Capitolo 19 - Josephine

3761 Parole
Sento i brividi sulla pelle, ma non sono per il freddo. Sono per lui. I nostri occhi si incontrano e io abbasso lo sguardo. Osservo le sue labbra e i miei ormoni sono completamente andati.  《Voglio restare qui con te.》 Riesco a pronunciare solo queste parole prima che Hero si avvicini ancora di più a me. 《Ripetilo.》 《Voglio restare con te Hero.》 Sfiora il mio labbro con il suo e delicatamente mi bacia.  Non ho la minima idea di cosa sta accadendo, ma non riesco a fermarlo. La sua bocca ha il sapore del tabacco, è proprio come la immaginavo. La sua lingua calda scorre sulla mia ed io mi sento avvampare dentro, una sensazione che non avevo mai provato.  Fa scivolare le mani lungo i miei fianchi e mi attira a lui. 《Cosa mi fai》, sospira, poi ricomincia a baciarmi. Il mio cervello va in tilt, mi abbandono alle emozioni. Hero allontana le labbra dalle mie, ed io soffro la perdita di contatto. Lo riavvicino a me e gli stampo un ultimo bacio, leggero. Mi sorride, non avevo notato quanto fosse bello il suo sorriso. Non avevo notato neanche la sua fossetta agli angoli della bocca. Non riesco a immaginare niente di più bello. 《Ora possiamo rientrare》 dico per smorzare quella situazione imbarazzante quando baci qualcuno per la prima volta e non si sa mai cosa dire.  《No aspetta.》 Mi blocca Quando lo guardo negli occhi, noto che sono più duri, meno dolci e le sue labbra di un rosa più scuro e gonfie dopo il nostro bacio. 《Scusa, non dovevo, non so cosa mi è preso.》 E aggiunge 《Non ci sto con la testa in questo periodo, facciamo finta che non è successo niente, va bene?》 Le sue parole mi feriscono. Mi viene da piangere. I miei occhi si fanno lucidi, li sento. Forse non bacio bene, forse si aspettava di più, comincio a fasciarmi la testa di domande. 《È solo un bacio, non è successo niente.》 Riesco a pronunciare con voce strozzata. Ho la bocca secca. 《Ora possiamo entrare》 dice senza guardarmi e rientra lasciandomi indietro. 'Che cosa pensavi che gli saresti piaciuta? Che avrebbe scelto te?' Mi sento illusa da me stessa. Non piaccio a nessuno, neanche ai miei genitori, che cosa mi aspettavo? Questo ragazzo sta mettendo sotto sopra la mia vita. Non riesco nemmeno ad essere arrabbiata con lui. Cerco di non pensare a quanto vorrei baciarlo di nuovo, ma non posso. Mi scoppia il cervello. So che è sbagliato, ma dovevo farlo. Deve stare lontana da me e da tutto il casino che ho dentro, non riuscirei a darle le attenzioni che merita, sopratutto adesso che per me sta iniziando un nuovo capitolo della mia vita, sottoposto a persone che chiedono un autografo ogni santo giorno. La farei solo soffrire e non posso. Non smetto di pensare a quel bacio, alle sue labbra carnose che si muovono con le mie. Sento ancora il suo profumo addosso e il suo respiro affannoso. Cerco di non incrociare il suo sguardo per il restante della cena non vedendo l'ora di andare a dormire da quel tizio che mi ha offerto un posto per stanotte. Non avrei dovuto baciarla, sento che sta cambiando qualcosa, lo sento dal disagio che provo a restare con queste persone. Eppure non smetto di pensare a lei. 《Fa' come a casa tua》 sofferma Dylan mentre prende delle lenzuola e un cuscino per sistemare il divano-letto. 《Conosci da tanto Josephine?》 Gli domando prima di andare a cambiarmi. 《Da ben tre anni, è una ragazza fantastica.》 Vedo i suoi occhi che si illuminano mentre parla di lei, forse ci ho azzeccato. 《E in che rapporti siete?》 Un altra domanda per metterlo ancora più in difficoltà. 《Amici...beh, per ora...lascia perdere!》 Sbuffa Dylan 《Cosa significa 'per ora'?》 Dico in tono minaccioso. 《Non sono cose che ti riguardano.》 Afferma sbattendo il cuscino sul divano. 《Sta alla larga da Jo se non vuoi avere problemi con me. Capito?!》 Lo minaccio e lui si tira indietro impaurito. Entro nel bagno, apro l'acqua calda e tolgo i vestiti, rimango in boxer. Fisso lo specchio e non riesco a vedere niente di buono, solo uno stronzo che fa soffrire le persone. Penso a mia madre a come l'ho trattata e poi penso a Jo e ai suoi occhi lucidi e al suo sguardo triste. Non riuscirò a dormire questa notte e tutto questo per colpa mia. La mattina seguente salto giù dal letto, è tardissimo, Dylan è andato via, sicuramente starà registrando.  Ho chiesto aiuto a Jo per trovare una sistemazione ma non credo dopo ieri sera vorrà parlarmi. Decido di chiamarla, ma entra la segreteria, non credo che a quest'ora stia ancora dormendo, provo a richiamarla ma niente. Ricordo che il suo appartamento è a pochi abitacoli da qui. Cinque minuti a piedi. Comincio a camminare, nelle vicinanze trovo una pasticceria italiana. Compro due cornetti alla crema, spero le piaceranno. Suono il citofono e aspetto che mi apra. Si affaccia al balcone con tutti i capelli scompigliati che le ricadono sulla faccia e con indosso una canottiera scollata e dei pantaloncini cortissimi. Sto per collassare, i miei jeans stanno scoppiando. 《Cornetto?》 Alzo la busta e le faccio cenno di aprire. Mi accenna un sorriso a malapena. Entro e la vedo seduta sul bancone a braccia conserte. 《Ti ho svegliata?》 Le domando avvicinandomi e posando la busta con i cornetti. 《In realtà si, non ho chiuso occhio stanotte.》 Dice con voce bassa 《Per quello che è successo...》 mi blocca 《Non voglio parlarne più Hero, è un capitolo chiuso.》 Le sue parole mi feriscono, cambio discorso prima di farmene accorgere. 《Sei ancora disposta ad aiutarmi a trovare un appartamento in zona?》 Le chiedo accennando un sorriso 《Sì ma decido io come arredarlo.》 Mi fa una linguaccia e salta giù dal bancone. 《Affare fatto.》 E le stringo la mano per confermare il patto. Ho i pensieri in subbuglio mentre cerco di trovare dei vestiti decenti: Hero è strano, sommerso dai sensi di colpa. Non ho chiuso occhio, ho pianto tutta la notte tanto da far preoccupare anche Katherine. Mi sento ancora così combattuta, non riesco a pensare che per lui non abbia significato niente il nostro bacio, io sento ancora le sue labbra sulle mie. Siamo persone molto diverse, a lui piacciono le cose astratte a me quelle concrete. Gioca con i miei sentimenti e io lo lascio fare. Mi sento una stupida a giocare la parte della "collega" quando so che vorrei di più. Ma è l'unico modo per averlo con me. Voglio vedere dove ci porterà questa mezza amicizia. 《Ehi..mi sto facendo vecchio qui.》 Urla dall'altra parte della stanza. 《Un attimo, ho quasi fatto.》 Infilo le converse bianche e sono pronta. Attraverso il corridoio e lo vedo in piedi davanti alla scrivania nella mia stanza. Sta passando le dita sul libro che dovremmo studiare per il film 《Hai finito di leggerlo?》 Mi domanda controllando il segnalibro. 《Manca poco...mi sta piacendo tantissimo.》 E aggiungo 《Tu a che punto sei?》 Alza lo sguardo su di me e crolla una risatina 《È ancora incartato.》 Non sta prendendo sul serio questo lavoro, è troppo sicuro di se stesso, non mi stupirei che Anna lo sostituisse con qualcun'altro. 《Devi leggerlo, Anna si arrabbierà molto. Le riprese iniziano fra pochi giorni.》 Puntualizzo. 《Prima l'appartamento, poi penserò al libro. Una cosa per volta Josephine.》 Replica esasperato. Usciamo dall'edificio e cerchiamo la mia stessa agenzia immobiliare. È seria ed affidabile, i prezzi sono decenti e gli appartamenti molto carini e confortevoli. Ci accoglie la segretaria che ci fa accomodare nello studio. Sfogliamo qualche catologo e intravedo qualcosa che mi piace, li mostro ad Hero ma li definisce "appartamenti per femminucce". Continuo a sfogliare e uno in particolare ottiene la mia attenzione. Ha due camere matrimoniali, un bagno, una cucina e il soggiorno con balcone. L'unica cosa che gli interessa più di tutto è il balcone, non fuma dentro casa. Gli interni sono quasi tutti neri, ma lo stile è semplice e raffinato, con il minimo indispensabile, poche cose ma di grand' effetto. Come piace a me. 《O questo o niente》 insinuo chiudendo il catalogo. 《Vediamo...sono a un passo dal tuo appartamento. Lo prendiamo.》 Non avevo notato che tutti gli appartamenti che avevo proposto erano molto distanti dalla mia abitazione. Lui ha fatto caso solo alla collocazione. Mi chiedo perché. Firma il contratto e prendiamo le chiavi. La casa è completa di arredamento, mancano solo le sue cose che al momento si trovano da Dylan...'Dylan cazzo' ho promesso di accompagnarlo a vedere la prima di un film che aspetta da mesi, sono in ritardo. 《Devo proprio andare, Dylan mi ucciderà.》 Guardo l'orologio e scalpito 《Perché?!》 Mi chiede sbalordito 《Devo accompagnarlo al cinema. Katherine non può e così ha chiesto a me.》 《Ottimo mi piace il cinema. Vengo con voi.》 (Questo capitolo è per te. Ancora tanti auguri di buon compleanno da @federica_stories) ♡ La mia mente grida di no, passare tutto questo tempo insieme è deleterio per me. Volevo passare un bel pomeriggio con Dylan, tranquilla e rilassata. A differenza di Katherine e Jamie è l'unico che mi ha sempre ascoltato davvero e confortato quando ne avevo bisogno. Ha una cotta per me dal primo giorno che ci siamo conosciuti, ma ha sempre rispettato il mio punto di vista. 《Oh..ma avrai tante cose da sistemare e..》 mi blocca e si avvicina a me 《Non rovinerò il vostro appuntamento, ho capito.》 Scoppio a ridere e lui si acciglia 《Dylan è un mio amico. Siamo solo amici.》 Rispondo. 《Un amico che vuole scoparti Jo?》 Il suo sguardo diventa più duro e iniettato di odio. 《Non dire queste parole! Non sai niente. È un mio amico, non puoi parlare così di lui.》 strillo. 《Dico solo quello che penso, ma a quanto sembra è la verità.》 Afferma accennando un sorrisetto. 《Per questo volevi venire al cinema con noi? Per assicurarti che non mi stuprasse secondo i tuoi calcoli?》 Chiedo spazientita. Avevo intuito che non volesse lasciarmi andare sola al cinema con Dylan, ma questo è troppo. Mi accorgo che lui si irrigidisce. 《Non penso che abbia buone intenzioni.》 Mormora. 《Le sue intenzioni sono sicuramente migliori delle tue! Non fai altro che prendermi in giro.》 aggiungo 《Ed io te lo sto permettendo!》 L'idea che Hero tenti di proteggermi è esilarante. Mi guarda indispettito ma non risponde. 《Ecco vedi. Non sai cosa dire, non lo sai mai.》 Gli faccio notare. 《Chiama Dylan, non andrai al cinema con lui.》 Cerca di ricambiare discorso. 《Non lo farò.》 《Porca puttana Jo, fa quello che ti dico per una volta.》 Alza gli occhi al cielo 《Dammi un motivo per farlo》 stringo le braccia al petto. 《Voglio andare con te in un posto.》 《Ovvero?》 《Devi proprio sapere tutto in anticipo, eh?》 Non rispondo, sono una persona molto curiosa, fin troppo. 《Non te lo dico finché non chiami Dylan.》 Mi ha convinto, la mia curiosità ha vinto. Lo guardo in cagnesco e prendo il telefono e digito il numero. Lo vedo sorridere di sottecchi, con fare soddisfatto. 《Ehm ciao Dylan, ho avuto un imprevisto, non posso più accompagnarti al cinema, facciamo un altro giorno.》 Hero urla vicino per farsi sentire 《Ovvero mai più!》 Faccio un gestaccio e mi allontano sperando che non abbia sentito. 《Va bene Jo non fa niente, ci vediamo domani》 il tono di voce è dispiaciuto. Riaggancio e torno da Hero. 《Sei irritante te l'hanno mai detto?》 Sbuffo e lui annuisce soddisfatto. 《Adesso puoi dirmi dove andiamo?》 《Al parco.》 Afferma e aggiunge《Al Griffith Park》 Mi si illuminano gli occhi e comincio a saltellare come una bambina e lui sorride con me. Ho sempre sognato di visitarlo. È uno dei più grandi parchi municipali degli Stati Uniti. Cinque volte più grande del Central Park a New York. 《Altro che cinema》 mi fa l'occhiolino mentre continuo a scalpitare. Ho sempre desiderato visitare questo posto; mio padre, quando ero bambino mi raccontava della magia che inondava il parco. Entri e sei una persona, esci e ne sei un'altra. Mi ricordava sempre "Quando visiterai il parco, dovrai portare una persona con te. La persona a cui tieni di più." Le emozioni si condividono con persone importanti. Josephine è elettrizzata all'idea, più di me. Sembra una bambina nel suo primo giorno di giostre. Mi sorride, non l'avevo mai vista sorridere così. Un sorriso per cui fare follie. Il bus si ferma e arriviamo a destinazione. 《Aspettami qui, vado a fare i biglietti.》 Mi metto in fila verso la biglietteria. Mi giro ogni due minuti per controllarla. Questa ragazza accende in me un istinto protettivo che non pensavo di avere. Noto che un bambino si è fermato da lei per farle vedere il palloncino che ha appena comprato. Strano ma sono geloso anche di un bambino. La osservo e non se ne accorge, è troppo impegnata a parlare con quel furetto. Compro i biglietti per entrambi e la raggiungo per entrare.  Resto in silenzio e aspetto che si guardi intorno prima di emettere parola. Rimane senza fiato, come se quel posto fosse veramente magico, e sorride. 《Mio padre mi ha consigliato di vedere l'Osservatorio.》 Dico mentre passeggiamo per il parco. 《È stato qui?》 《Si tanti anni fa, per lavoro..》 《Viaggia molto?》 Rimpiango di aver nominato mio padre, le domande cominciano a stranirmi. 《Abbastanza da non essere mai a casa.》 Affermo 《Oh, mi dispiace, deve essere difficile...》 《Non è difficile, non voglio parlare di lui.》 Le comunico. Forse sono stato troppo duro, ma quell'uomo non merita di far parte dei nostri discorsi. Prendo la cartina del parco e cerco l'Osservatorio. 《Eccolo》 indica Jo con un dito. Camminiamo per una ventina di minuti, tra sentieri e percorsi naturali rivestiti con la tipica flora Mediterranea. Lo storico Osservatorio si trova su una sommità di collina che domina Los Angeles. L'edificio domina in modo suggestivo il panorama di Hollywood e Los Angeles, con lo sfondo delle acque blu dell'Oceano Pacifico. Dispone della più grande immagine astronomica che sia mai stata realizzata. La guida ci fa notare che la parete è ampia quasi trecento metri quadrati sulla quale sono state riprodotte quasi due milioni di galassie, nonché stelle ed asteroidi. Ho la sensazione di essere catapultato realmente nello spazio. 《Wow!》 Esclama Josephine. 《È fantastico.》 Confermo cercando di prenderle la mano. Usciamo fuori dove c'è la vista più bella del mondo. Davanti a noi  si affaccia la scritta di Hollywood. Le emozioni sono troppe, ma la cosa che riesce a farmi emozionare più di tutto è proprio davanti ai miei occhi: Josephine. 《Sono senza parole, è magico questo posto!》 Si gira verso di me e i suoi occhi si perdono nei miei. La avvicino a me e posa la testa sulla spalla e insieme ammiriamo il panorama. 《Non sono mai stato così felice in tutta la mia vita.》 Le sussurro e aggiungo 《e questo grazie a te.》 Mi guarda intensamente poi posa lo sguardo sulle mie labbra. Un attimo dopo mi bacia. Un casto e puro bacio a stampo. Torno a sentire la tranquillità che mi era stata rubata. La stringo forte, la alzo da terra e la poso sul muretto di fronte. Allarga le gambe ed io mi trovo nel mezzo. Restiamo abbracciati in silenzio. 《L'unica stella che ho visto sei e sarai sempre tu.》 Le sussuro piano e sfioro le mie labbra con le sue. Il tempo si è fermato in quell'istante, un momento magico che sembrava durasse in eterno. Le sue parole hanno effetto su di me come una scarica di adrenalina. Il modo in cui si appoggia su di me e si lascia accarezzare i capelli, sento il suo respiro che diventa leggero, è sereno e tranquillo fra le mie braccia, un attimo che dura per sempre. E se fosse stato solo un gigantesco errore? Tutto questo. Comincio a preoccuparmi, cambio umore di colpo. È così lunatico che potrebbe rinnegare tutto ciò che ha fatto e detto. Decido di indossare l'abito della difesa per una volta. Mi stacco da lui, giro di scatto la testa, voglio stare il più lontano possibile dalle sue labbra, ma inalo comunque il suo profumo e questo basta per agitarmi. 《Che succede?》 Mi chiede. 《È tutto sbagliato.》 Scendo dal muretto e mi allontano. Hero resta pietrificato e in silenzio. Si avvicina e mi fa girare. 《Perché dici questo? Cosa ho fatto adesso?》 Prova a chiedere spiegazioni, mi sento ridicola ma sono mossa dalla paura. 《Scusa se ti ho baciato, non avrei dovuto farlo, l'altra sera sei stato molto chiaro..》 mi blocca 《È stato bellissimo. Non devi mai più scusarti per questo, capito Jo?》 Mi alza il mento per guardarmi negli occhi. 《Cosa significa allora tutto questo?》 Cerco delle spiegazioni. Hero prova qualcosa per me? Per questo motivo l'altra sera mi ha baciata e oggi si è lasciato baciare? Non sarò un'esperta di relazioni o d'amore, ma credo che se provasse qualcosa per me non mi avrebbe mai allontanata fin dall'inizio. 《Non lo so, non so che dirti. Ma sto bene con te.》 Afferma. Ma perché è tutto così complicato da quando lo conosco? Niente ha più importanza, dedico la maggior parte del mio tempo a cercare di capire le sue mosse, parole e atteggiamenti. Abbiamo un film da girare fra due giorni e sono qui a chiedermi se prova qualcosa per me. Non rispondo, resto in silenzio osservando il panorama di fronte a noi. 《Proviamo a conoscerci Jo. Lo voglio veramente.》 Annuisco e mi lascio abbracciare di nuovo. Preferisco essere qualsiasi cosa lui voglia, anziché perderlo. Passiamo il resto della giornata a visitare lo zoo nel parco. Ho scoperto che adora le scimmiette piccole e che detesta le blatte. Io resto affascinata da ogni tipo di creatura animale esistente. È stata un esperienza fantastica che ricorderò per tutta la vita. Andiamo via e ci fermiamo a cenare in un fast food. Va' pazzo per gli hamburger, mangerebbe solo quelli per il resto della sua esistenza se potesse. 《Raccontami della tua famiglia. I tuoi amici, ex ragazzi...》 mi dice mentre prende della salsa barbecue e la spruzza sulle patatine. 《Una cosa per volta.》 Lo avverto e ridacchio. 《Non ho fretta. Ho tutta la serata disponibile. Sono tutto orecchie.》 E ride mentre mastica il suo panino. Si lecca le dita e io mi sento avvampare. 《Sono nata a Perth in Australia il 18 Agosto 1997 da due genitori entrambi dottori Stephen ed Elizabeth. Loro sono contrari al mio lavoro. Avevano altre aspettative per me, il college, diploma, una carriera avviata. Li ho delusi, per loro sono una 'ribelle' come mia sorella Katherine. Solo che lei lo è sempre stata ed io lo sono diventata. Andavo benissimo a scuola, la media più alta del mio corso di studi. Ma non era il mio sogno. Il mio sogno è il mondo del cinema, sono nata per fare questo. Da piccola ho fatto danza per tanti anni, mi piaceva esibirmi sul palco. Da lì nasce questa mia passione. Ho una migliore amica, si chiama Jamie. È il mio esatto opposto, ma è una forza della natura. E per finire non ho ex ragazzi. Sono sempre stata alla larga dal genere maschile per colpa di mia madre che mi traumatizzò avvertendomi ogni giorno di stare alla larga dai ragazzi. Non è tutto ma questo è quanto.》 Cerco di tornare a mangiare, il mio discorso è stato veramente lungo ho paura di averlo annoiato.  《Incredibile. Ho scoperto due cose che mi hanno sconvolto Jo. Sei più grande di me di tre mesi quasi e non hai mai avuto un ragazzo.》 Mi guarda come se fossi pazza o altro. 《È una cosa negativa?》 Gli chiedo diventando un po' rossa per l'imbarazzo. Il suo sguardo di carbone guarda le mie labbra rosse per poi tornare sui miei occhi. 《È la prima volta che una ragazza a quest'età mi confessa di non aver avuto ancora un ragazzo.》 E aggiunge 《Scusa per il mio stupore, è che non sono abituato..》 Lo sapevo, non avrei dovuto parlargli della mia poca esperienza, ora si allontanerà di nuovo. Usciamo e chiamiamo un taxi per tornare a casa. L'aria è secca, e lui non spiccica parola. Resta fisso a guardare la strada pensieroso. Mi accompagna fino al portone e mi saluta con un bacio sulla guancia. 《Si è fatto tardi. È ora che vada. Grazie per la bella giornata.》 Ci guardiamo. Avere davanti Hero così serio e saggio è davvero strano. 《Hero ricordati di iniziare a leggere il libro. Fra due giorni inizieranno le riprese.》 Smorzo quell'aria fredda intorno a noi. 《Oh giusto, quasi dimenticavo!》 Mi fa l'occhiolino e  aggiunge 《Buonanotte piccola.》 Cerco le chiavi nella borsa ma non riesco a trovarle, dovrò svegliare Kathe. Busso alla porta ma non risponde. Starà dormendo. La chiamo al cellulare, e ancora niente. Provo a chiamare Dylan e risponde. 《Ciao Dylan, scusa l'orario ma Katherine è li con te?》 Dico con tono preoccupato. 《Sì. È collassata nel mio appartamento dopo la festa. Ha preso una sbronza e resta qui a dormire.》 Mi annuncia. 《Oh cristo santo. Ogni volta la stessa storia, quante volte le ho detto di non esagerare con il vino. Sto arrivando a  prendere le chiavi di casa.》 Riaggancio il telefono e mi incammino verso casa di Dylan. È notte fonda, ho paura di girare da sola per queste vie. È pieno di malviventi. Giuro che se mi accade qualcosa, Katherine dovrà dir fine ai suoi giorni.
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