Lago di Bracciano, 26 maggio 2020
«Il mio bisnonno e i suoi compagni fecero come gli era stato ordinato. Una volta tornati alla nave ci fu un’accesa discussione su cosa fare. Alcuni volevano avvisare il comandante mentre altri preferivano tenere la bocca chiusa per paura di ritorsioni. La nave fu attaccata nel mezzo del dibattito e affondò pochi minuti dopo. Pinotti e gli altri due morirono insieme alla maggior parte dell’equipaggio.» Regolo incrociò le braccia al petto. «Dei dieci marinai a conoscenza dell’oro si salvò solo il mio bisnonno. L’impatto lo sbalzò fuori dalla nave e rinvenne poco prima che si inabissasse. Fu recuperato da un peschereccio e sbarcò a Livorno. Riuscì a tornare a casa, nella zona che nel frattempo era diventata parte della Repubblica di Salò. Sei mesi dopo si unì ai partigiani e fu ucciso nel marzo del ’45.»
Il giovane aprì lo zaino nero e tirò fuori un vecchio quaderno con le pagine ingiallite dal tempo. Lo posò sulla scrivania di Sanesi.
«Era sua intenzione tornare a Gorgona e recuperare l’oro alla fine della guerra. È arrivato molto vicino al suo obiettivo. Ha trascritto tutto quello che è successo quella notte su questo quaderno. Come accennavo nella mail, l’ho trovato in un baule nel vecchio casolare di famiglia. Mi sono rivolto a lei perché è uno stimato storico. Prima di avvisare le autorità, vorrei capire se lei sa qualcosa di questo oro, magari è stato già recuperato tanti anni fa.»
Sanesi tirò un’ultima boccata di fumo che sbuffò fissando il suo ospite negli occhi. Schiacciò la sigaretta in un posacenere e appoggiò allo schienale della poltrona.
«Signor Regolo, questa storia mi ha davvero appassionato. Era una cosa che non mi capitava da parecchio tempo. Devo ammettere che non avevo mai sentito niente di questa vicenda. Ho cercato di contattare una mia conoscenza che lavora presso l’archivio storico della Marina Militare ma non c’è alcuna traccia della missione. Il che è strano perché, se non sbaglio, il suo bisnonno affermava che gli ordini arrivavano da Supermarina.»
Regolo annuì invitando Sanesi a continuare.
«Ho ampliato le mie ricerche e ho scoperto che già nell’immediato dopoguerra, mi pare nel ’47, ci fu un’inchiesta della Procura militare. Uno dei marinai che si salvarono dall’affondamento raccontò della misteriosa missione affidata al Breva. Disse che la nave si fermò nei pressi dell’isola di Gorgona e dieci marinai furono calati in mare con delle scialuppe insieme ad alcune casse. La Marina fece qualche ricerca sull’isola anche tramite l’utilizzo di metal detector ma non trovarono nulla. Senza sapere la posizione precisa in cui era stato sepolto, si sarebbe dovuto scavare in tutta l’isola e nessuno aveva intenzione di farlo. L’inchiesta della Procura militare fu archiviata e nessuno ne parlò più.» La bocca di Sanesi si allargò in un sorriso. «Fino ad ora» aggiunse.
«Allora è tutto vero!» esclamò incredulo Regolo.
«Penso proprio di sì. Grazie a lei potrebbe essere possibile recuperare un’ingente quantità d’oro. Avrà il suo momento di notorietà e, sono sicuro, anche una bella ricompensa da parte del governo italiano.» Il conte ammiccò con un occhio.
«Una ricompensa?»
«Sarebbe il minimo, se venisse ritrovato tutto quell’oro.»
Regolo rimase a bocca aperta. «Be’, devo dire che non avevo pensato a una ricompensa ma le confesso che non mi dispiacerebbe.»
«Vorrei ben dire» esclamò Sanesi battendosi una mano sulla coscia. «Che ne dice se ora beviamo qualcosa per festeggiare?»
«Mi sembra un’ottima idea.»
Sanesi afferrò un campanello che si trovava sulla scrivania e lo suonò. Neanche trenta secondi dopo si affacciò alla porta il maggiordomo.
«Desidera, signore?»
«Alberto, porta due bicchieri e una bottiglia di champagne.»