Strane formeNelle settimane successive provai più volte a chiamare Sara, ma non rispose. Così decisi di andare sotto casa dei suoi genitori. Non fu una bella idea. Mentre percorrevo la stradina di ghiaia che moriva davanti al cancello dell’abitazione, incrociai suo padre in macchina. Rallentai, la strada era stretta e due macchine ci passavano a malapena, così accostai a destra. Cercai di non incrociare il suo sguardo. Rallentò e avvicinò la sua auto alla mia, i due specchietti si sfiorarono come i nostri respiri. I finestrini aperti mi toglievano sicurezza, mi sentivo indifeso, scoperto, colpevole. Girai meccanicamente il collo verso sinistra, con un sorriso leggero gli mostrai i denti come un cavallo da corsa. Ero ai suoi piedi, aspettavo la frustata. Non passarono neanche due second

