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15 Lunedì 26 marzo ore 8:05 Il P.M. Elena Macchi giocherellava con la penna sulla radica della scrivania nel suo ufficio. La teneva tra due dita, indice e pollice della mano destra, a una certa distanza dal piano, una decina di centimetri circa, e la lasciava cadere di punta, col cappuccio, per poi farla rimbalzare e riprenderla nel medesimo punto in cui l’aveva lasciata. Pareva si divertisse a produrre quello che all’orecchio di uno spettatore qualunque sarebbe risultato un rumore fastidioso. Certamente a lei avrebbe dato sui nervi, se fosse stato un altro a farlo, ma in quel momento trovava il gesto rilassante e il ritmo cadenzato del picchiettio fonte di concentrazione. Rifletteva su quanto emerso dal sopralluogo e dai primi rilevamenti: il killer era stato attento a non lasciare imp

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