VIII-1

2007 Parole

VIII Circa tre anni dopo la sua condanna, una mattina in sul finir dell’estate, Costantino si svegliò di cattivo umore. Il caldo era opprimente e nella camerata gravava un odore nauseabondo. Un condannato russava sbuffando come una pentola in ebollizione. Costantino aveva dormito con l’ultima lettera di Giovanna sotto il capo; e questa lettera era laconica e triste in sommo grado: diceva che Giovanna e sua madre si trovavano in grande povertà e che il bambino stava gravemente malato. Costantino non pensava neppure che era ben crudele scrivergli in quel modo: egli voleva la verità, fosse pur triste, e gli sembrava che dividere i dolori di Giovanna e spasimare per la disperazione di non poterla soccorrere, fosse uno dei suoi doveri. Dovere sterile, ahimè, egli lo sentiva, e ciò aumentava

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