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Porte Demoniache - La Saga Di Helena Hawthorn 2

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Trafiletto

Alcuni segreti è meglio che riposino in pace.

Helena è tormentata da nuovi incubi. Mentre la sua battaglia mentale contro il demone chiamato Lazarus si fa sempre più intensa, la sua umanità è in dubbio. E senza il suo angelo custode a proteggerla, non le resta che affidarsi ai vampiri, i quali, tuttavia, sembrano avere dei secondi fini.

Quando l’attrazione tra lei e Lucious diventa innegabile, nuove domande si affacciano alla sua mente. Si tratta di un effetto collaterale del legame che condividono o è frutto della loro volontà? Come possono esserne certi?

Con l’aiuto di nuovi amici, la ragazza dovrà trovare una porta demoniaca ed entrare nel Regno dei Demoni per impedire a Lazarus di reclamare la sua anima e quella di Lucious. Il fatto che l’unica arma in grado di uccidere un demone sia andata perduta secoli fa, tuttavia, rende l’esito della loro missione piuttosto incerto.

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1 UN COMPLEANNO NON PROPRIO FELICE-2
«Entrate e prendete posto», li chiamò Richard. Lucious e Helena obbedirono. I suoi nervi sembravano accumularsi come pietre in fondo allo stomaco ad ogni sguardo indagatore che sua madre le lanciava, quando pensava che Lucious non stesse prestando attenzione. Richard si sedette su una sedia e Sasha fece cenno a Helena di seguirla. Con riluttanza, la ragazza lasciò il suo posto e seguì la madre in cucina. Sasha la prese per le spalle, costringendola a incontrare il suo sguardo. I grandi occhi castani della madre cercarono qualcosa sul suo viso, poi la donna aggrottò le sopracciglia e parlò a bassa voce, ma Helena sapeva che Lucious le avrebbe sentite comunque. «Perché non mi hai detto che hai un ragazzo?» le chiese. «Per tutto questo tempo ho creduto che ti saresti messa con Andrew e invece sei tornata a casa con un modello.» Il senso di colpa attraversò il suo petto alla menzione del nome di Andrew. Non le aveva mai mandato nessuna lettera o e-mail da quando era stato trasformato. E, cinque mesi prima, Lucious le aveva detto che la incolpava per essere diventato un vampiro. «Lucious non è il mio ragazzo. È solo un amico, mamma.» Sua madre sollevò un sopracciglio. «E io sono Mary Poppins. Comunque, non è un po’ troppo vecchio per te? Voglio dire, mi piacevano gli uomini più grandi quando avevo la tua età, ma lui ha almeno sette anni in più di te.» Helena ridacchiò interiormente. Direi piuttosto centoventi. Diede un’occhiata ai contorni sul bancone. «Porto il cibo di là.» Senza aspettare la risposta della madre, le passò accanto per prendere i piatti e uscì di corsa dalla cucina. Nella sala da pranzo, Lucious e Richard erano seduti a tavola e ridevano di qualcosa. Helena tirò quasi un sospiro di sollievo per l’atmosfera rilassata che il vampiro era riuscito a creare con il suo patrigno. Sistemò i piatti sul tavolo e si concentrò sul legame. “Non gli hai fatto il lavaggio del cervello, vero?” Lucious le sorrise mentre finiva di mettere l’ultimo piatto sul tavolo e la sua voce la fece rabbrividire quando le risuonò nella testa. “No, non l’ho fatto. Abbiamo semplicemente trovato alcuni interessi comuni.” Helena si sedette accanto a lui, incerta se credergli o meno. Studiò il patrigno. Sembrava essere quello di sempre. Richard appoggiò i gomiti sul tavolo e si chinò in avanti. «Lucious mi ha detto che vi siete conosciuti al college. Sono contento che tu ti sia fatta nuovi amici.» «Sì, sa praticamente tutto sui miti.» Si trattenne dall’aggiungere: “Perché lui stesso lo è”. «Mi sono fatto molti amici che frequento tutt’ora quando ero all’università», disse Richard, sorridendo. «Dovresti cercare di avere una mentalità più aperta nei confronti delle persone.» Helena inarcò un sopracciglio. Quanta apertura mentale doveva ancora avere quando già viveva circondata da non-morti, angeli ed esseri demoniaci che non appartenevano al suo regno? Lucious intervenne: «Forse non lo sa, ma nell’ultimo anno si è fatta molti amici. I nostri compagni di classe di solito si contendono le sue attenzioni». Sasha si sedette accanto a Richard. «Non mi ha mai detto niente in proposito.» «Credo che l’argomento la metta a disagio», spiegò Lucious. Helena gli diede un calcio sotto il tavolo. “Smettila.” L’uomo sorrise. “Le tue guance hanno ripreso colore. Sei imbarazzata, mia cara?” Sasha si schiarì la gola ed Helena si rese conto che lo stava fissando, ignorando tutti gli altri presenti nella stanza. «Scusa. Cosa stavi dicendo?» «Dovremmo mangiare», disse sua madre. Helena prese coltello e forchetta e guardò il suo piatto. Era vuoto. Abbassò le posate e inclinò la testa, mentre il rossore le saliva sul collo. Lucious scelse delle patate lesse e le mise nel piatto. La madre di Helena gli porse con foga un’insalata e la sua anatra arrosto che profumava l’aria con un sentore di mela. «Deve scusarmi, ma non sono un gran mangiatore», disse Lucious, declinando il cibo offerto. «Dovresti mangiare un po’ di carne se non vuoi perdere le forze», lo rimproverò Sasha. Helena scosse la testa e prese l’insalatiera. Deve esserci qualcosa che possa spiegare la sua mancanza di appetito. «È vegetariano, mamma.» “Lo sono?” le domandò Lucious. La testa di Richard si mosse su e giù in un cenno di assenso. Quando Sasha fece per parlare, le diede una pacca sulla spalla e lei si risedette con il disappunto scritto in faccia. Passarono l’ora successiva discutendo allegramente di viaggi intorno al mondo. Lucious aveva storie più che sufficienti per tenere occupati i suoi genitori ed Helena aveva finalmente trovato la posizione adatta perché il suo corpo non soffrisse troppo. Mentre la cena si avviava alla conclusione, i suoi genitori si sorrisero a vicenda. «C’è qualcosa che vorremmo dirti», esordì la madre. Helena allontanò il piatto mezzo vuoto e si mise ad ascoltare. Il suo appetito era smorzato dal costante dolore allo stomaco. Giocherellando nervosamente con il tovagliolo, Sasha fece un respiro profondo che sembrò consumare tutta l’aria nella stanza. «Avremo un bambino!» Helena la fissò, incredula. «Cosa?» «Avrai un fratellino o una sorellina tra sette mesi», disse sua madre con rinnovato entusiasmo. Helena desiderava che la terra sotto di lei si aprisse, conducendola in un’altra dimensione, dove la sua vita non era minacciata da un demone. Chissà cosa farebbe Lazarus se lo scoprisse. Userebbe la mia famiglia contro di me? Il sangue le defluì dal viso e le sue dita si raffreddarono. «Non sei felice?» chiese Sasha. La sua eccitazione era sparita. Lucious le prese la mano sotto il tavolo e quella semplice azione la aiutò a contenere il panico. «Congratulazioni!» Con un sorriso forzato, Helena si diresse verso l’altro lato del tavolo. Piegandosi, abbracciò sua madre, trattenendo a stento un grido di dolore e le pungenti lacrime. Richard si alzò e le abbracciò entrambe. Helena si sforzò di rimanere in piedi. Le gambe le tremavano. Lanciò un’occhiata a Lucious, il quale iniziò gentilmente ad applaudire, alzandosi in piedi. «È una notizia meravigliosa.» Il vampiro tese la mano a Sasha e Richard per una stretta. «Sta per donare nuova bellezza a questo mondo, signora.» Sasha arrossì e Richard ruppe l’abbraccio di gruppo. “Qualunque sia il problema, mia cara, dovresti nascondere la tua delusione prima che se ne accorgano”, le disse Lucious nella mente. Helena non si era resa conto di essere tanto trasparente. Si sforzò di fare un altro sorriso. Lucious strinse la mano ai suoi genitori e riprese posto, mentre lei tornava a fatica al suo. «Helena, stai bene?» chiese Sasha. La ragazza si sedette, togliendo il peso dalle gambe. «Sono solo sorpresa dalla notizia.» «Anch’io mi sono sentito così», disse Richard. «Ti preparo un caffè per alzare la pressione, visto quanto sei pallida.» «E io inizio a liberare un po’ di spazio per il dessert», aggiunse sua madre. Lucious le accarezzò la coscia sotto il tavolo, trasmettendole calma attraverso il legame. Poi guardò l’orologio da polso e si alzò, con il forte stridore della sedia trascinata sul pavimento di legno. Entrambi i suoi genitori si voltarono verso di lui. «Mi dispiace interrompere un’occasione così gioiosa, ma credo sia giunto per me il momento di andare», annunciò con autentica tristezza nella voce. Anche Helena si alzò dalla sedia. «Dovrei rientrare a casa. Anche Laura voleva darmi il suo regalo stasera.» «Cosa? E la torta?» protestò Sasha. Richard aggiunse: «Ci dispiace che questo non sia stato il miglior compleanno di sempre, Helena. So che saresti stata più felice di trascorrere la giornata con i tuoi amici invece che con noi.» La ragazza alzò le mani. «No, mi sono divertita. Lo giuro.» «Va bene. Ora, prima che tu te ne vada, abbiamo un regalo per te.» Richard sparì in cucina e tornò con una piccola scatola di velluto rosso. Helena la prese e aprì lentamente il coperchio. All’interno c’era un grande anello d’argento con al centro un topazio a forma di fiore. «Era di tua nonna», spiegò Sasha. «È l’ultimo ricordo che ho di lei. Ti voleva molto bene e credo che avrebbe voluto che lo avessi tu.» Helena fece scivolare l’anello sul dito. Era più pesante di quanto si aspettasse. Le si strinse il cuore, sull’orlo delle lacrime. «Grazie.» «Sono contenta che ti piaccia», disse sua madre. «Fai attenzione mentre torni a casa.» Passeggiarono lungo le strade poco illuminate di Dublino. Helena non voleva tornare a casa. C’erano troppi problemi da affrontare. Così tanti, in effetti, che cominciava ad avvertire un’emicrania. Senza dire nulla, Lucious camminò al suo fianco, adattandosi perfettamente al suo passo. Dall’altra parte della strada, c’era il parco dove sua madre e Richard la portavano a giocare quando era piccola. Non si era accorta di aver smesso di muoversi finché Lucious non le mise una mano sulla schiena. «C’è qualcosa che non va?» Helena ignorò la sua domanda e attraversò la strada con lunghe falcate. Se avesse avuto davvero intenzione di svolgere il ruolo di guardia del corpo, l’avrebbe seguita. E, in caso contrario, non sarebbe stato un problema. Conosceva quella zona fino all’ultimo granello di sabbia. Sebbene avesse messo una certa distanza tra loro, il vampiro le fu accanto in un attimo. «Helena, dovremmo rientrare.» «Ho bisogno di un po’ di tempo lontano dall’appartamento. È pieno di gente e, in questo momento, voglio stare da sola.» Entrarono da un ingresso laterale recintato e l’odore dell’erba appena tagliata assalì i suoi sensi. Passeggiò lungo il sentiero lastricato, con i ricordi d’infanzia che le tornavano alla mente… L’autunno era arrivato, ricoprendo il mondo di marrone e arancione. Il sole era già tramontato e i lampioni brillavano. Richard l’aveva portata in un parco giochi dopo il lavoro all’università. Helena non gli parlava. Sua madre prestava più attenzione a quello sconosciuto che a sua figlia. Le aveva detto che papà non sarebbe tornato, ma faticava ad afferrare il concetto. Quattro bambini giocavano sulle altalene. Le loro risate fragorose spezzavano la quiete, mentre il vento non si sforzava di produrre nemmeno un sussurro. Le ragazze stavano sedute sui sedili, mentre i ragazzi le spingevano. Le loro madri riposavano sulle panchine e lanciavano di tanto in tanto un’occhiata nella loro direzione. Helena li osservò, meravigliata. L’avrebbero accettata nel loro gruppo? Corse verso di loro, con il cuore gonfio di eccitazione. Cercò di comunicare, ma le sue parole erano in russo. Le risate si spensero e gli occhi giudicanti la valutarono come se fosse una specie di mostro sotto i loro letti. Come se non appartenesse al loro gruppo. Due grandi mani la afferrarono per il torace, sollevandola da terra. In una frazione di secondo, era seduta sulle spalle di Richard, il quale rivolse un’occhiataccia ai bambini. L’uomo si avvicinò all’altalena e la fece sedere sul sedile colorato. Poi, con un tenero sorriso, si inginocchiò davanti a lei. «Imparerai presto la lingua», le disse in un russo stentato. Helena lanciò un’occhiata in direzione degli altri bambini, tornati a fare a turno sulle altalene come se niente fosse. Per loro era invisibile, come un ricordo totalmente privo di importanza. Il cuore le si strinse al ricordo dolceamaro. Si scrollò di dosso i resti del passato e gettò un’occhiata da sopra la spalla a Lucious, intento a studiare l’ambiente circostante. «Perché sei tornato?» «Per tenerti al sicuro», le rispose lui. «Per qualche strana ragione, dubito che sia il vero motivo. Sei venuto qui per tenermi d’occhio, perché non credi che io possa badare a me stessa. Come tutti gli altri, del resto», scattò Helena. Si strinse nel cappotto. Perché fa così freddo a maggio? Lucious accelerò il passo e ben presto si trovò a camminare al suo fianco. «Forse è una mezza verità.» La ragazza sbuffò. «E quale sarebbe l’altra metà?» Il vampiro le afferrò il gomito, costringendola a fermarsi e a guardarlo. «Volevo vedere di persona se stavi bene.» Helena distolse lo sguardo. Le altalene erano ancora lì. A essere cambiato era solo il nuovo strato di vernice che le ricopriva. «Avevo circa otto anni e ancora non sapevo l’inglese. Richard mi portava qui a giocare con gli altri bambini ma loro mi evitavano. Credevo di avere una specie di malattia. Tornavo a casa e mi addormentavo piangendo. Mi chiedevo costantemente cosa ci fosse di così sbagliato in me.» Helena aveva le lacrime agli occhi. «Fu allora che Michael apparve per la prima volta.»

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