“Fa’ colazione con me,” gli disse Joanna, “mi fai un favore.” “Ho già fatto, non posso.” “Non ti credo, sei un orso.” L’altro arrossì, ma non disse nulla. Riccardo continuò a pregarlo con quella sua voce spezzata dalla stanchezza, guardandolo con quei suoi occhi pieni di una tristezza inguaribile, tanto che Scano si commosse e disse che gli avrebbe almeno tenuto compagnia per non sembrare un orso. Riccardo conservava nella faccia quell’ombra di sfinimento che molti prendevano per una posa, e mentre il cameriere del Caffè del Parlamento gli veniva spifferando la lista delle vivande, egli scoteva il capo, dicendo no, sempre: “Bove brasato, arrostino annegato, ossobuco, costola di manzo,” incominciava il cameriere. “Si prende un buco e ci si mette attorno un osso,” mormorò tetramente Sca

