07. La riunione

1919 Parole
Domenica 14 Aprile 2069 Il proiettore olografico si azionò automaticamente e proprio al centro della stanza si materializzò una giovane ragazza che con una angelica voce artificiale interruppe il sonno di Anzor. L'ologramma era vestito completamente di bianco con pantaloni e una camicia molto informale. I capelli biondi erano sistemati con una acconciatura a caschetto; la pelle riprodotta era bianchissima. Ovviamente nulla di tutto ciò che il mercenario vedeva era reale. > Anzor si scosse con una certa difficoltà e lentamente si sedette. Mentre l'uomo si strofinava il volto con entrambe le mani per cercare di destarsi il più velocemente possibile dal torpore mattutino, ripensava agli eventi della sera precedente. Merda! che casino ieri al Lunar Califfo! Secondo me quel legionario, a cui Nbisi ha disintegrato il braccio, dovrà farselo ricostruire nuovo. Oggi è il giorno della riunione con la CEM e finalmente saprò cosa vale 15 milioni di piastre. >> Anzor si alzò e si diresse in bagno. Fece una pressione con la mano sul modulo doccia, così da aprire il cilindro trasparente e entrarvi dentro. Il pertugio di accesso era molto stretto e dovette farsi di lato per accedere. Appena entrò nel modulo lo sportello si chiuse automaticamente chiudendo l'uomo ermeticamente all'interno. Anzor impartì un comando vocale. > Da due potenti erogatori posti sul soffitto e sul fondo del modulo scaturì un potente getto di acqua nebulizzata che saturò velocemente l'ambiente. Anzor continuò la sua riflessione. Nbisi sembra aver già accettato la missione ancor prima di sapere con che cosa abbiamo a che fare. Penso che sia proprio stancato della vita del mercenario, di rischiare il culo senza mai ottenere il minimo ringraziamento in cambio. E chi poterebbe dargli torto? Questo lavoro ti corrode l'anima giorno dopo giorno. Spero solo che la sua capacità decisionale non venga compromessa da questa sua voglia di pensionamento. >> L'erogazione dell'acqua finì dopo sette minuti esatti. Al segnale acustico gli erogatori della doccia emisero un potente getto d'aria che in qualche secondo lo asciugò completamente. Anzor fece una pressione sullo sportello, che si aprì. Il mercenario si vestì velocemente e si equipaggiò. Prese poche cose, tra cui il suo memorizzatore olografico e raggiunse Nbisi nel salone della reception. Trovò l'amico in uno dei tavoli, mentre sorseggiava un caffè e controllava alcuni dati sul suo memorizzatore. Una serie di piccoli ologrammi venivano proiettati proprio davanti ai suoi occhi. > > chiese Nbisi facendosi serio. Anche se Nbisi Yakubu, poteva sembrare un disastro nella vita privata, sul lavoro era conosciuto e stimato per la sua serietà e professionalità. Diversamente dall'amico e collega Anzor Belanov, teneva il lavoro ben fuori dalla sua vita, lasciandosi coinvolgere il meno possibile. Era uno stile di vita che Anzor non aveva mai imparato completamente; a suo discapito. > rispose Anzor. > > commentò Nbisi mentre si alzava dal tavolino. >. Anzor bevve d'un sorso il suo caffè, dopodiché i due si avviarono in direzione della famosa piramide della CEM. L'edificio era enorme e spiccava sulla Città lunare. Conteneva di tutto al suo interno; alloggi, Hotel, casinò, bordelli, locali di ogni tipo. Questo luogo di perdizione era considerato il centro delle attività della colonia e il suo cuore pulsante. Agli ultimi livelli era situata la sede direzionale e amministrativa della CEM su Moon City, ed è proprio là che i due mercenari si stavano recando per partecipare alla riunione. Anzor e Nbisi presero un turbo trasporto a levitazione magnetica che li portò in 5 minuti a destinazione. Moon city come del resto tutte le altre colonie lunari erano dotate di una serie di trasporti rapidissimi, costruiti nel sottosuolo. Si trattava di una fitta rete di metropolitane, costituite da piccoli moduli a levitazione magnetica che trasportavano i passeggeri in tutta la colonia. Per mettere poi in comunicazione le varie colonie lunari, delle varie corporazioni tra di loro si utilizzavano dei treni proiettile a levitazione magnetica. Questi viaggiavano in speciali tubi costruiti nel sottosuolo lunare e potevano raggiungere la velocità di 2500 chilometri orari. In questo modo si poteva raggiungere qualsiasi colonia lunare in un massimo di 3 ore. Dopo essere usciti dalla stazione trasporti, presero una serie di turbo ascensori che li portò agli ultimi piani della piramide, nella sezione direzionale della CEM. I due mercenari contemplavano l'incredibile panorama, che si poteva godere da quella posizione, a quasi un chilometro dalla superficie lunare, da una delle molte pareti trasparenti della struttura. Era completamente visibile sotto di loro la skyline di Moon City con le immense cupole e le mille luci delle passeggiate lunari. Si poteva inoltre vedere dove finiva la città l'immenso cratere Plinius e verso l'orizzonte la scura e levigata superficie di basalto del Mare della Serenità. I due mercenari avevano appena annunciato il loro arrivo ad un addetto in giacca e cravatta degli uffici della CEM, e la loro guida non si fece attendere. Questa era un androide segretaria a cui i suoi costruttori avevano dato una bellezza davvero mozzafiato. L'androide arrivò proprio mentre i due mercenari si stavano godendo il panorama. La droide irruppe facendo sobbalzare i due. > Nbisi e Anzor la guardarono dalla testa ai piedi, poi Nbisi con sguardo lussurioso commento. > Lei sorrise mostrando i sui denti perfetti, come se fosse lusingata del complimento. > Concluse lei voltandosi. Anzor scosse la testa in segno di disappunto e si rivolse critico all'amico. > >rispose Nbisi con faccia ebete. Nbisi ed Anzor la seguirono all'interno di un turbo ascensore che li portò vicini alla sommità della piramide. Quando la porta si aprì, entrarono in un ampia sala ovale dalle cui pareti diversi proiettori olografici creavano statue e animali in movimento all'interno della sala; il tutto riproduceva un atmosfera molto suggestiva e rilassante. Al centro della sala era situato un ampio tavolo ovale nero lucido munito di una serie di proiettori. La segretaria si rivolse ai due mercenari. > Nbisi la guardò e disse, cercando di esasperare in volto una faccia avvilita. > Lei rispose con sorriso, poi con assoluta dolcezza criticò il mercenario. > Nbisi alzò le mani sopra la testa come cenno di resa. Lei sempre con un leggero sorriso uscì dalla stanza con camminata sinuosa. I due si erano appena seduti, mentre Anzor guardava l'amico che fissava ancora, con volto ebete, la porta da cui la bella droide era appena uscita. Il mercenario commentò. > > rispose Nbisi > > > Una voce interruppe il ragionamento ad alta voce di Anzor. Era un uomo alto, vestito con giacca nera e cravatta rosso fuoco; abbigliamento che gli conferiva un aspetto molto elegante e professionale. I due mercenari si alzarono dalle sedie per salutarlo. > Disse l'uomo mentre si accingeva a stingere la mano ai due. > aggiunse il direttore volendo fare una battuta per rompere il ghiaccio. I due fecero una risata di circostanza. > Anzor sorrise di circostanza, imbarazzato a causa dei tanti complimenti. > Il direttore continuò dopo aver annuito. > In quel momento una spia luminosa rossa cominciò a lampeggiare all'interno del braccio del direttore; dopo averlo notato si rivolse ai mercenari. > A quel punto premette con il dito sulla spia luminosa che lampeggiava e dal braccio stesso usci una voce. > > Il direttore si rivolse nuovamente a Nbisi e Anzor. > Dalla porta entrarono un gruppo di 5 uomini seguiti dalla splendida Shana. Insieme al gruppo vi era anche una donna. Anzor non poteva credere ai suoi occhi. Quella che stava osservando sfilare con andatura decisa come se fosse un uomo, ma allo stesso tempo elegante e femminile, non poteva che essere una mercenaria. > domandò Anzor incredulo, avvicinandosi all'orecchio dell'amico. > > Rispose Nbisi cercando di liquidare in fretta la questione. Anzor continuò a seguire la donna con lo sguardo. Aveva dei lunghi capelli biondi, molto lucido e brillantinati. Il viso aveva lineamenti duri e s'intravedevano una serie di linee metalliche che segnavano il viso; la ragazza aveva sicuramente degli impianti bionici sotto pelle. Mentre avanzava Anzor riuscì a capire meglio l'età di quella misteriosa mercenaria, che doveva aggirarsi attorno ai 30. Gli abiti erano semplici. Pantalone nero in fibra di carbonio e top attillato che metteva in mostra il fisico atletico e le forme generose. Aveva inoltre due grandi bretelle nere che legavano il busto con una x, e che dovevano servire a legare al corpo armamenti e ed equipaggiamento. La donna notò sguardo attento di Anzor e rispose con un occhiata fredda e distaccata, ma della durata di diversi secondi.
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