> dichiarò Sania storcendo la bocca.
> disse Tony.
Howard continuò la sua esposizione dei dati.
>
Anzor trasalì e esclamò.
>
> aggiunse Sania.
I dati delle sonde avevano aggravato il già pesante clima di nervosismo che incombeva sulla loro pericolosa missione.
La presenza d'illuminazione e l'alta temperatura degli ambienti interni poteva significare, infatti, che la nave non avesse subito così tanti danni come ci si aspettava.
Nbisi decise di calmare i colleghi poiché sapeva che mantenere il controllo era necessario in un operazione così delicata.
>
Schizzo li interruppe.
>
>
ordinò Nbisi con tono perplesso.
L'esperto di sistemi Howard continuò a commentare le immagini che comparivano sul loro pannello.
>
I membri della squadra stavano osservando un ampio corridoio circolare che si estendeva in lunghezza per centinaia di metri.
Delle strisce sulle pareti della larghezza di una ventina di centimetri emettevano una debole luce gialla.
Le lunghe bande colorate continuavano il loro percorso attraverso tutto lo scuro ed interminabile corridoio.
> continuava Howard.
> domandò Nbisi al collega.
> rispose Ciarallo.
> asserì Anzor mentre guardava Nbisi che teneva lo sguardo fisso davanti a lui, nella direzione del portello che divideva le due sezioni della navetta d'attracco.
Poi il capitano parlò. Era più che deciso ad agire e subito.
>
Anzor e gli altri membri della squadra lo guardarono stupiti, poi Sania scosse la testa e dichiarò appena prima di premere il pulsante che chiudeva la cupola della propria tuta.
>
Tutti i mercenari chiusero le cupole delle loro tute d'assalto pesanti, poi Nbisi impartì un ultimo ordine.
>
Dall'incrociatore CEM il pilota Wynalda rispose.
>
Il portellone si aprì e uno ad uno, con Nbisi in testa, entrarono nello squarcio sullo scafo della nave Octopode.
Superarono una prima sezione vuota della lunghezza di 4 o 5 metri per raggiungere lo scafo interno dell'astronave, qui accedettero al corridoio interno tramite una frattura grande almeno il triplo di quella esterna.
> commentò Sania.
I mercenari si trovarono all'interno di un ampio corridoio, che era di forma circolare e curvava seguendo la conformazione della nave.
Essi volteggiavano all'interno di questo spettrale ambiente in totale assenza di gravità e grazie ai loro supporti jet riuscivano comunque a impostare una direzione.
Lungo il condotto correvano le fasce fluorescenti individuate dai robot, dalle quali veniva emessa una debole luce gialla.
Il condotto era leggermente ricurvo e si estendeva a perdita d'occhio; l'ambiente era umido e tetro.
La squadra era tesa e nervosa. I membri dell'equipaggio si aspettavano di trovare cose strane all'interno della nave, ma gli ambienti che stavano esplorando erano davvero surreali.
Il professor Smizak intervenne per la prima volta con una comunicazione dalla Elixyr.
>
> rispose Nbisi.
>
> commentò Sania decisamente nervosa.
Nbisi capi che era il momento imporsi come capitano della missione, per non perdere il controllo dei suoi uomini.
>
Tony consultò un piccolo pannello sulla sua tuta dal quale visualizzava tutti i dai delle sonde robotiche e rispose.
>
> aggiunse Tim Howard.
> dichiarò Sania.
Anzor stava visualizzando anche lui i dati relativi alla struttura interna della nave e notò che il lungo corridoio nel quale si trovavano curvava verso il fondo della stessa per andare ad inoltrarsi all'interno della struttura; a quel punto intervenne.
>
Nbisi diede anche lui un occhiata al pannello sulla sua tuta e dichiarò.
>
I mercenari avanzavano lungo i corridoi della astronave Octopode cercando di tenere una formazione a cuneo.
Gli ampi spazi e la conformazione dei condotti non davano problemi alle manovre a gravità zero, e i mercenari avanzavano veloci all'interno della struttura.
Ad un certo punto il condotto si immise in una enorme sala che era di forma ovale, della lunghezza di oltre 400 metri e dell'altezza di almeno 250.
Le pareti erano ben levigate come quelle dei corridoi e la luce all'interno della grande sala era maggiore di quella dei condotti.
Le strisce gialle dalle quali gli Octopodi traevano l'illuminazione,convogliavano, infatti, in strutture più grandi, della dimensione di circa 20 metri e di forma ovale situate sulle parete superiore e inferiore della sala.
Nella parte inferiore della sala era collocata una enorme colonna, di una cinquantina di metri di altezza per una decina di diametro, al cui interno scorrevano stani flussi di energia.
Dal fondo della colonna partiva un grande condotto che spariva nella parte anteriore della sala.
Ai piedi della colonna spiccava un enorme pannello rettangolare che girava tutt'intorno alla struttura stessa, cingendola come fossero delle mura difensive.
> domandò Nbisi.
> rispose Wynalda al comunicatore.
Il professore intervenne di nuovo.
>
> rispose Nbisi
>
> rispose Schizzo indicando un grande condotto situato centralmente alla sala ovale.
> intervenne Anzor
> Concluse lo stesso.
I mercenari uscirono dalla sala e imboccarono il corridoio che percorsero per un centinaio di metri. Diversi condotti più piccoli si diramavano da quel grande corridoio centrale in tutte le direzioni, e gli uomini della squadra li controllavano attentamente per evitare sorprese.
I mercenari erano tutti estremamente concentrati e quel non vedere traccia degli abitanti dall'astronave riempiva i membri di angoscia.
Nessuno diceva una parola tanto era tesa la situazione, così Schizzo decise di sdrammatizzare con una delle sue solite battute.
>
Proprio in quel momento una massa informe spuntò da un condotto soprastante e si gettò sul mercenario.
La forma dell'essere era distorta, ma sembrava composta da molte membra e tentacoli.
Tony urlava tra i tentacoli, mentre il resto della squadra si mosse in suo aiuto.
>
L'uomo riuscì a divincolarsi dalla presa e premette il grilletto del suo fucile.
Rapidissimi fasci laser fecero a pezzi la massa informe, dalla quale schizzavano via irriconoscibili parti corporee che svolazzarono in tutte le direzioni grazie all'assenza di gravità.
Nbisi urlò.
>
Schizzo tolse il dito dal grilletto. L'alieno era ormai completamente a pezzi.
I suoi tentacoli galleggiavano da tutte le parti, e i suoi fluidi corporei avevano imbrattato quasi completamente la tuta di Tony.
> commentò Anzor mentre appoggiava la sua mano sulla spalla del collega che ansimava ancora sconvolto.
> aggiunse Sania, mentre testava la consistenza dell'enorme testa dell'alieno con la punta del suo fucile.
> dichiarò Nbisi.
> disse Howard.
I mercenari si avvicinarono a quella che sembrava un ostruzione del condotto, che in realtà si trattava di una sorta di grande portellone con otto pendici metalliche.
Il portellone sembrava non essersi chiuso perfettamente, forse in seguito alle esplosioni.
Le otto pendici erano, quindi, leggermente sfalsate e non si erano chiuse ermeticamente così la squadra poté attraversare quella angusta fessura.
Gli uomini si ritrovarono di nuovo in una grande sala, di forma perfettamente sferica, anche questa struttura era di enormi dimensioni, il diametro superava i 200 metri a vista.
Vi erano diversi moduli di contenimento all'interno come quelli in uso sulle astronavi terrestri come la Elixyr ma con forme molto più curiose.
Alcuni della stessa forma e dimensione di quelli utilizzati dagli Octopodi per il primo contatto su Marte, altri più grandi.
Inoltre i mercenari riconobbero le astronavi con le quali la specie aliena era sbarcata su Marte.
La sala era in molti punti danneggiata e diversi moduli erano andati distrutti.
Anzor rabbrividì quando vide che alcuni Octopodi erano rimasti uccisi, schiacciati nella distruzione di alcune vasche di contenimento.
Altri alieni galleggiavano nella stanza, liberi di contorcendosi molte volte tra i loro tentacoli.
Sania, invece, alla vista dei cadaveri commentò.
>
Nella sala, c'era un enorme portellone, di una quarantina di metri di diametro, anche esso costituito da otto pendici come il portellone più piccolo dal quale erano entrati.
> dichiarò Anzor.
> intervenne Schizzo, indicando con il dito un altro grande condotto dall'altra parte della sala.
La squadra entrò in un altro corridoio, ancora più grande del precedente, e lo percorsero per duecento metri.
Alla fine del condotto trovarono il solito portellone, ma questa volta era chiuso ermeticamente ed impediva l'accesso all'interno.
Anzor lo toccò con una mano per saggiarne la fattura e constatò che era perfettamente liscio e le varie pendici si erano chiuse a combaciare così perfettamente, che i contorni delle si percepivano appena.
> commentò Schizzo.
> disse Nbisi determinato a proseguire l'ispezione della nave.
Sania scrutò l'ostacolo, come per studiare la struttura per individuare possibili punti deboli. Con un ghigno soddisfatto in volto, rispose.
>.
La donna posizionò con cura alcune cariche esplosive sul portellone e le attivò a distanza.
Una forte deflagrazione aprì uno squarcio nella struttura. La potente esplosione fece tremare il condotto nel quale si trovavano che si danneggiò in alcuni punti.
Nbisi scrutò il condotto mentre cedeva in alcuni punti e disse rivolgendosi a Sania.
>
Sanità rispose con un sorriso imbarazzato in bocca.
>
Lo squarcio che si era creato era abbastanza grande da permettere il passaggio degli uomini della squadra.
Da quella apertura riuscirono a raggiungere una gigantesca sala ovale che era lunga più di seicento metri e larga più di quattrocento.
> commentò Anzor.
> aggiunse Sania.
Nella strana sala ovale le pareti erano costellate di loculi, del diametro di un paio di metri.
All'interno di alcuni di essi la squadra notò che vi si trovavano cadaveri alieni.
> dichiarò Tim Howard.
> aggiunse Schizzo.
Gli uomini ancora sbalorditi si addentrarono all'interno della sala mentre diversi cadaveri gli volteggiavano intorno.
La visione di tutti quei cadaveri alieni in un certo modo tranquillizzava i mercenari, che si sarebbero così risparmiati un difficile conflitto a fuoco, ma d'altra parte li riempiva di sgomento.
Anche se essi avevano partecipato a innumerevoli commissioni, con conseguenti innumerevoli omicidi, quella era per loro una visione totalmente inusuale.
> commentò Schizzo mentre guardava alcuni dati sul pannello della tuta.
Gli uomini scorsero sulle pareti della grande sala ovale, diversi portelli come quelli che avevano già incontrato in precedenza, che davano probabilmente accesso ad altrettanti condotti.
Alcuni erano chiusi ermeticamente mentre altri erano andati completamente distrutti.
Anche la sala ovale era stata danneggiata in alcuni punti e le lamiere erano sparse un po' dappertutto e penzolanti.
Di molti Octopodi non rimanevano altro che brandelli di carne a testimonianza della potente esplosione che doveva aver coinvolto la nave
Anzor aveva osservato attentamente la struttura della nave e i danni alle strutture.
C'erano ancora molti punti che gli rimanevano oscuri e molti dubbi si insinuavano nella sua mente ma riteneva di essere ormai in possesso di un numero tale di elementi da poter azzardare alcune ipotesi, così ritenne di doverne fare partecipe tutta la squadra.
>
Anzor concluse la sua analisi mentre la squadra lo guardò con ammirazione.
Nbisi commentò soddisfatto le parole del collega e amico.
>
Schizzo batté le mani enfatizzando un applauso solenne.
> Nbisi.
Anzor aveva però notato anche un altro elemento, che non aveva esposto alla squadra per non innervosire nessuno dei presenti così rincuorati alla vista dei cadaveri Octopodi.
Decise però di rivelare il suo dubbio ai colleghi; dopo tutto era suo dovere.
>
Nbisi scosse la testa in segno di disappunto.
Si sentì uno stupido per non aver notato subito la cosa, ma forse le bizzarrie scoperte all'interno della nave aliena lo avevano distratto un po' troppo.
Con tono furente il capitano dichiarò.
>
Tony si era allontanato dal gruppo di una decina di metri e guardava fisso ed intensamente il fondo della sala.
> dichiaro l'uomo indicando una strana struttura in fino alla stanza