8. A Prima vista

2813 Parole
***Natalia*** Porca puttana! Porca puttana! Porca puttana! Urlo dentro di me mentre timbro e corro fuori dalla clinica. Arriverò in ritardo! "Talia, aspetta!" Travis chiama mentre corro oltre di lui nel parcheggio. Travis è un uomo alto con muscoli che cercano di fare capolino dal suo camice, con la pelle abbronzata e tatuaggi sexy sulle braccia e sul petto. È il tecnico di radiologia carino per cui ogni ragazza si stava strappando i capelli. Ma come ogni uomo sexy, è un problema; un noto playboy che aveva tutte le ragazze della clinica al suo seguito e con buone ragioni. Quell'uomo sapeva come piegarti su una scrivania e farti diventare la sua puttana. "Scusa, Travis, ma sono in ritardo per prendere Dakota!" Urlo a fatica mentre mi precipito verso i parcheggi per le biciclette. "Non è Sarah solitamente a prenderlo?" ride mentre si avvicina di corsa e mi guarda mentre metto il casco. "Sì, ma è fuori città a far visita ai parenti per qualche giorno, il che significa che devo prenderlo io," sorrido impazientemente, sbloccando la bicicletta. In realtà era in missione con dei licantropi, ma non avevo intenzione di dirlo a Travis. Sarah era il nome falso della mia amica strega, Guinevere. Come me, anche lei scappava dal suo ex, un re drago ostinato nel riportarla nel suo regno. In fuga, sia lei che io abbiamo cambiato nome. Lei era Sarah Davis mentre io ero Talia Ramos. "Beh, che ne dici se ti porto al centro di assistenza per l'infanzia," dice, con quel suo sorriso malizioso. "E poi magari possiamo parlare di andare a cena insieme domani sera? Alle 7 in punto?" Devo trattenere fisicamente me stessa dal lanciarmi su di lui e colpirlo in testa con il lucchetto della bici. Travis ed io ci eravamo divertiti alcune volte in passato, ma avevo sempre chiarito che si trattava solo di business. Nessun sentimento, solo una bella scopata. Quello era l'accordo. "Travis," sospiro, chiudendo gli occhi e facendo un respiro profondo. "Abbiamo una buon rapporto. Non rovinarlo, per favore. Non sto cercando nient'altro," mi scollo con noncuranza. "Non sono interessata a una relazione." "Oh, suvvia, Talia," sorride. "Sai che sono pazzo di te... Guarda, so di avere una reputazione, ma non sto mentendo. Sei incredibile... diversa da tutte le altre ragazze in questa dannata città. Lo guardo con fare severo. Crede che io sia un'idiota? È letteralmente un enorme segnale d'allarme a due zampe! “Travis, smettila. Non sono interessata.” "Potrei prendermi cura di te e di Dakota," mormora, passando il dito sulle mie braccia, facendomi rabbrividire di irritazione. "Se me lo permetterai. Non vuoi forse che Dakota abbia un padre?” Rafforzo la presa sul manubrio della mia bici. Non avevo bisogno che nessuno si prendesse cura di me. Dakota ed io stavamo benissimo da soli. Kota non aveva bisogno di un padre. Aveva me... "Mi dispiace, Travis, ma devo andare," me la svigno, superandolo e salendo sulla bici. "Almeno ci penserai su?" Urla mentre pedalo via e io non rispondo. Oh, Talia.... Borbotto tra me e me. In che casino ti sei cacciata? Accantonando i miei pensieri su Travis, cerco di capire cosa fare con Dakota mentre lavoro al The Masque. Le uniche altre persone che conosco sono Micah e Niki....Lavora Niki stasera? Porca miseria, non riesco a ricordarlo. Arrivo al centro di assistenza per l'infanzia, il parcheggio completamente vuoto ormai. Maledico la signora Freedman, la mia ultima paziente, per aver chiacchierato così tanto la sua visita e mi affretto ad entrare nell'edificio. Attraverso la grande finestra in vetro, spio nella classe e vedo il mio piccolo ragazzo intento a lavorare su un libro da colorare, lo zainetto rosso già sulle spalle. Il cuore mi salta un battito mentre lo guardo colorare, gli occhi aggrottati per la concentrazione ed i suoi piccoli riccioli castani pendergli sulla fronte. Accorgendosi del mio sguardo, Kota mi guarda e sorride eccitato, chiude il libro e salta dalla sua sedia. Mi precipito nella classe e mi metto in ginocchio, spalancando le braccia per accoglierlo. Si schianta contro di me, quasi facendomi cadere, mentre mi copre di baci. "Mamma, cosa ci fai qui?" Ghigna eccitato. "Dov'è zia Gwen?" Rimuovo i suoi riccioli dal viso e lo guardo negli occhi grandi e bellissimi. Erano diversi dagli occhi degli altri, un occhio aveva un bellissimo colore ceruleo e l'altro era un'invidiabile miscela tra il cioccolato e l'ambra. L'eterocromia non era poi così comune e gli occhi di Kota facevano parlare tutta la città quando era nato. Era il piccolo ragazzo dagli occhi blu e marroni che tutti adoravano. Sento dei passi alle mie spalle e sorrido scusandomi con l'insegnante sconsolata. "Mi scuso tanto, signora Henry. Oggi ho avuto una paziente di cui non riuscivo proprio a liberarmi!" Rido nervosamente. La signora Henry sospira pesantemente. "Sei molto fortunata, signorina Ramos..." dice severa prima che un sorriso la tradisca. "Che il signor Ramos qui," dice, accenna con le sopracciglia a Dakota. "Sia un piacere averlo e sappia come far compagnia a una signora." Dakota sorride con orgoglio mentre lo prendo in braccio. "Grazie mille, signora Henry, per esserti presa cura di lui," sorrido. "È stato un piacere," sorride lei mentre mi giro verso la porta. "E Talia?" Chiama. La guardo di nuovo. "Sì?" "Essere una madre single non è un lavoro facile. Stai facendo un lavoro fantastico," dice. "Non dimenticarlo." Chiudo gli occhi per trattenere le lacrime. La mia più grande paura era deludere Kota. Meritava il mondo e a volte sentivo di non potergliene dare abbastanza. "Grazie," sussurro, spingendo la porta con il piede. Porto Kota giù al parcheggio per le biciclette, trattenendo le lacrime e mettendo un sorriso per il mio piccolo ragazzo. Non doveva vedere la mamma piangere. "Mamma, dov'è zia Gwen?" Kota chiede mentre lo metto nel seggiolino per bambini. "Lei, amore mio, è in viaggio," rispondo, allacciandogli il casco. "Significa che ci siamo solo io e te per un paio di giorni." Mi sorride furbo. "Possiamo mangiare le cotolette di pollo per cena?" Lo guardo mentre prendo il telefono e chiamo Niki. "Magari," sorrido. "Pronto?" La voce di Niki risuona. "Ehi, Niki, sono Talia," sospiro, pregando qualunque Dio che non lavorasse stasera. "Pensi di poter guardare Kota stasera? Sarah è fuori città e ho bisogno di una babysitter." "Non sono un bebè!" Dakota sbuffa nella sua sedia. "Giusto, ho bisogno di una tata per un piccolo uomo," rido. "Pensi di poter..." "Certo!" risponde lei. "Sono libera stanotte comunque. Sai che amo quel piccolo fino alla luna!" Oh grazie agli dei! Ci accordiamo e monto in sella alla bici, mentre Kota stende le braccia per sentire il vento che ci soffia. Dopo una pedalata veloce verso i sobborghi di Poulsbo, arrivo finalmente a casa. Preparo le cose di Kota nel suo zainetto e mi cambio dal camice a un outfit tutto nero. Mi cambierò in uniforme una volta arrivata al club. Non c'era modo di andare in bici in giro con una gonna. Kota irrompe nella stanza d'ingresso, il casco al contrario. "Mamma, guarda! L'ho fatto tutto da solo," sorride fiero. Non posso fare a meno di ridere mentre sgancio il suo casco e lo metto al posto giusto. "Eccoci qua," cinguetto, aiutandolo a risalire sul seggiolino. "Stasera andrai da Niki e Micah, ok? Quindi ho bisogno che tu ti comporti bene. Ci riesci?" Annuisce veloce e gli do un succo di mela. Pedalo fino al centro della cittadina dove abitano Niki e Micah. Sono due colleghe del nightclub. Niki era una cameriera come me e Micah un barman. Arrivo al loro appartamento e aiuto Kota a scendere dalla bici. Balza avanti e bussa alla porta mentre lego la bici. "Dakota!!" Niki strilla, aprendo le braccia per il piccolo. "Come sta il mio adorabile omino?" Sorride, coprendo le sue guance paffute di baci. Mi fa strada dentro e chiude la porta alle mie spalle. Un odore incredibile riempie la casa e guardo verso la piccola cucina per vedere una donna impegnata dietro il fornello. Non è alta più di 1 metro e 50, con lunghi capelli biondi sporchi e occhi gentili e scuri. La donna si accorge che la sto ammirando, arrossisce violentemente e mi saluta educatamente con un cenno di mano. Realizzo di essere stata scortese, la saluto con un cenno e mi presento. "Ciao, sono Talia, l'amica di Niki e Micah." La donna sorride e annuisce, ma non dice niente. "Oh scusami, tesoro," ride Niki. "Questa è la nostra amica Agnes. È sorda e muta quindi..." "È morta?!" Kota chiede curioso, guardando verso Agnes. "Non sembra un fantasma per me." Niki ed io non possiamo fare a meno di scoppiare a ridere per la sua innocenza. "No tesoro, è SORDA e muta. Significa che non può sentirti o parlare," gli spiego, scompigliandogli i capelli. Cammino verso la donna e mi segno. Lei guarda mentre intreccio i pollici e li separo, usando le dita per segnare il mio nome. Faccio scorrere i palmi l'uno sull'altro, poi unisco le due dita indice e infine le punte. I suoi occhi si illuminano mentre finisco e sento Niki esclamare eccitata. "Sai parlare la lingua dei segni? Da quando? Cosa hai detto?" Chiede. "Ho semplicemente detto 'Io sono Talia. Piacere di conoscerti'," scuoto le spalle. "Lavoro con un paio di pazienti sordi e ho imparato alcuni segni di base per farli sentire più a loro agio." "Devi insegnarmi," dice Niki. "Lei e suo figlio stanno con noi finché non possono trovare un posto proprio e sono entrambi muti. Per ora ci siamo scritti per cavarsela." "Oh, dov'è il figlio?" Chiedo, cercando un altro visitatore in giro. "L'hai appena perso," Niki digrigna. "È con Micah al club e ragazza, lascia che ti dica, È BELLO! TIPO BELLO, BELLO! Oh, Talia, dovresti vederlo con Agnes. È la cosa più adorabile che abbia mai visto. È così dolce e ho detto che è BELLO?" Gongola come una ragazzina. "Mi sono prenotata! Lo dico sul serio, Tal. Non usare il tuo charme latino su di lui!" Mi rimprovera. Giro gli occhi e scuoto la testa. "Non me lo sogno nemmeno," sospiro, prendendo le chiavi e il casco. "Grazie per guardare Kota per me. Sei una salvavita." "Quando vuoi!" Urla dietro di me mentre esco. Vado in bicicletta verso il club nel centro della città, parcheggio la bici nei supporti proprio dietro l'edificio. THE MASQUE è un club prestigioso dove si incontrano alcuni dei membri più importanti della città. Perché? Semplice: Dress Code. Chiunque entrava nell'edificio doveva indossare una maschera per nascondere la propria identità. Poteva essere qualsiasi maschera. Alcuni indossavano maschere da ballo sfarzose mentre altri si attenevano alle maschere che potevi trovare nei negozi di Halloween del posto. Nessuna maschera, nessun ingresso. Lo scopo era semplice. I clienti potevano entrare e uscire a loro piacimento senza il timore di essere giudicati dal pubblico e il personale, in particolare le ballerine, potevano lavorare senza essere etichettate come prostitute o puttane. È un vantaggio per tutti e funziona brillantemente. Personalmente amavo cercare di indovinare chi fosse nascosto sotto le maschere. Giudicando dalle mance e dai drink che venivano ordinati, sapevo che alcuni membri del consiglio comunale erano clienti abituali e potevo solo pensare che poliziotti, medici, insegnanti e altri frequentassero il posto. Prima di entrare nell'edificio, ho messo una semplice maschera di carnevale nera e ho preso la mia divisa, andando dritta allo spogliatoio e scambiando la mia maglietta nera e i jeans con una divisa da lavoro succinta. Ogni settimana avevamo temi per praticamente ogni feticcio, che spaziavano dalle tute di pelle ad una divisa da scolaretta sexy. La mia divisa da domestica consisteva in un reggiseno nero, un collare nero e bianco arricciato, un pezzo di stoffa nera che a malapena potevo considerare una gonna e un piccolo grembiule bianco. Un reggicalze, calze e tacchi completavano il look e mi ritoccavo il trucco allo specchio. Era in momenti come questi che amavo davvero la regola della maschera. Arrabbiata con il mio outfit e preparandomi mentalmente a respingere i brillozzoni tutta la notte, esco nella sala del locale, la musica quasi mi rompe i timpani. The Masque era una discoteca a due piani, con il piano superiore per i tavoli privati per clienti di alto rango e stanze per balli privati. Il piano inferiore ha invece i due bar e il palco per i ballerini principali, i palcoscenici laterali per gli altri ballerini esotici, tavoli per altri clienti e la grande pista da ballo. Passo accanto all'ufficio del proprietario del locale Ron e lo vedo parlare sia con Micah che con un uomo che non avevo mai visto prima. Mi è di spalle, quindi non riesco a vedere il suo viso, ma solo dalla sua posizione, potevo dire che era alto e di bell'aspetto, con i muscoli appena trattenuti dalla sua maglietta nera. Deve essere il figlio di Agnes... penso mentre vado verso il bar. Gli addetti alla sicurezza stavano già aiutando ad allestire il bar, portando secchi di ghiaccio e rifornendo bevande e chaser. I ballerini sono già sul palco, che si riscaldano e preparano per le loro esibizioni. Jade, una delle cameriere, strilla eccitata correndo verso di me. "Oddio! Oddio! Oddio! Hai visto quel ragazzo che ha portato Micah?" Chiede, saltellando sui suoi piedi. "No," le sorrido al suo sorriso contagioso. "Ma ho sentito dire che è un vero capolavoro." "È un DIO, Talia. UN DIO!" "Stai calma," le sorrido. "Niki lo ha prenotato." "Ma lui no," sorride, sistemando il suo reggiseno e agitando il seno. Rivolgo gli occhi al cielo e rido. "Aspetta solo di vederlo," scherza. "Ti cambierai sicuramente le mutandine. Quell'uomo è FAVOLOSO!" Le luci si abbassano e le guardie della sicurezza si affrettano ad aprire le porte. Due buttafuori iniziano a far entrare la gente e finalmente vedo Micah uscire dall'ufficio di Ron in direzione della sua postazione. Il suo amico, però, rimane in ufficio a firmare dei documenti. Jade ed io corriamo da Micah, sbattendoci i vassoi sul bancone del bar. "Okay Micah, spill," Jade chiede. "Chi è quel bel pezzo di uomo che hai portato?" Micah sorride trionfante. "Quello, mie care signore, è Zane. È il nuovo addetto alla sicurezza che sostituisce Ryker." "Zane," Jade rosicchia, mordendosi il labbro inferiore. "Oh, potrei sicuramente gemere quel nome tutta la notte." "Mi disgusti," ribatte Micah, mentre Jade sorride da orecchio a orecchio. "Presentamelo," fa la boccuccia Jade, sbattendo con le ciglia. "Per favore!" "Non posso," sospira Micah. "È muto. Non può nemmeno presentarsi." "Oddio, un uomo che non può rispondere o mentirmi!" Jade strilla di nuovo. "Dio mio, è perfetto!" Micah alza gli occhi al cielo e ci fa cenno di andare a prendere gli ordini dei clienti arrivati. Sono impegnata per le successive due ore, prendendo drink e respingendo atti di molestia dei clienti che tentano di toccarmi le chiappe scoperte sotto la mia gonna. Un cliente in particolare, a cui mi riferirò come Bond Toccaculi a causa del suo abbigliamento, richiede i miei servizi sul tavolo. "Mi dispiace, signore. Non sono una ballerina," rispondo educatamente. Non c'era niente di male nell'essere una spogliarellista, secondo me. Semplicemente non ero una di loro. "Posso ricaricarle il drink se vuole. Ha un alcolico preferito..?" Lui stringe la mia mano e mi tira verso di lui, facendo si che quasi finisca sulle sue gambe. "Salta sul tavolo, stronza. Voglio vedere cosa sa fare quel tuo grazioso culetto." Dopo aver lavorato in questa discoteca per oltre due anni, ero abituata a ricevere richieste di balli. "Sono una cameriera, signore," sorrido nonostante la rabbia. "Ma sarei più che felice di chiamarti una ballerina..." "Ho detto balla," ruggisce, spingendomi contro il tavolo. All'improvviso, sento un ruggito basso nello spazio tra i rumori della musica, che mi fa venire i brividi lungo la schiena. Bond Toccaculi mi lascia andare e guarda qualcosa dietro di me, tornando subito sobrio e deglutendo rumorosamente. Tremo dalla paura. Nella mia vita, avevo sentito solo un tipo di persona fare un suono minaccioso come quello, e adoravano la luna e assumevano la forma di un lupo. "Mi scuso, signorina," balbetta Bond Toccaculi, tirandomi dei contanti. "Ti ho scambiato per una prostituta." La persona misteriosa dietro di me mi supera e mi rendo conto che è Zane, l'amico di Micah. Afferra Bond Aswipe per il colletto, trascinandolo verso l'uscita e cacciandolo fuori letteralmente. Diverse persone fanno capolino e guardano Zane che si pulisce le mani mentre io cerco di trattenere le lacrime... Perché quando le sue mani hanno superato me per afferrare Bond Toccaculi, la nostra pelle si è brevemente toccata e ho sentito quelle scintille indimenticabili che tanto temevo. Sento gli occhi di Zane su di me e alzo lo sguardo per incontrare i suoi, l'intera discoteca svanisce nell'oblio. "Compagna," mormora silenziosamente, le sue labbra che si incurvano in un sorriso sorpreso. "No," sospiro, allontanandomi lentamente mentre il mio cuore batte forte nel petto. "Non di nuovo..."
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