16. Un paio di ore di relax

2314 Parole
Anzor si era appena sdraiato sulla sua brandina, nella sua celletta di tre metri per tre. La discussione con Nbisi l'aveva decisamente indispettito e rammaricato; non riusciva proprio ad accettare quella mancanza di professionalità. Aveva appena incrociato le braccia dietro la nuca e si era sdraiato sul letto cercando di staccare la mente e di rilassarsi. Chiuse gli occhi per un istante quando  si udì il segnale dell'apertura dell'interfono della sua porta. Anzor si accigliò. La prima cosa a cui pensò era che Nbisi voleva continuare con lui la precedente discussione iniziata nella sala riunioni. Per questo motivo sbuffò prima di rispondere la computer. > Domandò con tono deciso Anzor. > Anzor trasalì quando sentì la voce della donna sintetizzata dal computer. Si mise immediatamente seduto sul suo letto e cercò di sistemarsi gli abiti in fretta per rendersi presentabile. Non sapeva neanche lui perché quella visita così inattesa lo mettesse in leggero imbarazzo. Dopo tutto era un mercenario. Aveva rotto ossa del collo a mani nude, fatto saltare navi spaziali intere con esplosivo al plasma e squarciato la gola di un alieno rettiloide, nella sua lunga carriera di mercenario spaziale. L'uomo scuoteva la testa mentre cercava di capire perché si sentisse come un collegiale al primo appuntamento. > A quel comando impartito al computer centrale la porta si aprì di scatto; entrò Sania. La donna sbucò fuori dalla porta presentandosi con un grande sorriso. Aveva sistemato i lunghi capelli biondi legandoli a chignon e si era anche cambiata con abiti civili, indossando un pantalone nero lucido e una maglietta aderente che ne evidenziava le forme. Le braccia erano scoperte e mostrava la muscolatura tonica ma non eccessiva. > >  concluse Anzor indicando con il palmo una piccola sedia proprio davanti alla sua scrivania. > Disse lei sedendosi sinuosamente e sfoggiando un bel sorriso. Il viso di Sania era solcato da linee metalliche che evidenziavano i suoi impianti cibernetici sottocutanei. Questi impianti non deturpavano, però, la bellezza del suo viso poiché ben integrati e la pelle ben ricostruita. >  Rispose l'uomo con un sorriso. >  Sospirò lei accavallando le gambe con eleganza. > > Anzor si massaggiò il mento ed annuì. > > domandò lei con tono di voce profondo. Il tono vocale di Sania era forte e caldo, ma anche stranamente femminile ed elegante, nonostante la forza brutale che la ragazza trasmetteva a vista. > > Anzor rise e scosse la testa. > > Concluse lei abbassando la testa quasi si sentisse in imbarazzo di fronte all'uomo. Anzor sogghignò. Aveva già capito cosa la donna volesse in realtà e dove questa conversazione sarebbe arrivata. Finse però di stare al gioco. Dopo tutto, come aveva già detto in precedenza, i mercenari fanno di tutto per ostentare una vita normale; sempre per convincersi che tutto ciò fosse vero. > La ragazza si alzò dalla sedia e con la stessa sinuosità con cui si era presentata andò a sedersi sul letto, proprio a lato del mercenario. Si sistemò i capelli prima di iniziare. > > > > esclamò Anzor nel tentativo di fare un complimento. La ragazza sorrise. > Anzor trattenne un sospiro di sollievo Era facile offendere una donna con grossi impianti installati sotto pelle. Qualche donna si era fatta impiantare talmente tanta roba che sembrava un droide antropomorfo. > > Annuì l'uomo molte volte stupidamente, come a voler dire implicitamente che tutto ciò che era sintetico era anche migliore e più elegante. > > Anzor sorrise all'idea di Nbisi che esaminava il curriculum di Sania come se fosse un menager della CEM; non ce lo vedeva proprio. > > Sania sospirò gravemente. > Sania allungò una mano verso la coscia dell'uomo, accarezzandola con molta dolcezza. Anzor la osservò per qualche secondo, tornando a fissare in seguito Sania negli occhi. > > La mano della ragazza scivolò lentamente verso l'intimo dell'uomo. Anzor si limitò ad un ghigno sarcastico e ad annuire. > Sania sorrise alla battuta. > > Sania si ritirò la mano dall'intimità di Anzor, poi con molta eleganza e un sorriso malizioso in bocca andò a sfilarsi la maglietta aderente. I seni abbondanti della donna erano in bella vista davanti allo sguardo accondiscendente di Anzor. L'uomo allungò le mani verso il reggiseno mentre la stessa lo slacciava per permettere all'uomo di poter accedere all'oggetto del suo desiderio. Anzor le afferrò con forza e delicatezza allo stesso tempo, sollevandole ed accarezzandola. Sania si scosse improvvisamente e si lanciò verso Anzor, afferrandolo per le spalle e spingendolo supino. > dichiarò lei con fare lussurioso mentre va a togliere la divisa dell'uomo. Anzor l'aiuta nel suo intento, sfilandosi divisa e canottiera. I muscoli definiti e grossi del mercenario erano in bella vista nel suo essere nudo in mezzo busto. Sania ne accarezzò con i palmi delle mani tutto il corpo partendo dal viso fino a scendere agli addominali scolpiti attraverso i pettorali. Il mercenario aveva solo qualche impianto nel braccio e sull'addome; rimpiazzi a qualche ferita di missione. Anzor notò invece che la donna, oltre agli impianti sul viso, aveva anche qualche piastra metallica cibernetica sotto la pelle, all'altezza della vita. Per non parlare dei seni gonfi e molto grossi che erano stati senza alcun dubbio rinforzati per resistere ai colpi. Il corpo della donna eccitava moltissimo il mercenario. Lei si chinò si di lui per baciarlo e quando la donna arrivò alla sue labbra lo fece in modo animalesco ma sensuale, come quasi volesse strappargli le labbra di dosso. Mentre faceva tutto ciò, Anzor sentì la mano della sua controparte scivolare verso la sua intimità, che era già pronta da molti minuti a fare il proprio dovere. Sania iniziò a massaggiarlo per eccitarlo ancora di più. L'uomo si sfilo i pantaloni di dosso e così fece immediatamente dopo la donna. Il mercenario afferrò con forza i glutei possenti ed atletici di Sania che lo stava sovrastando con tutta la sua figura. Egli schiaffeggiò con entrambe le mani i glutei tonici della donna e il rumore dello schiocco dovuto agli schiaffi riecheggiò nella stanza. Sania gemette un paio di volte per quel piacevole, lieve dolore che percepì . La donna era pronta a soddisfare le fantasie di Anzor. Strofinò la sua intimità su quella dell'uomo che era prontissimo a riceverla. Quando la penetrò, lei gemette e strinse i pettorali di Anzor. L'uomo la prese con forza afferrandola strettamente per i glutei, mentre lei cavalcava il mercenario. Sania era molto calda e vogliosa, e non risparmiava gemiti di piacere. Anzor allungò il dito verso la sua bocca, nel tentativo di limitare i suoi gemiti, ma lei lo baciò e lo morse; troppo era il calore di cui ribolliva. Il mercenario rise sarcastico e passò le mani sul busto di Sania, andando a stringere e sollevare i suoi due grandi seni. La ragazza sollevò la testa all'indietro e velocizzò il ritmo dell'amore stringendo la sua intimità. Così fu Anzor a stringere i denti e gemere alacremente. I capezzoli della donna erano duri e Anzor cominciò na giocarci con i pollici. Improvvisamente Sania gli mollò uno schiaffo e Anzor trasalì. La ragazza gli sorrise, cosicché anche l'uomo gli rispose con un ghigno sarcastico. > Disse lei pasteggiando la bocca. Anzor non si fece pregare e portandosi dietro di Sania, inclinò il corpo della ragazza accarezzandogli la schiena non la mano. Lei si piegò dolcemente in avanti mostrando al mercenario tutto il vigore dei suoi glutei. A quella vista Anzor trasalì ancora e mollò due leggeri schiaffi alle natiche della donna, la quale rise compiaciuta in risposta. Anzor la prese con decisione, afferrando i glutei di lei. La ragazza gemeva ad ogni spinta del mercenario, il quale desiderava possederla pienamente e fino in fondo. La presa dell'uomo era salda sui glutei della donna ma la possanza dell'uomo fece in parte slegare i capelli di lei, i quali stavano iniziando a ciondolare da un lato. Anzor preso da un impeto di passione  e perversione, afferrò Sania per i capelli, con decisione ma non con troppa violenza, facendo reclinare leggermente la testa della donna all'indietro. Il gesto le piacque così tanto che i precedenti gemiti diventarono urla di godimento. Anzor si sentì eccitato e pienamente soddisfatto da tutto ciò e prese la donna con il massimo dell'energia che aveva in corpo. Ad un certo punto l'uomo arrivò al culmine e terminò. Sania lo sentì ed emise una serie di gemiti sommessi. La donna s'inchinò e si distese supina sul letto. Voleva osservare l'uomo che l'aveva presa con un impeto di passione così elevato e prorompente. Anzor si chinò su di lei e la baciò. La ragazza rise. > Anzor rise e si risollevò dal letto. Voleva sistemarsi e rivestirsi. Non sapeva neanche quanto tempo libero fosse rimasto prima della chiamata a raccolta. > La ragazza si limitò a fissare l'uomo con sguardo solenne. D'un tratto il chip sottopelle di Anzor si mise a lampeggiare di rosso.
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