Guardai Seneca di sfuggita, come quel mercante che avendo provato la moneta mordendola con i denti scopra che non è d’argento, ma che si tratti bensì di stagno o di rame dipinto. Il filosofo ricambiò con un timido assenso come a dire: “Ci siamo, adesso è in mano nostra! Basta ancora un poco e posso tornare a manovrare l’Imperatore!” Oh, quanto si sbagliava, povero Seneca, e quante sventure egli pur nella sua grande influenza non poté evitare a tutti noi e a se stesso. “Non importa,” aggiunse Nerone e riprese però la lettura senza dare seguito a ulteriori commenti. Costui venne a cercare la madre di Gesù per consegnarle un plico. Il testo era l’ordine esplicito da parte dei membri del Sinedrio di recarsi a Gerusalemme in occasione della Pasqua. Venendo al Tempio essi avrebbero potuto esa

