Come vigile del fuoco, le scene che affronto sono dei promemoria sul fatto di non essere invincibile. Sono come dei fili che si aggrovigliano nella mia mente. Quando l’intervento è semplice e va tutto bene, sono sottili e quasi trasparenti. Adesso invece sono spessi, pesanti, neri. Usciti dall’ufficio rimaniamo, ognuno con i propri pensieri, nel corridoio antistante. Dopo quella che potrebbe essere un’ora, o un minuto per quello che mi riguarda, il capitano esce e ci parla con il tono di chi vuol far sapere che per noi, per i suoi ragazzi, lui c’è sempre. «Prendetevi tutto il tempo che vi serve. Caleb… sei in congedo retribuito fino a nuovo ordine. Tuo padre è con il cappellano e i tuoi fratelli sono in ospedale. Io andrei lì.» Non faccio la doccia. Mi cambio e mi dirigo a Harborview, d

