Vi fu un certo mormorio di assenso e sembrava che i presenti stessero in effetti passando da posizioni polemiche a più miti consigli. “E che risposta daresti tu allora, o Seneca?” incalzò mio padre. “Appunto, quello che volevo dire: veniamo dunque alla risposta che gli Stoici, filosofia cui io mi onoro di appartenere, danno sulla questione che stiamo dibattendo.” Il filosofo diede qualche colpo di tosse, ripulì la voce istrionicamente raschiando la gola per aumentare il senso di attesa che egli, abile maestro, voleva dare, e poi se ne uscì con una frase addirittura improvvida: “Che pena gli Stoici! Che alterigia! Che delusione!” Tutti lo guardarono con ostentato stupore, in quanto egli stava parlando in questi termini di se stesso. “Tu dici questo?” risuonò cupa la voce della buccina

