La squadra si avvicinò volteggiando lentamente e con circospezione al luogo indicato dal mercenario.
Sul fondo c'era una grande struttura vagamente assomigliante a tre moduli ovali uniti insieme tra loro.
La struttura era ella lunghezza di una ventina di metri, ed era lucidissima e di colore bronzo.
Howard l'analizzò con i sensori.
>
Nbisi tramite il comunicatore si rivolse all'incrociatore Elixyr.
>.
Nbisi vide che dalla nave non arrivava nessuna risposta così guardò l'equipaggio preoccupato dalla mancanza di una risposta. Poi parlò.
>
> dichiarò Tony.
Nbisi scosse la testa in segno di approvazione e disse.
>
Il gruppo imboccò un apertura molto danneggiata e la percorse fino a che non si immise in un altro condotto di grandi dimensioni.
I mercenari proseguirono per la loro via, inquietati da quello che avevano visto nella grande sala comune.
Oltre a questo motivo, erano nervosi per non avere trovato cadaveri di Gavian.
Nbisi da buon comandante di missione guardava i volti della sua squadra cercando di scorgere segni di nervosismo
In un momento come quello era molto importante riuscire a mantenere il controllo della situazione.
Per questo motivo parlò con tono sicuro e autoritario.
>
Il tunnel che stavano seguendo erano deformati in molti punti e in alcuni addirittura squarciati con grandi lamine metalliche che invadevano il condotto.
La squadra dovette attraversare, senza non poche manovre e difficoltà, piccole fessure e squarci per raggiungere la sala di prua.
Il grande portellone che dava alla sala era esploso e completamente squarciato.
Appena i mercenari accedettero alla sala si fermarono ammutoliti poiché la visione che si poneva davanti ai loro sguardi, era ancora più inquietante di quella della grande sala ovale precedente.
Molti Gavian galleggiavano all'interno di questa ultima sala che sembrava trovarsi nelle peggiori condizioni fin ora riscontrate dal gruppo, riguardo i danni alla struttura.
Gli alieni dalla verde pelle squamosa volteggiavano senza meta, all'interno della sala, coperti solo da una leggera tuta nera.
La sala era totalmente distrutta. La struttura si era piegata e deformata verso l'interno come se una grande e possente mano l'avesse stritolata dall'esterno.
Al centro della sala rimanevano dei resti di quello che sembrava una altra struttura del solito ovale, più piccola, della lunghezza di una ventina di metri.
Lo strano oggetto era completamente collassato su se stesso, e quello che ne rimaneva era un gruppo informe di lamiere.
Una serie di condutture, sembravano convergere verso quel punto centrale, dove era situato solo un piccolo portellone, del diametro di cinque o sei metri, che era completamente aperto.
Schizzo stava giocando con la bocca di un iguana, aprendola e chiudendola con la punta del suo fucile. La squamosa pelle dell'alieno s'era tutta ingrigita e raggrinzita.
Sania, invece, stava ispezionando la struttura e commentò.
>
Anche Anzor stava ispezionando la struttura e aggiunse.
>
Anzor si era spostato ed esaminava il cadavere del Gavian, con il quale stava giocherellando schizzo.
La creatura aveva la bocca spalancata e mostrava la sua lunga lingua verdognola, con le bianche palpebre interne che erano chiuse e nascondevano gli occhi.
Il mercenario continuò la sua analisi.
>
Nbisi lo guardo con volto perplesso; poi domandò.
>> Anzor si girò verso l'amico e continuò.
>
Schizzo si voltò con un sorriso idiota in bocca e commentò.
>
Nbisi tirò un sospiro di sollievo.
Avevano finalmente trovato tutto l'equipaggio della nave e la loro missione stava volgendo al termine.
Impartì alcuni comandi alla squadra.
>
> intervenne schizzo facendo sobbalzare tutta la squadra.
Le immagini mostravano un'altra lunga sala con file interminabili di vasche di contenimento, le sonde robotiche avevano individuato all'interno Octopodi ancora vivi.
> commentò Sania.
Nbisi e Anzor guardavano le immagini trasmesse dalle sonde; erano visibilmente perplessi.
> proferì Anzor all'amico.
Nbisi impartì un ordine ad alta voce.
>
I mercenari uscirono dalla sala e tornarono sui propri passi.
Avevano percorso qualche decina di metri, quando da un piccola frattura nello scafo uscì un Gavian.
L'alieno se ne stava fermo, una ventina di metri di fronte a loro senza muovere un dito; scrutava gli intrusi con i suoi grandi ed inquietanti occhi gialli.
Era munito della stessa tuta dei Gavian morti nell'altra sala, e dalla stessa tuta uscivano una serie di piccoli tubi che entravano nelle narici del disgustoso alieno.
La creatura teneva tra le sue mani uno strano oggetto metallico, che sollevò lentamente fino all'altezza della faccia, come per prendere di mira Anzor e la squadra.
Vedendo i minacciosi movimenti dell'iguana Nbisi si risvegliò dallo stato di sorpresa in cui era piombato, e urlò ad alta voce.
>
I mercenari si scaraventarono contro le pareti del condotto spinti da un potente getto d'aria dei loro zaini propulsori.
Un attimo dopo dall'arma del Gavian fuoriuscirono una serie di rapidi raggi arancioni, così veloci che si potevano appena percepire scaturire dall'arma.
Uno di questi raggi colpì Tim Howard ad un braccio che si smaterializzò in pochi secondi; diventò polvere come per il trucco di un bravo prestigiatore.
Anzor, Nbisi e il resto della squadra guardarono la scena inorriditi mentre Howard urlava a squarciagola per il dolore.
>
Nbisi preso da un incontenibile furore urlò.
>
Anzor, Tony e Sania premettero il grilletto dei loro laser a tiro rapido e il Gavian, investito da una serie di rapidi colpi, venne ridotto in pezzi in un secondo.
I mercenari continuarono a fare fuoco finché, dell'essere, non rimasero che qualche brandello informe e irriconoscibile di carne e tuta.
Howard continuava ad urlare, appoggiato alla parete del condotto, mentre Nbisi lo soccorreva come poteva.
Il capitano cercava di rassicurare l'uomo, visibilmente sconvolto dall'accaduto.
>
Nbisi prese un cilindro metallico dalla sua tuta con dentro un gel verde. Lo aprì e spruzzò il contenuto su ciò che rimaneva della spala del collega.
Le nanomacchine contenute all'interno del gel cominciarono a curare la ferita e a fermare l'emorragia.
Poi prese un altro contenitore con cui spruzzò un gel marrone sul buco della tuta.
Il gel marrone si solidificò in pochi secondi, chiudendo così lo squarcio.
Intanto Anzor e gli altri stavano lentamente avvicinandosi alla frattura dello scafo da cui l'iguana aveva fatto partire la sua imboscata, per esaminarla.
Sania commentò scuotendo la testa.
>
In quel momento un altro Gavian stava percorrendo il condotto dalla direzione alle spalle dei mercenari.
Nbisi lo vide comparire dietro le sue spalle ad una trentina di metri di distanza.
Anche esso teneva qualcosa tra le mani e dandosi la spinta con i piedi stava volteggiando velocemente nella loro direzione, rimbalzando come una palla da una parete all'altra delle pareti.
Anzor notò l'alieno, che puntava dritto verso Nbisi e Tim, e con un rapido movimento staccò il suo supporto jet dalla tuta e lo posizionò davanti al corpo, come se fosse un surfista con la sua tavola.
Il mercenario attivò i propulsori del supporto e una potente spinta lo scaraventò in avanti nella direzione del Gavian.
In un istante fu addosso al disgustoso essere che non ebbe il tempo di reagire.
Il supporto urtò con violenza contro l'alieno, facendogli cadere l'arma e trascinandolo per diversi metri prima di schiacciarlo rovinosamente contro la parete del condotto.
L'iguana si ritrovò di fronte ad Anzor, privo di sensi a causa del terribile urto.
Il mercenario non attese un secondo di più.
Tirò fuori dalla tuta il suo pugnale, e con un rapido e potente fendente recise di netto la gola del Gavian
L'uomo impresse talmente tanta forza nel colpo che quasi troncò la testa dell'alieno.
Il sangue verde di quello strano essere zampillava copiosamente in tutte le direzioni, imbrattando completamente la tuta di Anzor e disperdendosi nell'ambiente.
Il mercenario ansimava affannosamente a causa di quell'uccisione così inusuale.
Si voltò in cerca dello sguardo l'amico, che lo stava guardava stupefatto poco più indietro.
Dopodiché Anzor trovò anche la forza di dichiarare sarcastico.
>
Nbisi era ancora a bocca aperta; poi accennò un sorriso e domandò.
>
Il collega rispose.
>
La squadra si avvicinò ad Howard per sincerarsi dello stato del collega.
> domandò Sania a Tim.
> rispose Howard.
> domandò Anzor.
Howard lo interruppe prima che potesse dire altro.
>
Nbisi annuì con la testa.
Il gruppo riprese il proprio percorso fino a raggiungere la grande sala, dove i robot avevano individuato le vasche di contenimento con gli Octopodi ancora vivi.
Le vasche erano ben distanziate tra di loro; collocate su quattro file che correvano per tutta la lunghezza della sala della grandezza di oltre 200 metri.
Schizzo si avvicinò ad una delle vasche e l'analizzò con i sensori.
>
> aggiunse Anzor.
Nbisi guardò la vasca che conteneva l'alieno. La parte frontale era trasparente, ed era ben visibile l'Octopode immerso in uno strano liquido giallo.
Nbisi osservava l'alieno con i suoi grandi occhi neri che respirava lentamente, aprendo e chiudendo le grandi branchie dietro la testa.
Pensò a tutta la sua vita, alle innumerevoli missioni, e ai compagni morti.
Guardò l'alieno per l'ultima volta; ci vide la fine della sua carriera e la tanto attesa pensione.
Impartì un altro ordine ai suoi uomini. Il tono della voce era fermo e l'espressione sul volto visibilmente soddisfatta.
>
Tony e Sania, dopo l'ordine si misero subito all'opera.
Localizzarono le vasche con parametri vitali positivi, e una ad una le forarono con uno speciale trapano introducendo delle nanomacchine, che in pochi secondi annientarono la struttura organica dell'alieno riducendolo all'osso.
Anzor si rivolse a Nbisi.
>
> interruppe Nbisi prima che potesse finire la frase.
>
Anzor annuì con la testa.
Le operazioni continuarono per diversi minuti. Le capsule erano duecento ma gli alieni vivi al loro interno solo ventotto.
> disse Sania mentre con una mano ancora azionava il trapano facendolo rullare a vuoto.
Nbisi guardò i dati di missione soddisfatto, poi si rivolse alla squadra.
>
I mercenari tornarono lentamente alla navetta il loro lavoro era concluso, per il momento.