Capitolo 9 - Josephine

695 Parole
Stringo forte i pugni. Dopodichè mi accorgo di essere stata umiliata di nuovo. Mi abbandono completamente a me stessa, e proprio in quel preciso istante divento sola in una stanza piena di persone. Neanche Samuel, seduto al mio fianco può capire quello che sto provando in questo preciso istante. Non c'è un motivo preciso per cui sto piangendo. O meglio, ce ne sono molteplici: sono stanca di tutto questo tira e molla, sono stanca di essere umiliata dalla persona che amo, mi manca stare bene, non voglio stare qui, non ho un posto in cui dormire questa notte. Ho paura di non farcela. Quando ho esaurito le lacrime, sento il braccio di Samuel che mi stringe il fianco e mi giro di scatto a guardarlo. Mi asciugo rapidamente mentre lui mi sussurra qualcosa nell'orecchio. 《Non meriti di essere trattata in questo modo Jo. Stai soffrendo troppo per un ragazzo o meglio un bambino che non sa cosa vuole dalla vita.》 《Mi...mi accompagni a casa?》 Singhiozzo. E solo allora ricordo che non ho una casa qui e non posso tornare dalla nonna di Hero. 《No, scusa...non so dove andare.》 Sospiro. 《Ti direi di venire con me, ma non voglio creare altre discussioni inutili con quel pazzo del tuo ragazzo.》 Ammette. Sento un bruciore allo stomaco quando avverto il disprezzo di Samuel nei confronti di Hero. Ma d'altronde non posso biasimarlo, mi mette in ridicolo ogni volta, e pensa di potersela sempre scampare con un semplice "scusa". 《Oh...mi dispiace, non volevo creare questa situazione. È colpa mia, non dovevo...》 mi blocca. 《Non puoi scusarti sempre per lui Jo. È ora che si assuma le sue responsabilità e la finisca di giocare alla parte del protagonista. 》 sbatte un pugno sul tavolo e rimango attonita. Non credo che il loro odio provenga solo per le sue scenate di gelosia, ma credo che Samuel odi Hero per tutt'altro. 《Mi dispiace per tutto Sam. Vado a cercare Inanna.》 Mi alzo dallo sgabello e sento la sua mano che mi accarezza il polso. 《Pensa bene a ciò che ho detto.》 Faccio un cenno con il capo e mi dirigo verso l'uscita. La macchina di Hero non  è più nel parcheggio, ed io mi sento mortificata per la brutta figura che abbiamo fatto con tutti i nostri amici. Erano così contenti di festeggiare il suo compleanno. E lui come li ripaga? Scappando senza salutare. 《Jo, ti stavo cercando che fine hai fatto?》 Mi domanda Inanna. Mi volto e non rispondo, il mio volto distrutto risponde al mio posto. 《Hai pianto? Cosa è successo?》 Mi tartassa di domande. Vorrei solo sparire in questo momento. 《Io ed Hero ci siamo appena lasciati...》 confesso. 《COSA? Per quale accidente motivo?》 Dice in tono spiazzato. 《Stavo parlando con Samuel e...》 mi ferma 《Ho capito, non aggiungere altro. Vieni a dormire da me stanotte?》 Mi chiede. 《Te lo stavo per chiedere dato che non ho un posto dove andare..》 《Vieni da me, ma solo a una condizione: ti levi questo broncio e torni a sorridere.》 《Ci proverò.》 Accenno un sorriso. È l'unica che riesce a farmi sorridere adesso, e ne ho proprio bisogno. Quando andiamo via dal locale l'aria calda della sera mi mozza il respiro. Non riesco a dormire. Per un tempo che mi è parso infinito mi sono girata e rigirata nel letto, sperando di prendere sonno. Il fatto è che una parte di me si sente in colpa per aver parlato con Samuel. E l'altra è arrabbiata con questo senso di colpa. Oltretutto il mio cellulare non ha squillato nemmeno una volta da quando sono arrivata a casa di Inanna. Sento che non c'è nessuno che sente la mia mancanza, ne nessuno che aspetta il mio ritorno. Guardo fuori dalla finestra. La luna è talmente luminosa che posso distinguere alla perfezione ogni particolare della sua stanza: è davvero bella. Stiracchio le gambe e sbuffo al pensiero di ciò che mi aspetta nei prossimi giorni. E domani sarà una giornota molto, molto dura.
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