“Vuole qualche cosa?” domandò, dolcissimamente, la piccola signorina Beretta, dal pallore di avorio giapponese, dai lunghi pensosi occhi giapponesi. “Mi faccia vedere.... delle scatole da thè.” Mentre lui sogguardava la porta, sperando di veder entrare la contessa, la signorina dalle lunghe mani candide, dalla vocina discreta, veniva disponendo, innanzi a lui, le scatole di lacca bruna su cui si rileva qualche bizzarro fiore d’oro, le scatole di legno leggerissimo dove s’incrosta qualche piccolo animale metallico, madreperlato, una lumachetta, una mosca, un ragno; le scatole di metallo traforato, dove la pesante materia è vinta dal magistero di un lavoro che la fa rassomigliare a una trina. “Bambou con applicazioni di metallo; cloisonné, metallo dalla patina di porcellana; avorio scolpi

