Capitolo 18 - Josephine

4387 Parole
Ho passato tutto il giorno da sola in questo albergo, il mio pensiero era fisso su Hero, e sul perché non mi ha voluta con lui. Ho letto qualche libro nel frattempo e ascoltato delle canzoni nuove. Una in particolare mi ha colpito tanto "Be alright"...significa "Andrà tutto bene" ..ad ogni strofa cantata i miei occhi si riempivano di lacrime. "Alzo lo sguardo da terra Per vedere i tuoi occhi tristi e pieni di lacrime Distogli lo sguardo da me E vedo che c'è qualcosa che cerchi di nascondere E ti prendo la mano ma è fredda Mi spingi via di nuovo E mi chiedo cosa ti passi per la testa E poi mi dici che hai fatto uno stupido errore Inizi a tremare e la tua voce si spezza Dici che le sigarette sul bancone non erano tue amiche, erano mie compagne E sento i colori sparirmi dal viso..." Ho pensato a noi, a lui. E poi ho ricordato che lui non fosse qui... 'Distogli lo sguardo da me e vedo che c'è qualcosa che cerchi di nascondere' Sento aprire la porta e li vedo entrare sottobraccio ridendo. Sento di essere di troppo qui, non sono a mio agio, io non c'entro niente con loro. 《Ehi Jo buonasera, sola soletta?》 Mi guarda e sorride Tiffany. Lo sapevo, ha detto a lei di non preoccuparsi per me, sono così ingenua...'davvero ci speravi?' Mi rimbomba nella testa. Lo guardo dritto negli occhi con sguardo arrabbiato e ribatto secca. 《No, stavo giusto per andarmene. Torno in Australia. Ci vediamo per girare il film Hero, a presto..》 la sua espressione è sconvolta. 《Non puoi, dobbiamo rimanere qui fino a Venerdì.》 Mi blocca il braccio. 《Posso eccome, sono stanca di stare qui...con voi!》 Esclamo ad alta voce. 《Sei stanca di stare con me?》mi dice con voce smorzata e tremolante. 《Si.》 Rispondo secca. Una bugia dopo l'altra, non ce la faccio più. Sento il peso delle mie parole che esordiscono un brutto effetto.  《Beh allora vattene senza troppe lamentele.》 Si intromette Tiffany. 《Ha ragione..》 commenta Hero guardando un punto fisso. Non emetto alcun suono, non riesco a pronunciare una sola parola, mi allontano senza guardarli, senza guardarlo.. Dopo ieri sera pensavo si stesse affezionando a me e invece mi sono illusa di nuovo...ho creduto alle sue parole e non ho pensato a me. Voglio andare via da qui, da tutto questo. Voglio tornare alla mia vita, vorrei non averlo mai incontrato. La lascio andare via, sbatte la porta alle sue spalle e va via. Non faccio niente, non mi muovo, rimango in silenzio, ho bisogno di stare solo. La solitudine mi accompagna da sempre, è facile starsene da soli, difficile è occuparsi di un'altra persona, non sono mai stato bravo in questo.  《Ci sei?》 La voce di Tiffany mi riscuote dai pensieri. 《Va via anche tu, ora!》 Urlo e ho una voglia matta di aprire la porta e cacciarla. 《Ma...ma pensavo che io e te..》 comincia, gli occhi lucidi. 《Io e te cosa? Chiudi la bocca cazzo. Va via!》 Sbotto e lei si posa una mano sul petto come se le mie parole le causassero dolore fisico. 《Perché tratti male chiunque prova a starti vicino? Perché vuoi restare sempre solo?》 Domanda accusandomi. 《È colpa tua se Josephine è andata via, solo colpa tua. Non te lo perdonerò mai.》 Annuncio guardandola con disprezzo. 《Ah quindi è lei la ragazza di cui mi parlavi...》e aggiunge 《Scusa Hero sai come sono fatta, non do peso a ciò che dico, non pensavo che lei...》 《Basta non voglio sentire altro. Va via per favore.》 Assumo un tono severo. 《Ci vediamo a Londra, quando ti sarai calmato..》 dice con voce bassa e intimidita. Prende le sue cose e va via anche lei. Cerco di vedere il primo volo per domattina disponibile, ne ho abbastanza di questi giochetti, voglio tornare alla mia vita di sempre, con i miei amici, Mercy e mia madre. Ho avuto solo problemi restando qui. Non importa ciò che penserà Anna, abbiamo provato ad andare d'accordo ma è impossibile. Sono un attore e reciterò la mia parte, al diavolo tutti! La mattina presto suona la sveglia, stavolta Jo non è al mio fianco e il mio corpo lo percepisce. Rifaccio i bagagli, e scendo nella reception per comunicare l'accaduto. 《Signore, avete altri due giorni pagati qui in Hotel lei e la signorina Josephine Langford come da accordi prestabiliti, non potete lasciare l'albergo così, i produttori perderanno i loro soldi.》 Mi comunica il direttore di albergo. 《Appena tornerò a Londra pagherò il restante alla produzione, grazie dell'ospitalità, arrivederci.》 Con una stretta di mano vado via. Il nostro supervisore non lo vedo da giorni, una persona pagata inutilmente per tenerci d'occhio. Sarà sicuramente in qualche locale a luci rosse a spendere tutto lo stipendio. Appena atterrato all'aereoporto di Londra-Stansted vedo Mercy che mi corre incontro, mi salta sopra e mi abbraccia singhiozzando. 《Mercy che succede?》 Dico con tono preoccupato. 《Papà e la mamma..》 e continua a singhiozzare 《Cosa? Papà e mamma? Che succede...》 《Si sono lasciati, ora non tornerà più a trovarci..》 continua a piangere sulla mia felpa. Rimango scioccato, le accarezzo la testa e la stringo forte. Mi aspettavo sarebbe successo qualcosa del genere. Lui non è mai a casa, torna una volta ogni due settimane a trovarci ed è sempre freddo con la mamma, ultimamente anche con noi. 《Hai guidato tu fin qui? Da sola?》 Le chiedo preoccupato e cambio discorso. 《Si, non ce la facevo più a stare a casa, la mamma non fa che piangere e bere...è distrutta.》 Precisa 'L'ha distrutta' mi dico . La ragazzina che è al posto del passeggero al mio fianco sta crescendo, non è più la bambina spensierata che sorride sempre, gioca e si diverte. Adesso sta elaborando la sofferenza, quasi un lutto per lei, il sogno di una famiglia unita ridotto in frantumi. Ha 18 anni e per certi versi è ancora innocente, comincia a scoprire i primi piccoli drammi della sua vita.  Mi sento in colpa per averla lasciata sola in questa situazione, ho sempre ricoperto il ruolo di mio padre in famiglia, quando Mercy piangeva perché aveva paura del buio, c'ero io con lei, come per i suoi saggi di danza ero sempre presente, lui no. Quando portava a casa un votaccio, o quando litigava con un'amica o addirittura quando aveva fatto tardi ad una festa, c'ero sempre io ad aspettarla.  Per me non è solo una sorellina, è qualcosa di molto più forte, la mia vita è legata alla sua, farei di tutto per vederla sorridere, non come quello stronzo di mio padre. A lui non è mai importato di noi, soprattutto di me, il suo lavoro è sempre stato un passo avanti alla sua famiglia. Il giorno del mio 18° compleanno era fuori città per una conferenza "non posso rinunciare Hero mi dispiace" ancora ricordo le sue parole. 《Come è successo?》 Le chiedo mantenendo la vista sulla strada. 《Papà ha chiamato la mamma per annunciarle della sua nuova fidanzata...e del suo trasferimento in America con lei.》 Mi racconta con voce tremolante. 《Alla sua età la fidanzata? Ma stiamo scherzando?!》 Esclamo arrabbiato. In questo momento se lo avessi davanti finirebbe all'ospedale probabilmente. 《La mamma è disperata, non l'ho mai vista in questo stato. Non parla e non mangia. Indossa gli stessi vestiti da due giorni e non si accorge della mia presenza in casa..》 È sempre stata una donna forte, non ha mai mollato e ha sempre combattuto quando il mondo le crollava addosso. L'amore per mio padre l'ha distrutta giorno dopo giorno, diventando sempre più debole e fragile. Mi sbrigo a tornare a casa e accellero un po'. Scendo dalla macchina e corro da mia madre. 《Mamma...mamma cazzo, alzati!》è distesa sul pavimento della cucina svenuta, un calo di zuccheri. La alzo da terra e la faccio sdraiare sul divano. 《Ci sono io adesso mamma, riposati.》 Le stringo la mano, il suo corpo a quella stratta si rilassa e crolla in un sonno profondo. Salgo su nella mia stanza e mi butto sul letto, mi prendo la testa fra le mani, è troppo non ce la faccio da solo, ho troppe cose a cui pensare e questa non ci voleva proprio. In tutto questo caos il mio pensiero va comunque a lei. Non mi aspetto niente, però la aspetto sempre. Aspetto una sua chiamata, un messaggio ma so che non arriverà. Prendo il telefono e istintivamente le mando un messaggio. Appena puoi chiamami. Da lei sono le 8 di mattina starà per svegliarsi, da Londra a Perth corrono 12 ore di fuso orario, quando qui è notte da lei è mattina e viceversa. Aspetto una risposta mentre preparo qualcosa per cena con Mercy. 《Si riprenderà vedrai.》 La incoraggio mentre la osserva dormire. 《E noi? Noi ci riprenderemo?》 Mi domanda con occhi impauriti. 《Siamo sempre stati noi tre Mercy, ce la faremo come sempre.》 La rassicuro. 《Quando andrai via per registrare il film resteremo solo io e la mamma qui, sole...non credo di farcela senza te Hero.》 Le lacrime cominciano a rigarle il viso e il mio cuore perde un colpo. 《Ci telefoneremo ogni giorno, sono solo due mesi e poi niente e nessuno ci dividerà, te lo prometto sorellina.》 Il mio ritorno a Perth non è stato uno dei migliori, ogni cosa mi fa tornare in mente l'umiliazione ricevuta, il sorrisetto vincente di Tiffany e lui che non alza un dito per fermarmi.  D' altronde tornare a riabbracciare Katherine è stata l'unica cosa positiva del tornare a casa. I miei genitori non mi rivolgono parola da quando sono tornata. Per loro sono un'altra delusione, un'altra figlia "ribelle" che non ha seguito la strada giusta. Puntavano molto su di me, da piccola ero molto affascinata dal loro lavoro, dicevo sempre a mia madre 'Mamma da grande andrò al college e farò anche io la dottoressa'. Parole sbagliate che hanno causato aspettative troppo alte.  In questi giorni sto pensando seriamente di andare a vivere con Katherine a Los Angeles, sarei molto più vicina per girare il film e anche molto lontana dalla mia famiglia, adesso è quello che mi serve.  Trovare la casa giusta per me e mia sorella mi distrae molto e mi diverte anche. Abbiamo gusti diversi, sono per i toni caldi e ambienti illuminati, lei toni freddi e ambienti cupi. Stiamo cercando un mix perfetto per accontentare entrambe, ma è così difficile. Gli appartamenti sono molto costosi in America, abbiamo messo da parte qualche soldo per coprire almeno il primo mese di permanenza, poi cominceremo a lavorare entrambe e sarà più semplice. Lei comincerà a girare la terza stagione di "Thirteen reasons why" ed io "After". Ho cominciato anche a leggere il libro e ne sono affascinata ogni giorno di più. Mi rivedo molto in Tessa e rivedo anche Hero nelle vesti di Hardin, non so se questo è un bene o un male. Appena sveglia accendo il telefono e mi accorgo che ho un messaggio da leggere. Appena puoi chiamami. È il numero di Hero, riconosco l'immagine del profilo. Una scossa di emozioni pervade il mio corpo, sono ancora arrabbiata e mi ritrovo a saltellare per casa come una bambina. 'Ferma, ferma, sicuramente riguarda il film.' Ritorno alla realtà e perdo di colore, fisso lo schermo indecisa se chiamarlo o meno. Non merita il mio tempo, ho tante cose da fare e tante persone da salutare, più tardi lo chiamerò. Esco di casa e prendo la macchina di mia sorella per andare a trovare la mia migliore amica Jamie che ha dato una festicciola per il mio ritorno come fa sempre, da quando abbiamo 10 anni, andavo a trovare la nonna per due giorni e quando tornavo mi organizzava qualcosa.  Il liceo con lei è stato un vero spasso, tutti i giorni andavo a casa sua per studiare, e di studiare non se ne parlava mai, cominciava ad elencare tutti i ragazzi carini incontrati nell'arco della sua giornata e si soffermava a descrivere ogni minimo particolare per ore ed ore. Si lamentava sempre che io non avessi la sua stessa passione per i ragazzi, mi definiva strana e senza emozioni. Quando le racconterò che ho dormito con un ragazzo le prenderà un collasso. 《Bentornata Jo!!》 Grida e corre ad abbracciarmi. 《Mi sei mancata Jamie, tanto.》la stringo forte a me 《Vieni dentro, sono tutti qui ad aspettarti. Dovrai raccontarmi tutto, ogni minimo particolare.》 Mi comunica entusiasta. 《Più tardi, adesso voglio godermi la festa amica mia!》 Le batto il cinque come è solito fare tra noi. Ci sono più invitati di quanto immaginassi, persone che non conosco mi danno il bentornata, Jamie questa volta è impazzita veramente. 《Ma tutti questi ragazzi dove li hai presi?》 Domando sbalordita 《Non cominciare Josephine, goditi la festa sono tutti qui per te.》 Mi blocca Jamie Mentre saluto un po' di ragazze perdo di vista Jamie. Il telefono comincia a vibrare e mi allontano dalla confusione. 《Ehm pronto?》 《Dove sei Jo? Ti avevo detto di chiamarmi.》 Risponde 《Sono ad una festa. Avevo da fare.》 Rispondo secca 《Torna a casa, devo parlarti.》 È preoccupato e lo percepisco dal tono della sua voce. 《Ma chi ti credi di essere? 'Vattene, vieni qua, torna a casa' sono stufa dei tuoi giochi Hero. Non puoi darmi ordini.》 Dico con voce esausta 《Okay divertiti.》 E chiude la chiamata senza darmi tempo di replicare. È come se tenesse sotto controllo la mia vita anche da lontano, dovrebbe dormire invece di chiamarmi e ordinarmi di tornare a casa. Non mi vuole, ma continua a preoccuparsi per me. Ogni volta la stessa storia. 《Con chi stavi urlando?》 Mi domanda Jamie. 《Ma dove eri finita? Devo dirti una cosa.》la prendo per la mano e la trascino in bagno come da piccole quando dovevamo raccontarci un segreto. 《Mi piace il mio collega di lavoro...》 divento paonazza 《Cosa? Hero Fiennes-Tiffin? Proprio lui?》 Mi bombarda di domande 《Si, proprio lui...ero con lui al telefono. Mi ha cacciata via ad Atlanta per la sua ex ed ora vuole parlarmi.》 《Non dirmi che ci sei andata a letto, vero?》 Mi domanda subito Jamie. 《Sai che non l'ho mai fatto, ho aspettato tutto questo tempo, non sprecherò una cosa così importante per una persona che non mi vuole.》 Le rinfresco la memoria. 《Oh menomale, pensavo fossi diventata scema tutta insieme.》 Si passa una mano sulla fronte. 《Però..》 《Però? Cosa?》 Domanda curiosa 《Abbiamo dormito insieme...》 sospiro e distolgo lo sguardo 《Si, sei diventata scema tutta insieme.》 《Non resti in pigiama tutto il giorno anche oggi, vero?》 Mi chiede Katherine quando mi vede seduta al bancone della cucina. Sono passati sette giorni dall'ultima volta che ho sentito Hero e oltre a traslocare finalmente in America con mia sorella non sono riuscita a fare molto, nemmeno togliere il pigiama. Metto in bocca una cucchiaiata di cereali per evitare di risponderle, perché il mio programma per la giornata è esattamente quello. Vorrei chiamarlo, ma vista la fretta con cui ha riagganciato penso sia meglio di no. Da quando sono a Los Angeles non ho prestato molta attenzione a Katherine, non la vedo mai è sempre fuori in città giustamente, dovrei fare lo stesso, amo visitare città nuove, non so cosa mi stia prendendo. 《Indossi questo pigiama da tre giorni Jo, sembra di convivere con una mummia.》 Aggiunge e mi vanno di traverso i cereali. 《Sto cercando di ambientarmi, non è facile.》 Osservo. 《Se stai a casa tutto il giorno è molto difficile.》 Mi fa notare. Fra pochi giorni cominceranno le riprese e non sono proprio dell'umore giusto. Ho sentito Anna e le ho raccontato tutto quello che era successo, non proprio tutto...lei confida che riusciremo a trovare un giusto equilibrio per dare il meglio sul set. Ripone molta fiducia in noi, sopratutto in Hero. Spero di non deluderla e di dare il meglio. 《Vado a girare, ci sentiamo per cena, fatti una doccia e levati questo pigiama.》 Mi saluta con una carezza sui capelli e va via. Accendo il telefono e in pochi secondi la casella dei messaggi in arrivo si riempe e lo stesso accade per la segreteria. Ignoro quest'ultima e scorro rapidamente i mittenti degli sms. Sono tutti di Jamie, tranne uno.  Hero mi ha scritto:《Ho saputo del tuo trasloco in America, ti va di darmi una mano a cercare un appartamento per il tempo delle riprese? Fammi sapere al più presto.》Anna sicuramente avrà detto ad Hero del mio trasferimento, avrà bisogno di aiuto. Ciao Hero, questi giorni non ho niente da fare, mi tieni impegnata! Aspetto con ansia una sua risposta, sono euforica, presto lo rivedrò. Bene. Perché te ne darò molto da fare. Ti chiamo appena arrivo. Il suo doppio senso mi irrita e non rispondo. Mi sento in colpa per come l'ho trattato l'ultima volta. Non volevo allontanarlo, volevo solo avesse paura di perdermi. Chiamo mia madre per avere sue notizie ma entra la segreteria, è da quando siamo arrivate in America che non si fanno sentire, mi chiedo come sia possibile che un genitore non voglia sentire le proprie figlie. Mi accorgo che sono già le cinque del pomeriggio, Katherine arriverà a momenti. Nel frattempo ho ripulito casa e messo in ordine la mia stanza. Ho intenzione di andare a cena fuori, magari in un ristorante cinese se anche a mia sorella andrà bene. Devo sbarazzarmi di questo...caos che ho dentro. Non sapendo cos'altro fare seguo l'esempio di Katherine e mi trucco e vesto alla perfezione per nascondere quello che c'è sotto. Il risultato non è niente male. Mi arriccio i capelli e tiro fuori dall'armadio il vestito nero. Scelgo un paio di scarpe semplici e senza tacco. 《Wow...Josephine Langford è tornata tra noi!》 Esclama entrando dalla porta Katherine. 《Ristorante cinese?》 Le domando schioccando un occhiolino. 《Mi leggi nella mente Jo, forza andiamo.》 Usciamo dall'appartamento, chiamiamo un taxi e cerchiamo su Google Maps il ristorante più vicino. Siamo entrambe negate con internet, io più di lei. Ordino del sushi con ravioli al vapore. Lei i suoi soliti involtini primavera con riso alla cantonese. 《Come sono andate le riprese oggi?》 Le chiedo per smorzare quel silenzio che si era creato. 《Una bomba, Dylan ed io stiamo raggiungendo livelli di complicità incredibili.》 Esclama addentando un pezzo di involtino. 《Oh..come succederà a me ed Hero ahah》 ridacchio 《Dylan è il mio migliore amico, non credo sia la stessa cosa, ma okay ahah》 mi fa notare 《Potremmo diventarlo anche noi.》 Dico con voce smorzata e pulisco le labbra con un tovagliolo. 《Sarebbe fantastico.》 《Si...fantastico.》 ripeto. Mia madre ha passato giorni a letto dal mio ritorno, ho pensato a tutto io, la spesa, pagare le bollette, cucinare e fare anche la lavatrice. Quello stronzo di George, mio padre, non si è degnato di una chiamata, ormai sono dieci giorni che non ho sue notizie sarà troppo impegnato con la sua nuova ragazza a trovare la tappezzeria per la loro famigliola felice, quella che ha strappato a noi. Mercy era indaffarata con lo studio, è il suo ultimo anno scolastico e poi dovrà sostenere gli esami per entrare al college di Oxford, è sempre stato il suo sogno fin da bambina e sta dedicando molte energie per realizzarlo. Sono contento che almeno lei abbia una strada sicura in questa vita, io ho tante strade ma nessuna che forse mi appartiene veramente. Non ho avuto tempo di tartassare di chiamate Josephine, ma come ho saputo del suo trasferimento in America non ho resistito a scriverle. Devo trovare anche io una sistemazione a Los Angeles, chi meglio di lei potrebbe darmi una mano. 《Hai deciso, ti stai trasferendo sul serio?》 Mi chiede mia madre appoggiata allo stipite della porta osservandomi preparare la valigia, di nuovo. Finalmente è riuscita ad alzarsi da quel fottuto letto. 《Si, due mesetti, niente di che un appoggio momentaneo.》 Continuo a mettere robba nella valigia senza guardarla. 《I soldi te li ha dati quel figlio di puttana di tuo padre non è così?》 Dice mentre accende una sigaretta 《No e anche se fosse non sono problemi che ti riguardano.》 Sono arrabbiato con lei, tutti soffriamo per quello che è successo, ma andiamo comunque avanti. 《Senti che sei diventato un uomo tutto di colpo? Sei come tuo padre, vi sentite onnipotenti, benefattori della Terra, ma in realtà...》 la blocco prima di farle finire la frase 《Tu sei pazza, completamente.》 Prendo la valigia la sorpasso e percorro le scale per scendere nel soggiorno. Sento mia madre che piange e spacca qualcosa nella sua camera, un rumore di una cornice che va in frantumi, è questa la sua risposta, distruggere la nostra cornice di famiglia. Mi guardo intorno e ripercorro tutti i ricordi che mi legano a questa casa, e mi convinco sempre di più a lasciare questo posto. Arrivo stasera. Mi vieni a prendere all'ereoporto? Scrivo un messaggio a Jo, metto in moto la macchina e mi dirigo verso l'aereoporto. Sarò li con mia sorella e Dylan. 'Chi cazzo è Dylan?' Cerco di stare calmo e non pensare, non può essere nessuno di importante, l'avrei saputo da Anna. Dylan? Le chiedo scalpitando per una risposta. Sì, Dylan. Mette un punto alla fine della frase, conoscendola lo mette quando comincio ad irritarla. Capisco che è ora di mettere il telefono in modalità aerea e schiaccio play sulla playlist del mio Ipod. Mi sveglio di soprassalto quando sento l'aeroplano atterrare. All'uscita dell'aeroporto intravedo una ragazza dai lunghi capelli biondi con una mano alzata e un sorriso accecante che mi incita ad avvicinarmi.  Mi è mancata così tanto, vederla sorridere così per il mio arrivo mi fa mandare in tilt il cervello, vorrei correre ad abbracciarla, ma intravedo un ragazzo e una ragazza al suo fianco. Per evitare pessime figure mi limito ad una semplice camminata. Lei mi viene incontro a passo veloce, mi ritrovo con le sue braccia che circondano il mio collo e il suo mento che affonda nella mia spalla. La stringo forte, più forte che posso. Il suo profumo mi fa sentire a casa, nessuno mi ha mai accolto così in vita mia, solo lei. 《Mi sei mancato un po' sai?》 Mi sussurra all'orecchio e aggiunge guardando la sorella e quel ragazzo, Dylan come si chiama. 《Lei è mia sorella Katherine e lui il suo migliore amico Dylan.》 Ci presentiamo con una stretta di mano. Katherine è poco più bassa di Jo, ha i capelli scuri e ricci ed è abbastanza in forma. Sorride proprio come fa Jo e anche il taglio degli occhi è lo stesso. Spero solo sia simpatica. Dylan è piuttosto timido non ha spiaccicato una parola, ma continuava a fissare Josephine, questo non va bene. Con la scusa dell' amico, sicuramente ci proverà con la sorella più piccola. Lo fanno tutti i miei amici a Londra, è un rituale ormai. Ma Dylan deve stare alla larga da Jo. 《Andiamo a cena? Ho una fame mostruosa.》 Rivolgendomi a Jo e sperando che non porti dietro quei due. 《Si te lo stavamo per chiedere anche noi!》 Come non detto. Già si comincia con le uscite a quattro. Il mio umore cambia all'istante. 《Fantastico》 esclamo con tono finto. Arriviamo in un fastfood ed ordino il mio solito hamburger con bacon e salsa piccante. 《Salsa piccante?》 Mi domanda sorpresa Jo. 《Dovresti provarla. Non sai che ti perdi.》 《Preferisco la salsa classica.》 E comincia ad ordinare anche lei, poi Katherine e Dylan a ruota. 《Hai trovato già una sistemazione per stanotte?》 Mi chiede Dylan. Perché gli importa tanto se ho trovato o meno una sistemazione? Non ha pronunciato una parola dal mio arrivo, starò per caso rovinando i suoi piani? 《No, cercherò un motel per stanotte.》 Ribatto secco addentando l'hamburger. 《Puoi passare la notte da noi se vuoi, non è un problema.》 Dice con voce smorzata Jo 《Sì dai, sappiamo tutti che i motel puzzano》 aggiunge Katherine ridacchiando. 《Può stare da me, non credo si sentirà tanto a suo agio con due femmine per casa.》 Si offre Dylan. Splendido non potrebbe andare meglio. Mi ha incastrato per bene lo stronzo. Dopo questa notizia esco fuori per fumare e Jo decide di venire a farmi compagnia. 《Come mai fumi così tanto?》 Non mi vede da due settimane e l'unica cosa che gli viene in mente è di chiedermi la classica domanda che mi pongono tutti. Scontata. 《Mi rilassa. Quando accendo la sigaretta per una frazione piccola di tempo siamo solo io e lei. Io e la sigaretta.》 Aspiro e faccio uscire il fumo 《Una sorta di fidanzata? Ahah》 ride e stringe il giacchetto di pelle per il freddo. 《Molto meglio. Lei non rompe le scatole.》 Le schiocco un occhiolino affettuoso. 《Vedo che hai dei seri problemi con il genere femminile.》 Mi fa notare. 《Come te con il genere maschile.》 Le faccio notare. Abbassa la testa e intravedo le guance che prendono colorito, si guarda le scarpe e sbatte i piedi per il freddo. Non so niente sulle sue avventure prima di me, ma credo che non abbia avuto molti ragazzi. La prendo per il giacchetto e la avvicino a me. 《Andiamo dentro o congelerai qui fuori.》 Gli sussurro avvicinandomi al suo orecchio. La vedo avvampare e resto affascinato dalla sua bellezza.
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