Lago di Bracciano, 26 maggio 2020

727 Parole
Lago di Bracciano, 26 maggio 2020 Un piacevole aroma di pino penetrò dolcemente nelle sue narici. Quel profumo gli ricordava sempre le estati che passava nella casa al mare dei nonni quando era bambino. Nonno Giacomo lo portava spesso a passeggiare nella pineta che si trovava a due passi dal mare. Giunse davanti a un massiccio portone in legno che fu subito aperto. I cardini ben oliati non emisero alcun suono. Sull’uscio si affacciò un uomo di mezz’età con capelli neri e unti di gel. Indossava la tipica divisa da maggiordomo che sembrava lo facesse uscire da un film ambientato negli anni venti. «Buongiorno, signor Regolo. Sono Alberto, l’assistente personale del conte Sanesi» esordì. «Buongiorno a lei, Alberto.» «Il materiale richiesto si trova lì dentro?» domandò indicando un piccolo zainetto nero che portava sulla spalla sinistra. «Sì, c’è tutto.» «Bene» esclamò dopo essersi lasciato scappare un’impecettibile smorfia «il conte la sta aspettando nel suo studio.» Alberto fece un passo indietro per permettere all’ospite di entrare. Regolo si pulì le scarpe sullo zerbino ed entrò nella villa. Mentre il maggiordomo richiudeva il portone, si concesse un rapido sguardo intorno a sé. L’atrio della villa era davvero spazioso, con un ampio scalone che portava ai piani superiori. Mentre aspirò una boccata d’aria che sapeva d’incenso, si soffermò sull’enorme lampadario di cristallo che pendeva dal soffitto. Su internet aveva letto che l’edificio era stato costruito a metà dell’ottocento. «Prego, mi segua.» «Oh, certo.» Si accodò ad Alberto, notando che ancheggiava come una donna a ogni passo. Questo è un tantino finocchio, pensò Regolo. Percorsero un corridoio per circa cinquanta metri, le pareti erano adornate con una varietà di quadri. Sembrava di stare in un museo. Alberto bussò a una porta con delicatezza. «Avanti!» si udì dall’altra parte. Il maggiordomo girò il pomello e spinse lo stipite. Entrò all’interno e si fece ancora una volta da parte. «Signor Regolo, le presento il conte Sanesi.» Regolo entrò nello studio incassando la testa nelle spalle. L’austero arredamento della stanza metteva una certa soggezione. Avanzò a passo lento su una moquette rossa. «Suvvia non sia timido, guardi che non la mangio mica!» Il padrone di casa era in piedi dietro una robusta scrivania in legno d’ebano. Lunghi capelli grigi erano raccolti in una coda. Regolo si riscosse dal torpore e fece gli ultimi passi verso la scrivania. Il conte Sanesi sorrideva allungando la mano destra. Regolo la strinse, la pelle era morbida ma fredda come quella di un cadavere. «Prima di congedare Alberto, posso farle portare qualcosa da bere?» «No, grazie. Sono a posto così.» «Come desidera. Puoi andare, Alberto.» «In caso di necessità sono a vostra disposizione. Con permesso.» L’assistente fece un leggero inchino e uscì dalla stanza. «Prego, signor Regolo, si accomodi.» L’ospite prese posto su una comoda poltrona rivestita in velluto. Osservò con curiosità il suo interlocutore. Indossava una vestaglia color amaranto che a occhio e croce doveva costare quanto metà del suo stipendio. Il volto rugoso lasciava intuire i settant’anni di età. «Lei fuma?» chiese il conte. «Da ragazzo per qualche anno ma poi ho smesso.» «Le fa onore. Io non riesco neanche a immaginare di smettere. Anzi, spero che non le dia fastidio se fumo.» «No, si figuri.» «Bene.» Sanesi aprì un cassetto della scrivania e ne tirò fuori una sottile sigaretta insieme a un massiccio accendino d’oro. Sul fronte era inciso lo stemma della sua famiglia. Si portò la cicca alla bocca e la accese aspirando una lunga boccata. «Dunque, signor Regolo, ho letto la mail che mi ha mandato e ho visionato gli allegati. La storia mi sembra alquanto interessante. La prego, mi racconti tutto dall’inizio.» Regolo si schiarì la voce e iniziò a raccontare la sua storia. «Come le ho accennato nella mail, durante la Seconda guerra mondiale il mio bisnonno ha servito nella Regia Marina. Era imbarcato sul cacciatorpediniere RN Breva. È noto che la mattina del 9 settembre 1943 una squadra navale partì dalla base di La Spezia con l’ordine di raggiungere la Maddalena. Tra quelle navi c’era la corazzata Roma con a bordo l’ammiraglio Bergamini.» Sanesi annuì aspirando dalla sigaretta. «Anche il Breva si trovava a La Spezia il giorno dell’armistizio ma non si unì alla squadra navale. Al comando c’era il capitano di corvetta Foschi. Quel giorno si presentarono a bordo tre membri dei servizi segreti della Marina. Portavano un ordine proveniente dal comando di Supermarina. Le disposizioni prevedevano di partire nel più breve tempo possibile per svolgere una missione segretissima.» Regolo fece una pausa, come per creare suspense. «A bordo furono caricate cinque casse che furono sistemate in una cabina e guardate a vista da quelli dei servizi segreti. Il Breva partì alle 19.30 in direzione dell’arcipelago toscano, più precisamente l’isola di Gorgona.» Il conte Sanesi lo guardò con aria sognante cercando di immaginare la storia.
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