7È una serata strana. C’è un freddo insolito per la primavera e fuori una pioggia fitta e sottile tiene lontani i clienti dal bar.
Nella sala non c’è la solita gente. Pochi clienti che giocano alle macchinette del video poker e disdegnano le ragazze.
Una mollezza greve ha preso tutti e le prostitute siedono ai tavoli senza guardarsi intorno. Le spalle curve, dimenticano di mettere in risalto la mercanzia. Tanto nessuno le guarda. Chiacchierano stancamente tra loro.
Dietro il banco una ragazza asciuga gli ultimi bicchieri. Li guarda controluce prima di riporli sulle mensole alle sue spalle.
Tito, seduto come tutte le sere alla cassa, è infuriato. Questa sera non si batte un chiodo.
Entra Viktoria, di ritorno dall’incontro con un cliente. È l’unica che è riuscita a rimorchiare qualcuno. Si toglie l’impermeabile bagnato. Sotto indossa una minigonna nera e una maglietta che somiglia ad una seconda pelle, indumenti che farebbero apparire volgare qualunque donna, ma non lei. Sarà per il contrasto tra l’abbigliamento sfacciato e il viso da madonna, sarà per l’accostamento tra una scollatura vertiginosa e una pelle lattea, sarà per l’incontro tra le movenze da puledra di razza e il fluttuare dei lunghissimi capelli biondi, così chiari da sembrare quasi candidi, sarà per l’alternarsi di occhiate torbide e ammiccanti con sguardi innocenti di lago azzurro, riesce a provocare un turbamento che non risparmia nessun uomo.
Tito, da dietro la cassa, la guarda con avidità. Lascia scivolare lo sguardo su quel corpo perfetto e morbido, sul viso d’angelo. Sugli occhi di fuoco.
Non sa cosa darebbe per farsela. Ma sua moglie lo sorveglia peggio di un mastino. Gli strapperebbe le palle a morsi se sapesse che le ha messo le mani addosso. Per fortuna ora è in cucina. Un noioso mal di testa l’ha messa KO.
Viktoria si dirige verso il bagno. È l’occasione che Tito sta aspettando.
Velocemente la segue. Chiude la porta. La spinge contro il muro. Le blocca le braccia e si strofina sul suo ventre.
– Cosa fai? Se ti vede tua moglie...
– Lo sai che mi piaci. Dai non fare la smorfiosa con me.
La ragazza ha un’espressione di disgusto.
– Smettila. Non voglio.
Tito, così prepotente, sempre con tutti, con due donne non riesce a spuntarla, sua moglie e Viktoria.
L’atteggiamento di rifiuto della ragazza lo smonta a tal punto che non riesce a portare avanti il suo assalto. Il suo pene si affloscia senza speranza. Decisamente disarmato supplica Viktoria.
– Perché fai così? Lo sai che per te farei qualunque cosa. Mettiti con me. Vendo il bar e ce ne andiamo via da qualche parte. Io e te.
– E tua moglie?
– Si fotta mia moglie. Chi se ne frega di lei.
– Non fare lo scemo. Lei fa “buh!” e tu fai addosso. Non hai coraggio. Io ho bisogno di un uomo, non uno che ha paura di moglie. Vai, vai, che se lei chiama e non vai, peggio per te. E poi peggio anche per me.
Viktoria si libera della stretta di Tito e si chiude nel cesso.
A lui non resta che uscire più furioso e frustrato di prima. Bofonchia la sua rabbia in mezzo ai denti.
– Un giorno o l’altro faccio fuori una delle due. Le stronze. Credono di averla sempre vinta, ma sono stufo.
Nemmeno lui crede alle sue parole, ma è troppo lo sgarro e in qualche modo si deve sfogare.
– Ileana, vieni qui.
Trascina la ragazza nel bagno, la fa inginocchiare e si sbottona i pantaloni. Quando Viktoria apre la porta, dopo aver tirato lo sciacquone, butta appena uno sguardo sulla scena ed esce senza dire nulla.