17. Fare presto!

2106 Parole
> > Concluse con un sorriso. > Sogghignò Sania. > sospirò l'uomo. Immediatamente dopo impartì un ordine al computer. > Tutto d'un tratto arrivò una comunicazione al comunicatore. Era Schizzo, dal tono di voce sembrava sconvolto. > > > > Esclamò Sania sgomenta. > Esclamò Schizzo. > > La comunicazione si chiuse. > Dichiarò Anzor decisamente preoccupato. I due mercenari si rivestirono e corsero in infermeria. Al loro arrivo trovarono tutti gli uomini del gruppo, compreso Nbisi. La scena che trovarono fu sconvolgente. Tutti gli uomini erano in piedi intorno ad Howard e lo fissavano con volto sconvolto. Il medico robotico Fred era disattivato e aveva alcuni cavi tagliati, appena sotto la testa, dai quali fuoriuscivano scintille elettriche. Nbisi domandò sconvolto. > > rispose Schizzo > Esclamò Nbisi indispettito dalla stupida osservazione. Anzor e Sania si avvicinarono all'uomo disteso sul lettino dell'infermeria. Il collo di Howard era visibilmente spezzato. Nbisi lasciò trasparire un espressione di sgomento poi parlò. > Schizzo parlò. > Nbisi guardò sgomento il cadavere del collega per qualche secondo, poi il suo volto si fece serio. Era lui il capitano doveva affrontare la situazione. > disse Nbisi. Tony si precipitò al pannello più vicino e rapidamente controllò i dati, poi parlò. > > gli disse Sania, trasalendo con tono irritato. La donna continuò. > Anzor, mentre il gruppo stava discutendo, aveva già iniziato a controllare la stanza poiché il suo sesto senso era entrato in azione. Si soffermò un attimo ad osservare la piccola grata dell'impianto di ventilazione; poi parlò. >. I Mercenari interruppero la loro conversazione e si voltarono nella direzione di Anzor. Attendevano spiegazioni quasi a bocca aperta. Anzor continuò a fissare l'impianto di ventilazione per qualche secondo senza proferire parola; poi continuò. > Anzor si voltò lentamente e guardò i suoi colleghi. > concluse il mercenario. > intervenne Wynalda. > domandò Anzor. Nbisi guardò l'amico negli occhi una decina di secondi. Il precedente dubbio lasciò il posto nel sua mente ad una certezza assoluta. Parlò al gruppo e il tono calmo lasciava trasparire la sua rinnovata determinazione. > All'ordine di Nbisi il gruppo si movimento all'istante e in un minuto furono in armeria. Wynalda, Anzor,Nbisi,Tony e Sania si stavano armando fino ai denti, mentre il professor Smizak, li guardava spaventato. > disse Nbisi. > disse Anzor mentre si armava di qualche granata accecante. > domandò Sania. > rispose Anzor. > esclamò Wynalda. Nbisi aveva appena finito di prepararsi, quando armando il suo fucile laser, ordinò. > Il professore guardò Nbisi, poi gli parlò spaventato. > > I mercenari uscirono dall'armeria. Erano armati e i loro volti lasciavano trasparire un espressione di profonda collera. Attraversarono i corridoi che conducevano alla sala comando e lasciarono il professor Smizak all'interno. > gli disse Nbisi. > aggiunse Schizzo con ghigno beffardo. La porta si chiuse e Nbisi attivò i codici di sicurezza che non permettevano a nessuno di accedere alla sala all'infuori di lui. Il gruppo poté iniziare la sua caccia all'intruso. Attraversavano i corridoi in formazione serrata; la loro concentrazione era al massimo. > Tony interagì con il pannello posto sulla sua tuta da battaglia, e controllò i dati. > disse Schizzo. > ordinò Nbisi. La squadra si mosse fino alla porta della sala riunioni, attendevano all'entrata pronti a fare irruzione all'ordine di Nbisi. > urlò il capitano. La porta si aprì e i quattro si fiondarono all'interno. Erano in formazione e avanzavano lentamente all'interno della sala tenendo il dito sul grilletto dei loro laser. Mentre Anzor procedeva nell'ispezione dell'area, notò ,che la griglia di uno dei condotti di ventilazione era staccata, e lasciava parzialmente intravedere l'interno. Il mercenario, senza dire una parola, fece un segno con la mano ai colleghi, che subito notarono la stranezza e si diressero anche loro in quella direzione. Anzor si trovava a un paio di metri dall'imboccatura del condotto. Deboli rumori provenienti dall'interno gli confermavano che qualcosa si stava muovendo. D'un tratto un oggetto rosso, di forma sferica, schizzò fuori dal condotto, e passò come una meteora a pochi centimetri dal volto di Anzor. La tensione era tale che Sania sparò qualche colpo, che si infranse fragorosamente contro le pareti della sala. Anzor alzò una mano e ordinò. > I mercenari in quel momento vedevano bene lo strano oggetto. Era una delle loro sonde robotiche, come quelle utilizzate per l'esplorazione della nave Octopode. Anzor abbassò il suo fucile, sospirò, e poi disse. > > domandò Schizzo visibilmente turbato. > concluse Anzor mentre si era voltato a guardare l'amico Nbisi. Una comunicazione arrivò al trasmettitore. Proveniva dal professor Smizak ed era molto disturbata. > Anzor ora teneva fisso lo sguardo sulla sonda sferica che andava volteggiando da tutte la parti per la sala riunioni; poi ebbe una delle sue solite intuizioni. L'uomo si voltò di scatto verso Nbisi, e disse. > > domando l'amico con volto turbato. Anzor rispose. > L'espressione di Nbisi si fece grave e un brivido attraversò il mercenario per tutto il corpo. > ordinò il capitano di missione. La squadra si precipitò di corsa, fuori dalla sala riunioni, correndo attraverso i corridoi che portavano alla sala comando. Nbisi chiamò il professore al comunicatore. > Dal comunicatore non arrivò nessuna risposta. La squadra arrivò di fronte al portellone della sala comando. > Asserì Sania mentre stava puntando il suo fucile laser contro la porta. Nbisi avvicinò l'occhio a un rilevatore della retina a fianco del portello d'accesso e questo si aprì. La squadra rimase paralizzata alla visione di quello che trovò all'interno. Il professore Smizak era steso sul pavimento privo di vita. La testa gli era stata mozzata di netto ed era volata sotto un sedile qualche metro più distante. Il sangue era dappertutto, ed era schizzato sui pannelli e sul portellone. C'era sangue sul pavimento che prendeva il volo grazie alla scarsa  gravità ed andava ad imbrattare il soffitto e tutto il resto della sala comando. Anzor udì un sibilo provenire dal soffitto sopra la sua testa e alzò lo sguardo. > disse Anzor mentre indicava ai compagni la piccola botola di sicurezza dalla quale si poteva accedere direttamente all'esterno dell'astronave. > aggiunse Wynalda. > aggiunse Sania. > intervenne schizzo indicando lo spazio esterno all'astronave. I mercenari guardarono la parete trasparente, dalla quale si aveva ampia visione dello spazio e della nave Octopode, imponente davanti a loro. Un piccolo oggetto stava attraversando il loro campo visivo. Era scuro e non bene identificabile, ma si potevano vedere molto bene gli ugelli di propulsione che lo spingevano nello spazio. L'oggetto si diresse verso la nave Octopode e scomparve. > aggiunse Anzor. > concluse Sania portandosi la mano al viso visibilmente sconvolta. > intervenne Nbisi per la prima volta. Il mercenario guardava fisso il pavimento, si sentiva il responsabile per ciò che era accaduto. Poi riprese a impartire ordini. > Tony si avvicinò al pannello di comando, attraversando con attenzione tutti i resti fisici e liquidi del professor Smizak. Commentò l'operazione con un semplice. > L'uomo arrivato al pannello esegui i comandi di Nbisi. L'Elixyr 4 si allontanò lentamente dalla nave Octopode che appariva in quel momento, piccola all'orizzonte. Schizzo parlò. > > aggiunse Nbisi. > disse Nbisi. I superstiti dell'equipaggio si radunarono in sala riunioni. Discussero animatamente sull'accaduto e su quali fossero le soluzioni da adottare.
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