XXXII.La barca dell’Oise. Noi speriamo che il leggitore non abbia dimenticato del tutto il giovane viaggiatore che lasciammo su la strada di Fiandra. Raolo, perduto di vista il suo protettore che era rimasto attento a seguirlo cogli occhi di faccia alla basilica reale, spronò il suo cavallo, prima per sottrarsi agli angosciosi suoi pensieri, e indi per occultare ad Olivain la commozione che gli alterava il sembiante. Un’ora di rapido cammino ebbe presto dissipati tutti i cupi vapori che attristata avevano l’immaginazione tanto ricca del giovanetto. Il piacere ignoto di esser libero, piacere ch’è dolce per sino a quelli che mai non soffersero la dipendenza, al cospetto di Raolo indorò terra e cielo, e soprattutto il lontano ed azzurro orizzonte della vita che appellasi avvenire. Bensì,

