09. Decisioni critiche

2136 Parole
Il vostro compito è quello di impadronirvi dell'astronave aliena, rimorchiarla e trasportala fino all'avamposto CEM più vicino.>> Anzor sgranò gli occhi e esclamò. > Il direttore lo interruppe prima che potesse finire la frase. > Il direttore guardo fisso Anzor negli occhi mentre concludeva la sua frase. Era ovvio che ciò significava che avrebbero dovuto eliminare qualunque sopravvissuto dell'astronave. Dopo quest'ultima dichiarazione segui un ulteriore silenzio così Warburg si rivolse a Chambers, e gli fece un cenno con la testa per fargli capire che gli passava la parola. Il tecnico Joseph Chambers cominciò a parlare del lato tecnico della missione, avvalendosi della simulazione olografica con la quale interagiva. > La faccia di Anzor si era fatta cupa e seria mente ascoltava le modalità tecniche della commissione. Nbisi lo stava osservando perplesso così domandò al direttore. > Warburg rispose. > Il direttore Warburg si rivolse al tecnico. > Chambers parlò ai presenti. > Il direttore aggiunse. > > concluse l'uomo guardando i presenti, che non risposero. > Dopo queste ultime parole la proiezione olografica finì e la stanza torno alla luminosità precedente. Anzor si alzò in piedi quasi subito ed usci dalla porta. Il direttore della CEM insieme ad altri restarono al tavolo, mente Shana serviva qualcosa da bere. Nbisi segui l'amico che si dirigeva al livello superiore tramite una rampa di scale molto illuminata. Egli si affiancò ad Anzor che camminava silenzioso assorto nei suoi pensieri. Tutte le pareti del livello erano trasparenti così da permettere di osservare il panorama un tutte le direzioni. Oltre a questo c'erano numerose decorazioni, diverse fontane, con giardini e ologrammi. Anzor si soffermò a guardare il panorama pensieroso, mentre Nbisi rimaneva al suo fianco senza dire una parola, forse in attesa che fosse l'amico ad aprire il discorso. > parlò finalmente Anzor. Nbisi lo guardò sorpreso e rispose. > > Anzor distolse la vista dal panorama che gli si stagliava davanti e guardò dritto negli occhi l'amico prima di dichiarare con forza. > gli domando Nbisi precedendolo. La faccia di Anzor assunse un espressione che lasciava trasparire tutto il suo disappunto e rispose. > > urlò Nbisi in faccia all'amico con volto molto cupo, interrompendo il suo discorso. > Nbisi appoggio la sua mano artificiale sulla spalla dell'amico e abbassò il suo tono di voce che si era fatta grave e profondo, come se su di lui gravasse un terribile peso. > Anzor alzò lo sguardo da terra e rispose con una delle suo solite frasi raggelanti. > Nbisi tolse la mano dalla spalla di Anzor e rimase in piedi a fissarlo senza dire niente. L'amico ritorno con lo sguardo al pavimento e disse quasi sussurrando al vento. > In quel momento i due ex compagni di missione di Nbisi, Sania Ivankovic e Tony Ciarallo, che avevano approfittato del momento di pausa per salire sulla passeggiata a sgranchirsi un po' le gambe si avvicinarono ai due. Tony parlò. > Tony guardò le facce dei due mercenari. Vide che erano cupe e serie e chiese. > Nbisi si girò e con voce seria chiese ai due colleghi. > Tony e Sania si guardarono tra loro con un espressione sorpresa e stupida allo stesso tempo in volto, e risposero. > disse Tony. Sania annuiva con la testa in cenno di approvazione mentre l'amico esponeva le sue ragioni; poi disse la sua. >. Le motivazioni dei due mercenari sembravano ad Anzor abbastanza sciocche, ma il loro entusiasmo lo rincuorò, e gli fece momentaneamente dimenticare i molti dubbi sulla missione. Parlò ai compagni. > Nbisi guardò l'amico con sorpresa e scosse la testa in senso di approvazione; poi si dimenticò di non aver presentato i suoi colleghi ad Anzor. > I due mercenari salutarono Anzor tutti eccitati. > > disse Sania mentre stringeva la mano del collega. > interruppe Nbisi > I quattro mercenari tornarono alla sala riunioni e acconsentirono tutti alla firma del contratto. Il direttore Warburg commentò molto soddisfatto. > Shana portò un apparecchio, la cui forma ricordava vagamente quella di un microscopio, che aveva una piastra per la lettura delle impronte digitale,insieme ad un oculare che serviva al riconoscimento della retina. Anzor appoggiò tutto il palmo della mano sul lettore, e avvicinò l'occhio all'oculare e pronunciò le parole necessarie alla registrazione vocale per la firma del contratto. > Tutti gli altri mercenari fecero la stessa cosa e firmarono così il contratto. Dopo qualche convenevole Warburg li congedò. > I mercenari risero alla battuta e poi si congedarono. I quattro mercenari ripresero la lunga serie di turbo ascensori che li aveva portati alla sala riunione CEM e si ritrovarono alla stazione trasporti. Anzor era visibilmente perplesso. Del resto aveva accettato questa commissione a malincuore e proprio non se la sentiva di andare a spasso per Moon City, preso com'era da tutti i suoi dubbi. Declinò gli inviti dei colleghi alla serata. > Nbisi lo guardò stupito e rispose. > Anzor trovò una scusa per non offendere i compagni e si congedò. > Tornò rapidamente al suo alloggio all'hotel Moon Light. In realtà il mercenario era cosi pieno di pensieri che si dedicò appena ai dati di missione. Se ne stette davanti al suo memorizzatore olografico per ore , guardando le immagini scaricate da internet riguardanti il primo contatto con gli Octopodi. Anzor osservava quegli strani esseri con i tentacoli, immersi nelle loro vasche di contenimento e rifletteva sulla natura degli alieni. > Anzor rabbrividiva all'eventualità di essere il primo essere umano ad uccidere una seppia così guardava impietrito l'ologramma dell'Octopode che aveva ingrandito di molte volte. Quegli enormi occhi neri erano totalmente privi di espressione. La stanchezza cominciò a farsi sentire. Anzor si sdraio sul letto, e dando un ultimo sguardo all'alieno impartì un ultimo comando al computer. >
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