domenica 23 marzo 2070 contatto con la nave aliena:
La nave Octopode si stagliava davanti a loro a pochi chilometri di distanza, e ruotava su se stessa e sul proprio asse in maniera irregolare, e senza una direzione apparente.
Dall'immensa astronave che volteggiava alla deriva nello spazio, usciva, da una piccola falla nella parte posteriore, il liquido contenuto all'interno, il quale congelava dopo pochi secondi a contatto del freddo vuoto spaziale.
Anzor, insieme a tutto l'equipaggio la osservavano dalla sala comando.
> commentò Schizzo.
L'astronave aliena superava in grandezza di molte volte l'incrociatore d'assalto CEM, sul quale il gruppo stava viaggiando.
Il suo scafo era scuro e liscio, privo di qualunque struttura esterna; portellone o appiglio che non si armonizzasse con la sua forma vagamente conica.
Il grande ombrello anteriore e le otto lunghe protuberanze dove erano alloggiate le gondole antimateria facevano assomigliare l'astronave ad un enorme medusa.
L'unico punto dal quale sembrava poter accedere all'interno era l'immenso portellone, anche esso composto da otto lunghe protuberanze, collocato nella parte posteriore, proprio in mezzo alle gondole.
La squadra dei mercenari non avrebbero però utilizzato questo grande passaggio per accedere all'interno essendo all'apparenza monolitico e invalicabile.
Avrebbero acceduto agli interni sfruttando lo squarcio creatosi per motivi misteriosi nella parte posteriore della nave.
Lo stesso dal quale, di li a poco, avrebbero pompato fuori tutta l'acqua all'interno.
Nbisi stava controllando i dati sull'astronave Octopode da un pannello sotto di lui; il momento dell'assalto era imminente e voleva che tutto fosse preparato alla perfezione.
Domandò all'esperto di informatica.
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> rispose Howard.
Nbisi guardò la nave qualche secondo in piena contemplazione, mentre Anzor si era girato ad osservarlo e lo fissava serio e senza proferire parola.
Ad un certo punto gli occhi di Nbisi si accesero di una strana luce. Era arrivato il momento di agire, ovvero il momento che egli attendeva da tutta una carriera.
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All'ordine di Nbisi; Tony, Sania e Anzor schizzarono di corsa fuori dalla sala comandi diretti in armeria.
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Nbisi continuava serio ad impartire comandi. Il tono e la sicurezza, con la quale parlava, era la prova della sua grande esperienza alla guida delle innumerevoli operazioni della sua carriera di mercenario.
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Il vano hangar, collocato nella parte inferiore, della astronave CEM si aprì e lentamente uscì, dall'interno, una sonda robotica, della lunghezza di circa 7 metri.
Il bizzarro robot, aveva una forma pressappoco cilindrica e si potevano notare che era composta da tre diverse sezioni.
Due sezioni cilindriche esterne munite di arpioni che permettevano l'ancoraggio alle navi e nelle quali vi erano anche un grande ugello per permettere di pompare ed espellere i liquidi.
Ed una più grande sezione centrale, anche essa cilindrica, che poteva roteare velocemente permettendo di sviluppare un enorme pressione che permette di pompare ed espellere i liquidi a grande velocità.
La sonda viaggiava lentamente verso la nave Octopode, comandata a distanza dal tecnico in informatica e sistemi Tim Howard.
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Disse Nbisi per rassicurare il collega, anche se lo stesso Tim sembrava assolutamente sicuro di ciò che faceva.
La sonda si avvicinò lentamente alla falla, fino a toccare la scafo dell'astronave, al quale si agganciò saldamente grazie agli arpioni con cui le quattro grandi braccia robotiche della sonda erano muniti.
> dichiarò Howard.
> ordinò Nbisi.
L'uomo attivò dei comandi sul suo pannello e la sonda cominciò a far roteare la sua sezione centrale a grande velocità.
Dopo qualche secondo dal grande ugello posto nella parte posteriore, uscì un getto di acqua a una pressione elevatissima.
Il getto era alto alcune decine di metri e sembrava che l'astronave fosse diventata come un enorme balena, dal cui sfiatatoio schizzava un immensa quantità d'acqua, nello spazio.
> dichiaro Tim Howard.
Nbisi guardava con soddisfazione l'immagine di quel enorme geyser sul astronave aliena, poi domandò.
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> rispose Howard, visualizzando i dati dal suo pannello.
Nbisi scosse la testa in segno di approvazione.
Era molto soddisfatto di come le cose si erano svolte senza intoppi, in questa prima parte della missione, ma sapeva che la parte più rischiosa stava per cominciare, così impartì un ultimo comando.
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Nbisi e Howard lasciarono le loro postazioni e raggiunsero velocemente l'armeria, dove gli altri partecipanti all'operazione si erano già vestiti con le tute pesanti.
Sul retro delle tute erano agganciati dei supporti jet che grazie ad una serie di ugelli propulsivi riuscivano a muovere l'astronauta in tutte le direzioni, permettendo, in questo modo, di muoversi in condizioni di assenza di gravità.
Anche i due ultimi arrivati indossarono le loro tute pesanti.
La manovra non fu difficoltosa poiché semplicemente ci si calarono dentro dal grande buco dov'era alloggiata la cupola della testa.
Chiudendo la cupola ed agganciandosi con le mani e le gambe ad alcuni supporti interni alla grande e pesante tuta spaziale, erano già pronti; un gioco da ragazzi.
Si avviarono a piedi e con passo pesante, verso un grande portello che si aprì e permise ai mercenari di accedere al vano hangar, dove erano presenti due navette da trasporto.
Questi veicoli avevano una forma simile alla sonda di pompaggio che era all'opera sulla nave aliena.
Aveva anche esso enormi braccia uncinate per agganciare le astronavi nella parte anteriore e una sezione anteriore movibile che permetteva di aggancio ermetico con le strutture.
C'erano inoltre due grandi portelli sia nella parte anteriore che nella posteriore, per permettere l'entrata e l'uscita delle truppe d'assalto.
Queste piccole navette erano l'ideale per assaltare grandi navi da trasporto nemiche con piccoli gruppi di soldati.
Aveva infatti la capacità di ancorarsi a qualunque tipo di scafo esistente, inoltre la dotazione elettronica e i sensori erano estremamente avanzati.
In precedenza una delle due navette era stata preparata per l'assalto, e aveva caricato a bordo i robot d'esplorazione e tutta la strumentazione necessaria al particolare tipo di missione
Schizzo attendeva già all'interno interagendo con un pannello di controllo.
I mercenari uno alla volta presero posto all'interno del veicolo.
Anzor attendeva Nbisi di fianco al portello d'entrata, nelle mani aveva il fucile laser del collega.
Quando l'amico gli arrivò di fianco tese l'arma e gli disse.
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Nbisi gli appoggiò il pesante guantone della tuta sulla spalla di Anzor e rispose.
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Il mercenario rispose con un cenno d'approvazione della testa.
L'interno della navetta era piccolo e angusto, e poteva portare al massimo un equipaggio di 12 uomini compreso l'addetto alle manovre del mezzo.
La nave era divisa al suo interno in due sezioni separate; questo acconsentiva di disporre di due parti distinte, il che era un accorgimento indispensabile per permettere di pressurizzare o depressurizzare gli ambienti e per evitare pericolose contaminazioni da germi patogeni.
Dopo che tutti i presenti presero posto all'interno della navetta e si assicurarono alle loro postazioni tramite appositi agganci sulla parete.
Questo accorgimento era essenziale a tenere i soldati stabili agli eventuali scossoni che potevano ricevere durante le operazioni sui campi di battaglia.
Tony interagì con il suo pannello di guida e il portello di entrata si chiuse ermeticamente.
> disse Tony.
Nbisi premette un pulsante sulla sua tuta e la cupola superiore si chiuse.
Effettuò alcune prove per verificare l'efficienza delle comunicazioni.
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Wynalda rispose istantaneamente dalla sala comando dell'Elixyr.
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Dopo questo comando di Nbisi il portellone dell'hangar si aprì.
Il gruppo vide sullo schermo i grandi pannelli metallici aprirsi in pochi secondi come delle tendine di una vecchia finestra.
La loro navetta d'assalto si sollevò lentamente tramite la propulsione di piccoli ugelli disposti un po' ovunque sul veicolo e lentamente, con volo stabile, uscì dal portellone esterno del hangar e si allontanò dall'Elixyr.
Il pilota Bruce Wynalda li osservava dalla sala comando, allontanarsi in volo in direzione della nave Octopode.
> dichiarò lo stesso Bruce al comunicatore.
> rispose Nbisi.
La navetta d'aggancio arrivò dopo un breve volo nei pressi della fessura dove la sonda di pompaggio stava finendo il suo lavoro.
> commentò Schizzo con tono eccitato com'era suo solito.
Proprio i quel momento la sonda smise di espellere liquido. Nbisi attese qualche secondo ed impartì un altro ordine al comunicatore.
>
La sezione centrale della sonda finì di roteare, così le quattro grandi braccia ritirarono gli uncini di ancoraggio e di colpo la stessa sonda si staccò.
Lentamente la sonda di pompaggio si allontanò dallo scafo dell'astronave aliena muovendosi all'indietro, lasciando così il posto alla navetta d'assalto al cui interno la squadra dei mercenari di Nbisi attendeva impaziente di iniziare la missione.
Schizzo manovrava la navetta tramite il pannello posto nella sua postazione di comando.
La manovra era estremamente delicata. Un avvicinamento troppo veloce avrebbe, infatti, potuto provocare lo schianto della navetta di aggancio sullo scafo della nave aliena.
Il loro veicolo toccò lo scafo della nave delicatamente dopo di che un forte tonfo si udì all'interno; la struttura tremò appena.
> commentò Sania con un certo tono di eccitazione, mentre caricava il suo fucile laser.
L'aggancio avvenne senza intoppi.
Le braccia robotiche fissarono saldamente la navetta e la sezione movibile anteriore assicurò una presa sicura.
> disse Tony.
> ordinò Nbisi.
Nella sezione anteriore erano infatti stati collocati una serie di robot per l'esplorazione della nave aliena.
Quattro robot sferici, delle dimensioni di un pallone da calcio,muniti di telecamere e sensori, per la mappatura della nave e uno più grande con un braccio meccanico per l'analisi ambientale.
L'iniziale esplorazione da parte dei robot era essenziale per assicurarsi che all'interno della nave Octopode non ci fossero rischi per l'incolumità dei mercenari come ad esempio radiazioni o germi patogeni.
La positiva analisi dei robot avrebbe dato il nulla osta alla successiva fase di esplorazione umana.
Tony aprì il portellone anteriore ed attivò i robot.
Lo squarcio era abbastanza grande da poterci passare una persona in tutta la lunghezza del corpo.
I robot erano muniti di guida automatica e immediatamente si infilarono nella fessura volteggiando a gravità zero.
> dichiarò Schizzo.
> ordinò Nbisi. Anzor teneva lo sguardo fisso sul pavimento per mantenere al massimo la sua concentrazione.
La tensione era palpabile. Nessuno avrebbe potuto sapere cosa avrebbero trovato all'interno della nave.
Tony Ciarallo osservava i primi dati dei robot sul suo pannello quando d'un tratto e di soprassalto dichiarò.
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> ordinò Nbisi.
Il resto della squadra sedeva nelle proprie postazioni poco più indietro del pannello di comando.
Schizzo attivò uno schermo sul retro che rendeva visibile anche al resto della squadra i primi dati sulla nave Octopode.
Il tecnico dei sistemi Tim Howard commentò quei bizzarri rilevamenti.
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La squadra stava osservando quell'enorme corridoio della nave. Il condotto aveva lo stesso diametro della sala comando dell'Elixyr.