Ogni suo tocco mi fa bruciare la pelle, come se lui stesso fosse in fiamme, o lo fossi io a causa sua. Sposto la gamba destra e appoggio il ginocchio sul lettino. La posizione è perfetta per farlo andare più a fondo. Abbastanza a fondo da farmi urlare: «Oh Dio!» o qualcosa di simile. Lui impreca a bassa voce e le sue spinte iniziano a farsi più forti e più veloci; ogni colpo mi dà una nuova esplosione di piacere. Mi piace che non parli molto durante il sesso. Secondo me, non si dovrebbe. Proprio quando sto per venire, bussano alla porta e la maniglia si muove. Il mio sguardo in preda al panico guizza verso Caleb e lui si ferma a metà di una spinta, ansimando, e con le labbra mima un: «Chi è?» Lo spingo indietro, facendolo uscire da me, e restiamo lì, entrambi in attesa. «Mila, so che

