protetto dal suo candore, senza sospettare che deve conquistare l’approvazione della vera padrona di casa.
Alla vista della gatta, forse qualche dubbio attraversa il suo cervello di cane e, non sapendo come comportarsi fa qualche passo incerto verso Birba. Ingannato dall’immobilità della bestia, non sapendo interpretare correttamente i segnali gatteschi, decide che quella tipa può essere una buona compagna di giochi, innocua e simpatica. Le corre quindi incontro con entusiasmo per fare conoscenza. Un approccio decisamente sbagliato, che causa l’immediata reazione di difesa della gatta. Birba si arrocca istantaneamente con gobba, pelo irto e coda dritta, pronta a difendersi. Questa volta Lampo capisce che qualche cosa non è andato per il verso giusto ma, nonostante il nome, che farebbe presumere una certa velocità di azione, non è abbastanza rapido a frenare e la zampata che si becca sul muso lo rallenta solamente. È solo un avvertimento, dato con le unghie rinfoderate, ma non basta a bloccare del tutto il cane, ormai lanciato, che si busca in rapida successione, il secondo avvertimento. Questa volta le unghie sono sfoderate e il naso di Lampo ne fa le spese. Il cane inalbera un’espressione di sorpresa e di dolore. Un uggiolio sommesso esce dalla sua bocca. I due animali a questo punto stanno immobili, l’uno davanti all’altro, studiandosi.
Io osservo la scena senza intervenire. I loro rapporti sono un problema che riguarda solo loro. Deve essere risolto senza interferenze esterne. In questo momento si decide la partita.
Mi sembra di sentire la muta conversazione che avviene tra i due.
Lampo: “Ehi! Volevo solo giocare con te”.
Birba: “Questa è casa mia. Intesi? Devi rispettarmi”.
Lampo: “D’accordo. A me piace molto giocare”
Birba: “Se vuoi giocare con me devi chiedermelo. Non puoi prenderti delle confidenze che non ti ho dato”.
Lampo: “Scusami tanto. Stai tranquilla non lo dimenticherò”.
Birba: “Ti tollero solamente perché sei un cucciolo, ma non approfittartene”.
Lampo: “Non succederà più. Mi hai fatto male al naso”.
Birba: “Così non dimenticherai quello che ti ho detto. Fammi vedere. Non è niente. Ho fatto piano. È un graffio superficiale”.
Birba dopo aver chiarito la sua posizione e stabilito un patto di non belligeranza, volta la schiena, dimostrando di fidarsi del cucciolo, e si allontana lentamente con passo regale, coda dritta, muso all’insù, scomparendo dietro il muretto.
È andata meno peggio di quello che temevo.
Sono certa che, dopo il chiarimento, tra i due animali ci sarà tolleranza che col tempo potrebbe diventare addirittura amicizia.
Lampo rimane immobile ancora per un po’. Sembra che l’animale stia riflettendo, sempre che i cani siano in grado di riflettere. Infine si avvia col suo passo scoordinato, da cucciolo allegro, dietro a me. Ho l’impressione di essere diventata, nel breve spazio di una mattina, il suo riferimento. La sua padrona. Il suo sole.