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384 Parole
13 Il pugno lo centrò sul naso. Bonetti si svegliò di soprassalto. Dov’era? Che ore erano? L’alba filtrava attraverso le persiane. Petronio gli dormiva addosso con la testa poggiata sul collo. Aveva l’alito acido e lo graffiava con la barba. Gli stava avvinghiato come un bradipo su un albero. Dopo la crisi notturna, era crollato. Il vuoto è un peso insopportabile, per chiunque. Bonetti gli sistemò i capelli, schiacciati sugli occhi chiusi. Petronio gli stava troppo appiccicato, peggio di Chiara. Era magro eppure occupava i tre quarti del letto. Bonetti rimase così fino alle 6 e 59. Pochi secondi e la sveglia avrebbe squillato. Abbassò il bottone. Tentò di girarsi per alzarsi. Petronio lo strinse ancor più forte, con silenziosa disperazione. «Devo andare» bisbigliò Bonetti. «Ma tu rimani ancora un po’ qui. Ti preparo la colazione, intanto». Petronio spalancò gli occhi, si era reso conto solo in quel momento. Lo fissò impaurito. Scattò a sedere: «Dove sono?». «Va tutto bene» disse Bonetti col tono più rassicurante che aveva. «Sei a casa mia, tranquillo». Petronio ansimava a bocca aperta. Gli occhi sgranati, puntati in avanti, si muovevano come se seguisse il volo di un moscone ubriaco: «Cos’è successo?». «Hai avuto una crisi, ieri notte». Si era attaccato al campanello, alle due e dieci. Dopo aver gridato per la disperazione lungo le scale (Bonetti non aveva mai sentito veramente gridare nessuno, prima di Petronio; quando lo coglievano le crisi, c’era una congrega di demoni nella sua voce), picchiando nel frattempo coi pugni tutte le porte del pianerottolo. Aveva svegliato l’intero palazzo. Bonetti aveva capito e gli aveva aperto. Petronio era piombato in casa terrorizzato. Per l’agitazione aveva perso i sensi, si era ripreso e aveva ricominciato a gridare e scalciare fino a quando Bonetti non lo aveva abbracciato. Solo così riusciva a calmarsi. «E Chiara?», domandò Petronio. La vergogna che non provava! «Credo… beh, che stia dormendo nel lettino con Simona». Già, la piccola… «Simona si è spaventata?». «Lei non ha paura di te». Voleva dire molte cose quella frase. «Chiara invece è arrabbiata, vero?». Bonetti si strinse nelle spalle. «Le passerà. Non si poteva fare altrimenti». «Ne parlerai alla dottoressa Maurizi?». «Dovresti essere tu a dirglielo». Petronio ebbe un attimo di esitazione. Gli lanciò uno sguardo triste. «Ti voglio bene Walther». Bonetti l’abbracciò. Così, loro due, in mutande, stretti sotto le coperte. Erano ridicoli, ma a lui non importava. «Preparo io la colazione», Petronio scese dal letto traballando come se imparasse a camminare in quel momento, e sparì nel corridoio. Anch’io ti voglio bene, pensò Bonetti. Così come sei.
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